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Il diario per i naviganti è diventato un vero blog. Lo trovate all'indirizzo diarioperinaviganti.blogspot.com
17 novembre 2005
Musica di Liberazione Americana
Vista la scandalosa latitanza di un nuovo diario dei naviganti (sarà una crisi di ispirazione molto grave?) vi presento qui una piccola introduzione / recensione / delirio che ho scritto per il brano Not In Our Name di Charlie Haden and Liberation Music Orchestra, nel sito delle Canzoni contro la guerra. Liberissimi di non leggerlo... d'altra parte era difficile produrre qualcosa all'altezza dell'intervista a me stesso.... ehmm... scherzo.
Questo sito di canzoni contro la guerra deve fare i conti con due tipi di difficoltà intrinseche nel nostro lavoro di archivisti, catalogatori e commentatori di lavori di altri.
La prima difficoltà e contraddizione dovrebbe essere posta come avvertimento in cima ad ogni pagina deduicata ad ogni canzone e sottolineata cento volte e, se non lo facciamo, è solo perché è banalmente evidente. Nel sito raccogliamo i testi delle canzoni, offriamo quindi una presentazione inevitabilmente parziale di ciò di cui ci sforziamo di parlare. Detto brutalmente, la canzone sul sito si può leggere ma non si può ascoltare! Certo, cerchiamo in ogni modo di fornire i link alle registrazioni disponibili sul web (e dobbiamo ringraziare Alessandro ancora una volta per il suo lavoro di ricerca di mp3) ma spesso questo è impossibile e si scontra con le più o meno giuste leggi sul copyright.
Ricordo che al liceo ho fatto un tema su Bob Dylan. Era una delle tante volte che era venuto fuori la proposta, o forse solo la voce infondata, della possibilità di assegnare al più grande songwriter americano il Premio Nobel per la Letteratura. Mi pare che allora, con entusiasmo giovanile, avessi appoggiato con passione questa proposta, con discorsi fin troppo facili sull'assurdità di una divisione tra una poesia e una cultura di serie A ed una considerata di serie B solo perché legata al consumo di massa e perché si serviva di voce, armonica e chitarra invece che di una penna e un foglio. Cercavo anche di vedere in un eventuale nobel per Dylan (del quale all'epoca conoscevo giusto quella quindicina di canzoni più famose, pur essendo probabilmente nella mia classe il più preparato sull'argomento...) anche un dovuto riconoscimento a tutti i vari cantautori e cantanti di musica più o meno leggera con qualcosa da dire e che sarebbero stati contenti di vedere premiato il loro illustre collega. Mi ero spinto addirittura in improbabili paralleli con la poesia classica, che, a quanto ci dicono, era cantata e non solo recitata ed era insomma a tutti gli effetti "canzone".
Circa dieci anni dopo, non riscriverei mai un tema così. Scriverei semmai che, se proprio al signor Dylan vogliono dare un riconoscimento, che si inventino il premio nobel per la canzone, se no sarebbe un po' come dare il premio nobel per la medicina ad un fisico. Perché una canzone è qualcosa di completamente diverso da una poesia. Ha quell'elemento in più, che spesso nel caso dei cantautori, viene trascurato o liquidato facilmente come un supporto accessorio: la melodia, il ritmo che impone la metrica. La musica di una canzone dà respiro, espressività, costruisce un nuovo significato, dà nuovo spazio alle parole. "Un vecchio e un bambino si preser per mano / e andarono insieme incontro alla sera", letta così, un po' cantilenante, può sembrare una filastrocchina da bambini, come dice anche il suo autore in un'intervista, è la melodia che dà quel respiro in più che la fa elevare da poesia mediocre a bella canzone. Altra differenza non da poco, la musica rende possibile e piacevole la ripetizione dell'ascolto di una canzone molte volte di più di quanto si possa leggere e rileggere una poesia e abbiamo il vantaggio di poterla ascoltare direttamente dalla voce del suo autore. Leggerne il testo ci dà un'idea molto parziale della canzone, è come leggere una sceneggiatura di un film di quelli con molti effetti speciali...
La seconda delle difficoltà insite nella natura di questo sito è la barriera linguistica. Abbiamo sempre cercato, durante la raccolta delle canzoni, di dare spazio a voci da tutte le parti del mondo, per sottolineare il carattere internazionale dell'opposizione alla guerra, un rifiuto che per fortuna si ritrova tra persone di tutte le nazioni e di tutte le culture. Il lavoro delle traduzioni, spesso fatte in "esclusiva" per il sito grazie soprattutto alla competenza e alla passione di Riccardo, ha permesso di abbattere la barriera e di far conoscere così a molti le parole di canzoni che altrimenti non avrebbero mai capito. Stiamo provando, insomma, ad affrontare la seconda difficoltà, ma, credetemi, è un lavoro enorme!
Nel caso dei pezzi strumentali, come questo che sto qui presentando prendendola scandalosamente alla larga, se la prima difficoltà rimane ancora valida, la seconda sparisce come per incanto. Il linguaggio della musica è universale, supera le barriere linguistiche e culturali, e arriva dritto al cuore di chi sa ascoltare. Certo, anche questo non è del tutto vero, anche la musica risponde a dei canoni che derivano dalla cultura ed è difficile apprezzare la musica di paesi con culture che non ci sono familiari. Un'azzeccatissima battuta di Daniele Sepe sulla cosiddetta "musica araba" ne è un esempio, a noi ci sembra tutta uguale anche quando non lo è: "musica araba" non vuol dire niente, è come se uno a Tunisi sente un pezzo di Zucchero e dice "mi ricorda un po' Mozart"...
Diciamo allora che i confini entro i quali possiamo comunicare con la musica sono molto più ampi e facilmente varcabili di quelli delimitati dalla lingua, e, a pensarci, ha dell'incredibile che il nostro orecchio e il nostro cervello siano fatti in modo da tradurre in emozioni delle onde sonore e che la nostra sensibilità funzioni "in scala logaritmica". La musica è il modo migliore di apprezzare intuitivamente, attraverso l'arte, una proporzione matematica. Non l'ho detto io, e non so se chi l'ha detto l'ha detto proprio così, comunque è un fatto affascinante.
Tutta questa lunga introduzione servirebbe in realtà a presentare questo pezzo di Charlie Haden con la Liberation Music Orchestra. Contrabbassista jazz divenuto famoso per la collaborazione con Ornette Coleman, Haden ha costituito nel 1968 quest'ensemble che rappresenta un'esperienza più o meno unica nella musica jazz, un genere che raramente, sia pure con notevoli eccezioni, è stato coniugato esplicitamente a istanze politiche e di impegno civile. Attraverso questo collettivo di free jazz nel quale è sempre stato fondamentale l'apporto degli arrangiamenti della pianista Carla Bley, Haden si è avventurato su terreni ben poco battuti della musica jazz. Il primo album della Liberation Music Orchestra era interamente dedicato alla guerra di Spagna e conteneva superbi arrangiamenti di brani classici del repertorio dei repubblicani, come El Quinto Regimiento, accanto a riproposizioni di pezzi fondamentali nella storia americana come We Shall Overcome.
L'album del 2005, intitolato Not In Our Name, si rifà direttamente a quelle istanze, come è simboleggiato dallo striscione originale del '68 di nuovo immortalato in coertina. Il titolo riprende il motto del nuovo movimento pacifista americano, per ricordarci ancora una volta che esiste un'altra America, che non appoggia la guerra permanente e preventiva del presidente, che riconosce nei problemi di oggi le stesse questioni che nel 1968 riguardavano il Vietnam.
Haden lo spiega chiaramente nelle note del disco:
"We were hoping sanity and justice would prevail. They lost out to greed, cruelty and injustice. The machine won the election again by hook and by crook; the way it won in 2000
We want the world to know, howewer, that the devastation that this administration is wreaking is not in our name. It's not in the name of many people in this country.
This co brings Carla and me together full circle-thirty six years after we made the First Liberation Music Orchestra Recording in 1968 when the Vietnam War was raging. The issues remain, and our opposition to the inhumane treatment of this universe remain.
[...]
So now, although we lost the election, we have not lost the commitment to reclaim our country in the name of humanity and decency.
Don't give up -- the struggle continues!
Charlie Haden and Ruth Cameron"
L'album si snoda in otto brani freschi e orecchiabili anche al primo ascolto, evitando le strade del jazz più difficile e sperimentale, rimanendo nella tradizione delle big band ma contemporaneamente risulta innovativo, moderno ed interessante. Ma che non è un album di jazz "puro" si capisce subito dall'apertura, con un arpeggio di chitarra. La title track è seguita da una versione strumentale reggaeggiante e trascinante di "This is not America", scritta da Path Metheny e originariamente cantata da David Bowie. È stata scelta per il titolo, naturalmente: questa non è l'America, quello che "esporta democrazia" con le armi chimiche non è il paese che vogliamo, e alla fine spunta beffarda anche una citazione di "The Battle Hymn of the Republic"...
Tra gli altri brani, un medley intitolato "America The Beautiful" in cui la canzone patriottica viene ripresa probabilmente per rispondere alle accuse di "antipatriottismo" regolarmente riservate ai pacifisti statunitensi, questo invece è un disco completamente e orgoglisoamente americano.
Si rimane nella tradizione con Amazing Grace, per finire con una adagio per archi di sapore quasi classico.
Un gran disco, che consiglio vivamente, che riesce a presentare l'altra faccia degli Stati Uniti d'America e ci porta un pizzico di speranza... grazie Charlie!
5 gennaio 2005
Lorenzo Masetti intervista Lorenzo Masetti
IMPRUNETA - Dopo un lungo viaggio, entro nella casa dove vive Lorenzo Masetti. Tutto ha un'aria, come dire... familiare.
Intanto, perché hai infine accettato di concedermi questa intervista?
Sai, in fondo ci conosciamo da più di venticinque anni, mi sembrava di dovertelo... Poi ultimamente va di moda farsi intervistare da se stessi.
Ti riferisci alla Fallaci?
Sì, sono rimasto colpito quando in una libreria, poco prima di Natale, ho visto un'allegra compagnia di tre signore che discutevano se regalare la trilogia della Fallaci come segno di pace e riconciliazione per il Santo Natale... Sai, è un tipico esempio di atea che si autolegge a difensore della fede, la specie più pericolosa. E in questo momento ho sotto gli occhi la pubblicità della sua trilogia (di cui Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci è l'ultimo capolavoro). C'è una citazione dal Vangelo, che dà l'idea della modestia del personaggio...
Cosa dice?
«E poi l'Angelo disse: Scrivi, perché ciò che dico è vero e degno di essere creduto» (Apocalisse di Giovanni, 21:5)
Anche tu vuoi mettere una citazione biblica per publicizzare questa intervista?
Sì: «Detto questo, spirò» (Luca, 23:46)
E cosa c'entra?
Niente, ma è l'unica che sapevo. Me l'ha insegnata il Bestia. Sono molto ignorante in materia.
Ma perché questa intervista? A chi vuoi che interessi quello che pensi, non sei mica un giornalista!
Perché, la Fallaci è una giornalista?
Dicevi prima del Natale, ma come mai ce l'hai tanto con questa festa e con le luci per le strade? Diventi antipatico e intollerante in quel periodo
Quello che mi dà noia è il fatto che il Natale, da festa religiosa si è trasformato non dirò nella festa del consumismo perché è banale e lo dicono tutti, perfino il papa, ma più che altro nella festa dell'ipocrisia. In realtà c'è ben poco da festeggiare, e quest'anno tra guerre e disastri naturali ancora meno. E la gente continua a fare a cazzotti per comprarsi la Playstation in offerta e a regalare il libro della Fallaci per Natale...
Ma ce l'hai proprio con lei... avrà il diritto anche lei di esprimere le sue idee.
Più che altro mi fa paura la maggioranza silenziosa che condivide le sue idee. Che sono basate su una visione terribilmente ristretta, egoistica e miope del mondo. A cercare commenti su Oriana Fallaci su internet si trovano forum che fanno veramente paura, pensare che ci sia gente che scrive queste cose è terrificante.
Sono pienamente d'accordo con te.
Anch'io
Bravo.
Bravo.
È un po' il problema di intervistare se stessi. Non c'è molto contraddittorio, non c'è par condicio.
Non è vero, a volte non sono d'accordo con me stesso. Sei un cretino...
Che imbecille... Comunque secondo me nel suo libro anche la Fallaci riesce a litigare persino con se stessa.
Sì, penso di sì, anche se naturalmente non ho letto il libro
Come tutti i critici...
Diceva Rino Gaetano: «Mio fratello è figlio unico perché non ha mai criticato un film senza prima, prima vederlo»
Ecco, parliamo un momento di musica.
Sì, diciamo che vivo in continuazione con la musica in sottofondo e che la musica è importante per me, perché quando è bella riesce a emozionare più di molte altre "forme d'arte", almeno nel mio caso. Sono appassionato del rock degli anni '60 e '70 e della canzone d'autore. Però ci sono anche tante band nuove, soprattutto nell'underground, molto valide e ultimamente mi piacciono anche alcuni pezzi di hip-hop, soprattutto quello meno "purista". Mi piacciono la new wave italiana ed il punk inglese e ascolto anche i cori russi, se mi capita. Non conosco molto di jazz, ma alcune cose che mi capita di ascoltare mi entusiasmano; la musica classica è purtroppo ignorata dai giovani in Italia, al contrario di altri paesi, peccato perché spesso è strepitosa, anche se devo ammettere molte colpevoli lacune. Mi piacciono le canzoni che raccontano una storia o hanno una storia dietro, e soprattutto - anche se un classicone si ascolta sempre con piacere - mi piace scoprire musica nuova, non necessariamente nel senso che sia appena uscita, anche nel senso di non averla ascoltata prima. Invece spesso mi pare che la maggior parte delle persone abbia un rapporto con la musica più "alla ricerca di conferme". Non c'è niente di male in questo, solo che in questo modo si finisce per ascoltare sempre gli stessi "hit personali" (che spesso sono gli hit personali anche di molti altri), e perdere il bello della scoperta. Nothing else matters, una bella canzone, ma quante volte si è sentita, e risentita?
Poi finché pur sentita e risentita una canzone è bella, va bene, ma quando... parliamo degli 883!
Ecco, musica per preadolescenti sfigati, che non mi piaceva neanche quando ero un preadolescente sfigato. Anzi proprio il fatto che non mi piacesse mi rendeva ancora più sfigato...
Beh stai esagerando, vuoi fare il superiore intellettuale, che aveva capito subito che gli 883 erano una schifezza...
Non voglio fare il superiore. È proprio una questione di gusti. Il nostro eroe Max ha una voce che fa pena, la musica fa schifo, i testi sono una aberrante serie di luoghi comuni di una gioventù provinciale squallida, discotecara, anni '80 in ritardo, la cui massima forma di trasgressione è andare sempre in due in motorino e vantarsene (ma fumatevi una canna, se proprio volete essere trasgressivi...). Mi direte: il fascino del trash... il trash non mi affascina, perlomeno non questo.
Certo che devi aver avuto un'infanzia triste, neanche conosci i cartoni animati.
Ognuno ha i suoi limiti. E poi la gente che parla di cartoni animati (escluso Simpson e Futurama, che sono del tutto atipici e usano il mezzo del cartone animato, ma non sono per bambini, sono satira per adulti e anche molto informati, perché è difficilissimo cogliere tutti i riferimenti) è perché li guarda ora... io semplicemente non li capisco, mi sembrano inguardabili, ma può darsi che sia perché non riesco ad apprezzare quel tipo di linguaggio....
Ma forse a molti piacciono, perché gli ricordano l'infanzia e tanti bei ricordi legati a quei momenti...
Anch'io da piccolo ho visto Herbye un maggiolino tutto matto, e se ci penso mi viene in mente quando l'ho visto con i miei nonni, ed è un bel ricordo della mia infanzia. Non per questo mi metto a parlare del maggiolino tutto matto con gli amici...
E le canzoni dei cartoni animati?
Magari qualcuna è anche bellina, l'ha scritta Vince Tempera. Però insomma c'è di meglio nel mondo. Magari uno conosce tutte le canzoni dei cantoni animati e poi dici A day in the life o All along the watchtower, o Purple Haze e... vuoto assoluto.
Come i gruppi nuovi che fanno le cover dei pezzi vecchi spacciandoli per loro...
Di chi è Behind blue eyes? Chi risponde Limp Bizkit...
Ormai che siamo a fare la parte dell'antipatico, qualche altra cosa che non sopporti...
Striscia la notizia e quelli che dicono che è un grande programma, che è un esempio di controinformazione o di libertà nel cuore dell'impero del biscione. Solo comicità volgare e molto qualunquismo.
Progetti per il futuro?
Beh più che altro vorrei laurearmi, perché la vita da studente è bella, ma mi ha un po' stufato. Insomma sarebbe l'ora. Poi mi piacerebbe parlare un po' meglio lo spagnolo e studiare anche un po' di francese.
Beatles o Rolling Stones?
Rolling Stones
John Lennon o Paul McCartney?
John Lennon
Guccini o De André?
De André
Oasis o Blur?
Blur
Mozart o Beethoven?
Beethoven
883 o Eros Ramazzotti?
Argh
La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?
Che domanda stupida. Da te non me la sarei mai aspettata! Questa intervista sta degenerando.
Davvero. Forse è meglio che me ne vada...
Eh sì, perché l'Impruneta è un po' lontana
Veramente abito anch'io qui!
Ah sì?
11 settembre 2004
Riportando tutto a casa (dal CERN)
Ora che questa esperienza, questi due mesi e mezzo totalmente pieni, di persone, di viaggi, di lavoro, di discussioni e di confronti, è finita, mi sento quasi in dovere di trarre qualche conclusione.
Prima di tutto è stata un'esperienza straordinaria dal punto di vista umano. È una sensazione strana incontrare un gruppo di persone e dopo meno di due settimane avere l'impressione di conoscerle da una vita. Per due mesi e mezzo sono stati praticamente la mia famiglia... in poco tempo saremo sparsi su buona parte del Pianeta, dagli Stati Uniti al Giappone, Spagna, Austria, Francia, Italia e Cina. Come dice una vecchia canzone cinese, qui tradotta in francese...
Par delà les cieux, par delà les mers
Les amis son séparés l'un de l'autre
Si rare que les amis puissent se retrouver ensemble dans la vie
Toujours loins l'un de l'autre, toujours loins de pays nataux
Ma penso che nell'amicizia non conti la lontananza, o quanto spesso ci si vede, per questo sono contento di avere avuto l'occasione di incontrare tutte queste persone, e poi bisogna considerare il lato positivo, la possibilità di viaggiare per il mondo avendo qualcuno da andare a trovare...
D'accordo, il CERN è il più avanzato laboratorio della fisica della particelle, una forma di comunità che Héctor definisce "comunismo scientifico" (tutti collaborano e uniscono i loro sforzi per far progredire la Scienza), ma il suo fascino va al di là di questo. L'obiettivo più ambizioso è l'interculturalità. Al CERN persone da tutte le parti del mondo si incontrano, collaborano, discutono; riescono a lavorare insieme persone provenienti da paesi in guerra tra loro (israeliani e palestinesi ad esempio, ma dicono che è un successo riuscire a far collaborare anche francesi ed inglesi). In questo senso il CERN è un laboratorio di pace, forse è un paradiso artificiale, ancora più neutrale nella già neutralissima Svizzera, ma vivendo là quello che proviene dal mondo esterno sembra o piccolo e meschino, come le polemiche della politica interna italiana, o ancora più assurdo, illogico, e ingiustificato, come la guerra. Di guerra non se ne sente parlare, dentro al CERN, e anche le differenze tra i vari popoli sembrano passare in secondo piano... sembra che l'unico motivo di dissidio sia la scelta dell'orario di cena (e qui tutti i cliché sono confermati, con le austriache che vorrebbero mangiare alle 7 e gli spagnoli alle 11..).
La gente comune non ha la minima idea di cosa sia il CERN, anzi spesso non sa nemmeno che esiste, e lo confonde con il CNR... c'è una certa diffidenza per la parola "nucleare", ed è difficile capire il valore di una impresa apparentemente assurda come far scontrare due fasci di protoni che corrono per ventisette chilometri e cercare di capire cosa succede. In fondo lo scopo della Scienza, e della fisica delle particelle in particolare, è quello, antico come l'uomo, di capire quali sono i principi fondamentali che regolano il nostro Universo. Una volta si chiamavano filosofi ed erano guardati con sospetto, gente con la testa fra le nuvole e dotati di poco senso pratico. Oggi si devono sporcare le mani con la tecnologia più avanzata (anche se per questo ci sono gli ingegneri...) ma il sospetto della gente comune è rimasto lo stesso. Un po' perché alla base di tutto c'è tanta matematica, che incute sempre un certo timore reverenziale, un po' perché ci sarà sempre qualcuno ti dirà che la scienza è troppo materialista e non potrà mai dare una risposta a problemi "spirituali". Questo può anche essere vero, ma nasconde una supposizione sbagliata, come se dal punto di vista materialista tutto fosse chiaro, appurato e banalmente evidente. Sono invece tanti i misteri, le questioni aperte, le domande senza risposta e il CERN ha tutto il fascino del luogo dove questi misteri potrebbero essere svelati per la prima volta.
Come vedete, l'entusiasmo è contagioso, può darsi quindi che in questi giorni mi troviate un po' diverso, che mi sentiate fare discorsi strani a proposito di bosoni, neutrini e quark. Niente di grave, non è che ci capisca niente neanch'io, solo che dopo due mesi e mezzo sei costretto a parlarne, se non altro per sentito dire. Resta comunque la soddisfazione di avere imparato qualcosa (caratteristica quasi magica del CERN: ti fa venire voglia di studiare fisica...), di essermela cavata sul mio progetto, di avere vinto contro Windows, di essere tornato a casa con la voglia di fare la tesi su questo argomento.
Anche il ritorno a casa è positivo, perché come dice non so bene quale personaggio di qualche cartone animato giapponese, che io naturalmente non ho mai visto (prendo a prestito la citazione dal sito di Diego):
"Koryu, guarda quegli uccelli. La gente associa agli uccelli l'immagine della libertà perché essi hanno le ali. Ma se stessero sorvolando un oceano e non ci fosse neanche un'isola su cui atterrare e riposarsi essi arriverebbero perfino a detestare le proprie ali...
La vera libertà è questa: avere un posto dove tornare."
20 giugno 2004
Sono in partenza... domani alle 9,14 il treno per Ginevra. Le vigilie e le attese nel mio caso portano a un certo nervosismo che sparirà puntualmente non appena il momento aspettato da mesi diventerà il presente, smentendo con l'evidenza tutte le possibili immagini, idee su come sarà o fantasie precedenti. I prossimi saranno giorni di sorprese e di scoperte. Chi sarà il mio compagno di stanza? Come sarà il mio capo?
Soprattutto, può sembrare banale, ma questa è davvero la prima volta in vita mia che parto da solo, arrivando in un posto dove nessuno mi conosce (a parte il... argh!) e dove per ora sono solo un nome, un certo "Mr. Masetti" (sì un po' come nell'email di Giulietto Chiesa, anche qui mi chiamano "Dear Mr. Masetti") che la efficientissima organizzazione svizzera aspetta per domani sera. No, ma sono tranquillo. In confronto a un Erasmus, questo non è niente: ho già prenotato il posto per dormire, è tutto organizzato, avrò da lavorare, sarò seguito... ho riletto un po' delle email della Sara da Barcellona... cercare casa, capire come funziona l'Università... tutti problemi che io non avrò... e poi sono appena due mesi e mezzo, passeranno molto, magari anche troppo in fretta.
Sono contento di aver avuto questa occasione, davvero è una bella fortuna. L'ambiente del CERN, a quel che dicono e da quel poco che ho visto quando l'ho visitato due anni fa, è sicuramente entusiasmante e particolare, specie per chi è abituato alla dimensione in fondo molto provinciale e molto disastrata dell'Università di Firenze. E poi, a parte l'indiscutibile valore di un'esperienza del genere dal punto di vista - diciamo così - professionale, sarà un'esperienza irripetibile dal punto di vista umano. Se è vero che viaggiare, vedere posti nuovi, insegna a ragionare meglio, ad aprire la mente, conoscere gente nuova, di altre parti del mondo è ancora più importante. Per essere un po' più europei, un po' più cittadini del mondo, il primo passo è iniziare a parlare con chi non parla la nostra lingua, con chi viene da una società almeno un po' diversa dalla nostra (a proposito, lo sapete che in Danimarca i giovani vanno via di casa in media a 21 anni? ah sì? lo sapevate già? ma l'avete sentito su radio rai tre?).
Ah a proposito, Jacopo, stai tranquillo che il cosmo non verrà distrutto o annichilito, non basta così poco per uscire dal punto di equilibrio stabile in cui si trova il nostro Universo. Questa qui è gente che sa il fatto suo: i fisici sono come genere umano vicini ai filosofi, anche se sanno calcolare la lunghezza della diagonale di un quadrato. Dalla scienza e dalla ricerca della conoscenza non c'è da aspettarsi niente di male, bisogna avere più paura dell'ignoranza e dell'egoismo.
Grazie a tutti quelli che sono venuti a salutarmi, alla festa a Monterivecchi, o prima o dopo. Mi ha fatto molto piacere... anche se non vi nascondo che non mi dispiace scappare per due mesi e mezzo da piazza Puccini e da una certa routine. Venitemi a trovare quando volete, cercherò di scrivere, di raccontarvi un po' della mia vita nelle prossime settimane, e spero di riuscire a continuare a gestire il sito anche da "where the web was born"!
14 maggio 2004
Ritratti
L'avevamo aspettato con un misto di sospetto e di scetticismo, una "delusione preventiva", molti dubbi e qualche speranza. Quando poi è uscito, l'ultimo album di Guccini, prima ancora di ascoltarlo è partita la raffica di critiche: solo nove canzoni, una ripescata dagli anni '70, una degli anni '60 tradotta, si è accorto solo negli ultimi due album che è morto Che Guevara, e via così...
Nel frattempo it.fan.musica.guccini si è trasformato, senza pietà, in it.infama.guccini con facili ironie (non del tutto giustificate) su prisimi di rifrazioni e falconi, atomi onirici veloci ma soprattutto (e queste pienamente giustificate) su Cristoforo Colombo...
La bellezza di un album si giudica secondo me dalla voglia di riascoltarlo dopo un po' di tempo. In questo senso il precedente "Stagioni" è un episodio da dimenticare, ed è rimasto abbandonato nel porta cd invidiando il suo vicino "D'amore, di morte e di altre sciocchezze" ascoltato e riascoltato, anche se qualcuno sostiene che il declino sia cominciato proprio da lì.
Ora che ho avuto un po' di tempo per ascoltarlo devo dire che "Ritratti" mi piace. Ha sicuramente alcuni difetti che sono i difetti del Guccini degli ultimi tempi. Un Guccini più interessato alla parola scritta che alla parola cantata, che non riesce più a scrivere di getto e che si adagia sul "mestiere" di scrivere, molto attento alla forma, ma senza poi molto da dire. Questo diverso modo di scrivere canzoni è naturale, invecchiando, e non è detto che sia negativo. Anche De Andrè negli ultimi tempi scriveva più lentamente, con un'attenzione quasi maniacale ai particolari. Ma con ben altri risultati... arrivando a pubblicare un capolavoro della maturità come Anime Salve. La differenza tra i due (a parte la chiara superiorità di De André) è la voglia di innovazione, la curiosità, la capacità di confrontarsi con gli altri. De André in uno dei suoi ultimi concerti raccontò di aver passato una settimana in compagnia dell'amico Alessandro Gennari ascoltando solo i dischi dei Sepultura, apprezzando l'energia selvaggia che si sprigionava da quelle canzoni. Ascoltava jazz, rock, musica brasiliana, musica popolare, musica classica. Guccini ha confessato in molte interviste recenti che da anni non compra un disco, che alla musica preferisce i libri. E questo si sente: "Ritratti" è il disco di un "burattinaio di parole", di uno scrittore che è stato un tempo un musicista. A tratti piacevole però, a tratti toccante, con cadute di stile imperdonabili ma a tratti ancora grande. E allora cominciamo, seguendo la scaletta del disco...
Odysseus Se tutto il disco fosse all'altezza del primo pezzo, sarebbe un piccolo capolavoro. In questa canzone c'è tutto il meglio del Guccini maturo. Riferimenti letterari colti, ma non fini a se stessi, capacità di giocare con le parole ma senza perdersi in esercizi di stile oziosi. Dal punto di vista della musica è il pezzo migliore del disco, col ritmo incalzante degli endecasillabi alternati ai quinari che ricorda Lettera o Bisanzio ed un arrangiamento pieno dei suoni del mediterraneo. Affascinante l'idea che Ulisse fosse in realtà un montanaro, che non appartenesse al mare ma alla terra: "il vino e l'olio erano i miei ori". Bellissima la descrizione del perchè iniziare a viaggiare, con la visione classica del viaggio come metafora della ricerca della conoscenza:
Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un'isola col mare che l'abbraccia
ti chiama a un'altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle mie chimere
le navi costruii di forma ardita,
concavi navi dalle vele nere
e nel mare cambiò quella mia vita
Le omeriche "concave navi", per la ricerca di una rima interna, diventano con discutibile licenza poetica "concavi navi", scatenando le ipotesi e le interpretazioni (però sembra che ai concerti dica concave). Il finale è foscoliano: la poesia che riesce a dare la vita eterna e a far continuare il viaggio di Ulisse:
La vita del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un'eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima.
Una canzone A dispetto del titolo non è una canzone, ma un piccolo trattato in musica su cos'è o cosa dovrebbe essere una canzone. Già il primo verso denuncia il Guccini scrittore. «La canzone è una penna e un foglio». Eh no, verrebbe da dire, la canzone è una voce e una chitarra! ("è bello che dove finiscono le mie dita/ debba in qualche modo cominciare una chitarra"), però continuando si trovano delle definizioni interessanti. Nei versi incriminati, e tanto irrisi sul newsgroup,
ma con carambola lessicale
può essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.
forse è un'idea un po' campata in aria, ma io ci vedo la copertina di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (forse in quegli anni comprava ancora i dischi?).
Bella anche la descrizione della della canzone come bandiera "pronta ad irridere chi canta e tace" ed impagabili gli ultimi versi nebbie, ricordi, pena, profumo: / son tutto questo le mie canzoni .
Canzone per il Che È una canzone di Flaco, il chitarrista, in originale in spagnolo prendendo pezzi di discorsi di Ernesto Che Guevara messi insieme da Manuel Vazquez Montalbán. Tutta gente che si è accorta un po' in ritardo della morte del rivoluzionario cubano? Al primo ascolto può non convincere, ma col tempo si apprezza la bella melodia, per niente banale. Il testo, forse un po' troppo romanticheggiante, dicono che perde nella traduzione italiana. Comunque sembra una spanna sopra a Stagioni. All'apice del climax, alla fine della canzone...
Signor colonnello
sono Ernesto "Che" Guevara.
Mi spari,
tanto sarò utile da morto,
come da vivo.
le prime volte non si può fare a meno di sorridere pensando a Che Guevara che dice "Mi spari" con accento bolognese... poi ci si abitua...
Piazza Alimonda L'argomento è scottante, è nelle intenzioni una canzone dichiaratamente politica, come ce ne sono poche in realtà nella discografia di Guccini (per favore non ditemi "Cirano!"). Mi vengono in mente Canzone di notte n. 2, Piccola Storia Ignobile e Canzone per Silvia.
Il rischio di cadere nella banalità e nella retorica era grande. Per un momento ho pensato con orrore che cosa avrebbero potuto scrivere di tremendamente scontato i Modena City Ramblers sull'argomento, poi mi sono reso conto che l'avevano fatta la loro canzone su Genova, La legge giusta, e che non era così scontata.
Non è una canzone su Carlo Giuliani, è una canzone sulla città: Genova schiacciata sul mare come Venezia affacciata sul mare. L'inizio è come in un film una ripresa dall'alto, via via che ci si avvicina si iniziano a scorgere i particolari: le uniformi, gli ordini precisi e l'immagine del pensionato, del cane, dei bambini come ultimi resti di una normalità che sta per essere spezzata, la beffa delle mutande alle finestre... poi uno zoom sulla prima manifestazione: Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere. Precisa l'accusa politica agli uomini freddi dentro gli uffici (leggi: Fini) che discutono la strategia, l'accusa all'assurdo video dove le marionette si muovono cercando alibi per cercare giustificazioni che non esistono come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare /
una vita troncata, tutta una vita da immaginare, come l'Hurricane di Bob Dylan che un giorno avrebbe potuto essere il campione del mondo. Il finale che riporta a una normalità apparente, ricorda che la canzone non è scritta sull'onda dell'emozione del momento ma a distanza di più di due anni, e per questo a qualcuno è parsa fredda e non partecipata... secondo me è toccante anche per la semplicità di alcuni versi, mi è piaciuto il ritorno alla ballata (all'inizio viene da cantarci sopra La locomotiva) e alla semplicità di una chitarra folk.
Vite Cantare il tempo andato sarà il mio tema, chissà come mi chiamavo in Argentina... il solito tema di quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, cose già sentite, già dette molto meglio altre volte. Alla fine non convince...
Cristoforo Colombo Dalla fantastica penna di un maestro della musica italiana, autore di versi memorabili come Quando sei/ disperato/ come me/ senza te, di canzoni intramontabili come La forza della vita o Brutta ecco a voi l'ultimo capolavoro... si parla di Cristoforo Colombo. Ma non lo sapevano tutti che Cristoforo Colombo era partito per "buscar el levante por el poniente"? Invece questo ancora prima di partire lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo (che fa rima poi con fondo, la prima di un'imperdibile serie di rime molto ricercate: prua/sua, follia/via, sia/nostalgia, puoi/noi, via/scia). Fino al ritornello trionfale ed eroico sorretto da orchestre, luci e viole sviolinanti: Naviga, naviga via/ nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria... sul newsgroup sostenevano che la prossima canzone in collaborazione con Dati reciterà "sono andato dal dottore/ gli ho detto ho male al cuore/ mi ha risposto è il dolore/ di chi soffre per amore".
Il grande concetto finale della canzone è - attenzione attenzione - una critica agli Stati Uniti... più o meno ricorda Benigni e Troisi che volevano impedire a Colombo di scoprire l'America perché non c'era una cosa buona che venisse dall'America ("e i Beatles? ma i Beatles sono inglesi!"). L'"uomo morto cammina" e "il tacchino in cucina". Penoso. Ecco un'altra importante differenza: De André sapeva scegliersi collaboratori di un certo livello.
Certo non sai su questa canzone d'amore è stato detto di tutto. Ma non aveva detto che le canzoni d'amore andavano scritte solo per gli amori sfigati finiti male, che quando tutto andava bene non c'era bisogno di scrivere? Si sono sprecati i cori del tipo "queste canzoni lasciale fare a Ramazzotti"... Ramazzotti? Ma per favore! Il "cantautore politicizzato" Francesco Guccini ha scritto una delle più belle canzoni d'amore italiane, Vorrei. Questa non è forse così bella, ma è comunque piacevole. La situazione (lei che dorme, lui che la guarda) è descritta molto bene, non è banale come potrebbe sembrare, forse è un po' ingenua ma l'amore è sempre ingenuo.
La ziatta Ho trovato sul sito della RAI una registrazione di Guccini nei primi anni '80 che cantava questa canzone e ne racconta la storia. È una canzone degli anni '60 del cantautore catalano Joan Manuel Serrat, tradotta dal catalano al modenese. In Italia è diventata famosa nella versione di Mina che l'aveva trasformata in una canzone d'amore, testo di Paolo Limiti, "E ora che ti vedo / da vicino vicino...". Leggendo il testo originale, si capisce da dove viene fuori il testo Il Pensionato (e ascoltando la musica si ritrova anche Canzone quasi d'amore). Roba vecchia d'accordo, ma fa piacere sentire il dialetto modenese.
La tua libertà ripescata dagli scaffali della EMI tanto per superare la soglia dei 40 minuti, un ritaglio rimasto fuori da Due Anni Dopo o dall'Isola non trovata. E forse, se era rimasto fuori, c'era anche un perché. Comunque carina da ascoltare una volta... poi basta.
9 aprile 2004
Alex Zanotelli, Gino Strada, Fassino, i manifesti di AN e Mel Gibson
Non so chi l'ha inventata la metafora del bozzolo, ma è assolutamente efficace secondo me per descrivere la situazione paradossale e le contraddizioni nelle quali ci troviamo a vivere.
Il bozzolo è il nostro piccolo mondo di privilegiati occidentali, malati di una miopia incurabile che ci conduce a errori di prospettiva sconcertanti.
Mi porto dietro un'amarezza abbastanza frustrante da quando, il giorno dopo la manifestazione del 20 marzo a Roma, ho visto sette televisioni su sette - e, oserei dire, un Paese intero - parlare solo ed esclusivamente della "aggressione a Fassino". Mi dà noia, a livello fisico, leggere Eugenio Scalfari scrivere "mi sembra giusto chiamare con il loro nome quegli esponenti politici che hanno insultato Fassino sistematicamente nelle settimane precedenti l'incidente" e citare Gino Strada, colpevole di non so bene quale frase a proposito delle guerre umanitarie della sinistra o dell'astensione nel voto sulla missione in Iraq. Mi dà noia sentire dire che "Gino Strada è un medico e non deve occuparsi di politica, è un estremista", ci rivedo la frase, che ho letto nel libro di Alex Zanotelli Kogorocho - Alla scuola dei poveri, del vescovo di Recife, in Brasile Hélder Câmara: "Se do da mangiare a un affamato, mi dicono che sono un santo. Ma se mi chiedo perché quell'uomo è affamato, mi dicono che sono un comunista".
Sono sconcertanti le pubblicità di Alleanza Nazionale con lo slogan "Un solo interesse, gli italiani". Molto più pericolose della serie di bugie relativamente facili da smascherare con cui ci delizia il nostro presidente del consiglio. È ancora più sconcertante, però, pensare che basta sostituire "italiani" con "stile di vita occidentale" per ottenere una descrizione obiettiva delle politiche perseguite da tutti i governi europei, e soprattutto statuinitensi, negli ultimi anni.
Il fatto è che purtroppo tutti noi siamo corresponsabili di un sistema assurdo che permette - come ripete instancabilmente Zanotelli - "a un 20% degli abitanti del mondo di papparsi l'83% delle risorse" ed ha bisogno, strutturalmente, per continuare a mantenere quel livello di vita, di costringere il resto della popolazione in condizioni di stenti, di povertà, di malattia e di guerra.
È difficile accettare che il nostro livello di benessere è basato su un'ingiustizia di fondo, è una forma di autodifesa non pensarci e discutere di altro. L'unica magra consolazione è che il rendersene conto, anche in parte, potrebbe essere un passo avanti.
"Manhattan è la prigione della Fallaci, il suo bozzolo.", scrive Zanotelli, legge il mondo dal suo appartamento dorato, in funzione di se stessa e vedendo tutto il resto come una minaccia alla sua razza, alla sua civiltà, alla sua cultura, perfino alla sua religione. Le nostre prigioni sono i telegiornali, i Porta a Porta, le nostre polemiche, le nostre ipocrisie, "gli italiani in Iraq sono buoni e sono in missione umanitaria", anche quando sparano con i cannoni.
Leggendo il libro di Alex Zanotelli ho anche intuito cosa possa essere una vera esperienza religiosa, l'idea originaria di "comunità cristiana", un'interpretazione del Vangelo e della figura di Gesù affascinante, fortemente storicizzata, affrancata dal legame tra la Chiesa e la cultura occidentale dominante, lontana dal cristianesimo pulp di The Passion di Mel Gibson quanto penso che sia distante il messaggio dell'Islam dalle descrizioni che i media occidentali vendono ai telespettatori affamati di terroristi sanguinari.
Fa piacere sentire dire da un prete, da una persona colta che ha studiato teologia e che ha dedicato la sua vita alla missione, quello che io, ignorante in materia e non credente, avevo cercato di esprimere in una discussione che forse qualcuno di voi ricorderà:
A partire da tre detti di Gesù sul matrimonio e sul sesto comandamento, la chiesa è stata molto dura e ha costruito una teologia morale estremamente esigente. Non contesto nulla. Anzi, in una situazione come quella odierna, dove non vendi più nulla senza un corpo nudo di donna accanto al prodotto, può essere profezia anche la durezza della morale sessuale cattolica.
Ma perché allora non fare lo stesso in campo economico? [...]
A una donna che prende la pillola devo dire, secondo l'insegnamento papale, che non può fare la comunione; invece a un uomo che ha i miliardi in banca... che va bene così, perché quelli son soldi suoi! Ha ragione chi ci rimprovera di essere dei moralisti, solo interessati al campo della sessualità. È gravissimo!
Affascinante è anche l'idea, ricorrente nelle parole di Zanotelli, che Gesù sia stato l'inventore (duemila anni prima di Gandhi) della nonviolenza attiva. Apre nuove prospettive l'interpretazione di uno dei passi più famosi e più citati dei vangeli, che a volte viene spiegato in maniera molto più remissiva di quanto appaia in questa nuova (almeno per me) lettura:
"Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Matteo 5, 39). Anche qui è importante capire quello che avviene. Per dare uno schiaffo sulla guancia destra, bisogna usare il manrovescio. È quello che un padrone faceva con lo schiavo, è un segno di disprezzo. Gesù intendeva dire: tu hai la tua dignità, non sei uno schiavo, porgigli l'altra guancia e constringilo a schiaffeggiarti così, da pari a pari, con il palmo della mano. Il padrone non lo farà mai, perché vuol dire mettersi alla pari con te.
Per queste ragioni profonde, è importante che il movimento che si oppone alle guerre, alle storture di un mondo trasformato in Impero Americano, dia risalto anche alla sua componente religiosa e cristiana. Per evitare che le istanze che propone siano tacciate, con molta facilità e superficialità, di comunismo, marxismo (o addirittura stalinismo, visto la facilità con cui questo termine viene usato ultimamente), ma soprattutto per sottolineare che le ingiustizie che affliggono l'umanità non sono banalmente problemi politici e interpretazioni di una parte, ma più profondamente questioni umane. In gioco c'è la nostra vita, l'avvenire di questo pianeta, il nostro futuro. Non sono argomenti che si possono lasciare cancellare dalla voglia di protagonismo di un Fassino o da un Casarini qualsiasi, o offuscare dalla (seppur notevole) mole di un Ferrara, con i suoi artifici retorici volti a difendere il prepotente di turno. Bisognerebbe prima di tutto partire dalle persone e dalle piccole cose, iniziare a pensare, con la propria testa e senza barriere ideologiche. Se siamo in tanti a farlo, se riusciamo a capire che non c'è differenza tra mettere le bombe sui treni e bombardare una moschea, è già un passo avanti, un accenno di speranza.
9 novembre 2003
Quanto mi sei piaciuta Firenze (un appello per tutti)
È passato un anno dalla manifestazione per la pace del Social Forum a Firenze.
Subito dopo avevo scritto, proprio in questo diario, che molte persone che conoscevo mi avevano detto, sinceramente commosse, che la manifestazione e in generale i giorni del Social Forum erano state «una delle cose più belle della mia vita»
Noi che viviamo a Firenze e dintorni e che abbiamo partecipato a quelle giornate siamo stati fortunati, abbiamo avuto l'opportunità unica di vivere un evento del genere nella nostra città e ad un'età privilegiata. Privilegiata perché da un lato un minimo di esperienza e di "cultura" (con molte virgolette) ci hanno permesso di seguire le conferenze, di affrontare le questioni tutt'altro che semplici di cui si discuteva al Forum. D'altra parte eravamo - e siamo - abbastanza giovani da mantenere ancora intatta la capacità di entusiasmarsi di fronte ad avvenimenti come questi, di credere alla speranza di cambiamento che emergeva in quei giorni, e questa capacità purtroppo sembra diminuire, a torto o a ragione, via via che si cresce e si invecchia.
Una delle impressioni che ricordo con più forza di quella sera di un anno fa è il piacere di vedere le persone che affollavano il piazzale davanti allo stadio, osservare i loro sorrisi, il loro modo di comportarsi, e pensare "non sono solo".
Al di là di tutte le questioni politiche, mi comunicavano un senso di gioia e di speranza.
In ognuno dei manifestanti vedevo una persona ancora capace di commuoversi per una canzone, di spegnere la televisione e accendere la radio, di leggere un giornale, di discutere con gli amici di argomenti seri con la stessa facilità con cui si chiacchiera di stupidaggini, di mettere in discussione quello che gli dicono, di non credere a una menzogna solo perchè la televisione la ripete ogni giorno, di seguire almeno qualche volta un principio giusto anche contro la propria convenienza spicciola, di divertirsi senza dovere spendere 30 euro per il locale "in", gente con il coraggio di essere se stessi e di non comportarsi come gli altri vogliono solo per avere un posto nella compagnia degli amici tutti uguali, o per fare carriera (in una parola potrei dire che erano "anti-cabina")
C'era poi quella sera un senso di soddisfazione e di rivalsa nei confronti di chi aveva annunciato disordini, alla faccia della Fallaci, di Zeffirelli, Soderi, Berlusconi. Come fiorentini eravamo reduci da un martellamento durato mesi durante i quali si era parlato del forum come dell'arrivo degli Unni, molti commercianti avevano chiuso, c'erano le protezioni sui negozi, la campagna mediatica aveva avuto i suoi effetti. Invece il 9 di novembre avevamo visto l'altra Firenze, quella che offriva da bere ai manifestanti, quella delle bandiere della pace alle finestre, il trionfo dell'ospitalità e della civiltà contro la psicosi e la disinformazione.
Questo è solo il mio punto di vista, e c'è chi è molto più bravo di me a raccontare e a commentare, e soprattutto a parlare delle proprie emozioni.
Per questo lancio un'idea. Mi piacerebbe raccogliere, un anno dopo, le vostre impressioni, il vostro ricordo di quei giorni, dato che per molti è stata un'esperienza importante. Con questi articoli, frasi, tutto quello che mi vorrete mandare vorrei fare una sezione del sito dedicata al "Social Forum - un anno dopo". Naturalmente questo appello è rivolto non solo ai miei amici (ormai stiamo diventando degli intellettuali con questo circolo culturale, quindi mi aspetto una valanga di mail di decine di pagine) ma a chiunque, trovandosi anche per caso a leggere queste righe, voglia mandarmi la sua impressione.
Quello che mi avete mandato
Speciale Social Forumle foto e la cronaca di quei giorni
Il testo della canzone del Generale
27 settembre 2003 Con un notevole ritardo, e a una distanza scandalosa dall'ultimo diario, ecco pubblicata, con qualche piccolo ritocco, una pagina che ho scritto nel diario di viaggio più di un mese fa, durante l'Inter-rail.
21 agosto 2003, sul treno da Praga a Norimberga
«Sono tutti nello stesso posto alla stessa ora», così assicura
la guida Routard riferendosi ai turisti, per lo più italiani, che
affollano le vie di Praga in questi giorni di agosto. Continua con un consiglio ammiccante: «Anche a ferragosto, se ci andate all'alba, avrete il ponte Carlo tutto per voi».
Intanto folle urlanti di italiani continuano a percorrere le stradine che dalla Piazza
dell'Orologio portano al Ponte Carlo, comprando magliette con scritto (direttamente
in italiano, potenza del libero mercato!) "MIO FRATELLO È STATO
IN PRAGA E TUTTO QUELLO CHE HO AVUTO È QUESTO SCHIFO DI MAGLIETTA".
E poi ad urlare per chiamare l'ultima componente del gruppo che tarda ad
entrare nell'inquadratura di dieci foto tutte uguali, la maleducazione quando
il cameriere del turisticissimo (ma carino) U Fleku non parla la loro
(ehmm... la nostra) lingua: "Mi chiami quello che parla italiano".
Per fortuna non sono tutti così, ma certe volte non si può
fare a meno di esclamare "Noi con loro abbiamo in comune solo la lingua".
Allora c'è bisogno di scappare da tutto questo, di conoscere un nuovo
punto di vista su una città tanto bella per riuscire a trovare,
per una volta, quello che hai rischiato solo di sfiorare, come un paesaggio
che ti passa accanto mentre viaggi in treno senza che tu lo guardi.
Forse c'è un atteggiamento sbagliato in questa pretesa di fuggire dagli altri, mostriamo - come dice Claudio Magris nel suo Danubio - «la volgarità
di quei turisti i quali vorrebbero luoghi incontaminati e credono che solo
gli altri li contaminino», senza capire che «la standardizzata altezzosità nei confronti della massa è un comportamento tipicamente massificato», ma questi sono dubbi che ti vengono dopo, in quel momento hai solo bisogno di fare qualcosa di diverso.
Così... sveglia alle 5:10, vestirsi in fretta e, ancora assonati,
scendere in strada e scoprire una città diversa.
Percorrere le grandi vie commerciali, dove nei tantissimi negozi solo i più mattinieri cominciano a ripulire, in vista della giornata di lavoro. Arrivare per strade deserte in Karlova ulica e trovarla incredibilmente vuota, con le saracinesche chiuse sotto la scritta "CHANGE - NO COMMISION" e, in fondo, la porta del ponte Carlo, finalmente sola. Solo due tassisti parlano e si possono permettere di occupare la strada con le loro auto. Al semaforo (che di giorno sembra che dia il via, con il suo verde, ad una corsa podistica tante sono le persone ferme che d'un tratto partono tutte assieme) bisogna premere il pulsante per ottenere, subito, un verde finalmente solo per noi.
Il ponte, dove di giorno non riesci a camminare, è deserto. Solo un gruppo di ragazzini tedeschi ha formato un cerchio. Sono probabilmente scout, e aspettano l'alba. Sulla Moldava due barche di pescatori, un silenzio inconsueto rotto solo dal canto degli uccelli. E subito è l'alba, anche se il sole è coperto dai palazzi, una luce sempre maggiore si diffonde nell'aria, i lampioni si spengono. Niente traccia di italiani. Ormai sono le sei e mentre torniamo la città si sta svegliando, ritornano il traffico e i rumori consueti. Ci affrettiamo, abbiamo ancora tre ore di sonno prima di risvegliarci nella frenetica Praga del 21 d'agosto.
10 giugno 2003
«E con questo concerto festeggio le nozze d'argento» «??? Perché??» «Eh, è il mio venticinquesimo concerto di Bruce. Il primo è stato a Milano nell' '85. Avevo 16 anni». Il mio primo impatto con lo "zoccolo duro" dei fan del boss. Cose che succedono se arrivi allo stadio all'una del pomeriggio (inizio del concerto previsto per le 20:30) e trovi gente che è là dalla mattina, se non dalla sera prima. Poi conversando amabilmente durante la lunga attesa, proprio sotto il palco (è valsa la pena di aspettare, sono riuscito a entrare nello spazio riservato ai primi 1500, protetto dalle spinte della massa dietro le transenne) scopro che il personaggio in questione segue il suo idolo per tutto il mondo ed è probabilmente milionario (in euro) dato che si può permettere di prenotare una camera nello stesso albergo di Springsteen solo per cercare di incontrarlo. Ma il meglio arriva dopo... «Poi alla fine quando esco devo andare a comprare i preservativi» «???» «Eh sì... perché stasera se lo becco me lo trombo...». Due passi indietro e mi allontano dal tipo che si sta interrogando sulla reazione di Patti Scialfa quando avrebbe saputo della sua avventura con il Boss, nonché sull'importanza del sesso sicuro nei rapporti con le star (un problema che potrebbe essere dibattuto sulla posta del cueuro).
Con meno di un quarto d'ora di ritardo Bruce è sul palco, da solo con la chitarra acustica apre con una versione spietata di Born in the U.S.A. Il perché di questa versione lo sanno tutti: una risposta a chi aveva frainteso il pezzo, a cominciare da Reagan. Primi brividi...
Poi entra la band e partono le note di The Rising, e già puoi quasi immaginare di essere tornato indietro nel tempo e dimenticarti dei dieci anni di separazione dalla E-street Band, dimenticare il periodo dei concerti nei teatri solo con la chitarra. Sì d'accordo, sono bellissime le canzoni di The Ghost of Tom Joad ma quello che sta succedendo qui è qualcosa di incredibilmente potente, è molto più di un concerto rock, o forse è la miglior espressione di quello che dovrebbe essere un concerto rock: un rito collettivo in uno stadio pieno, la gente che urla le parole delle canzoni e la migliore band di sempre sul palco, i volti di Bruce e di Steve che si avvicinano allo stesso microfono, come nelle foto di vent'anni fa.
In scaletta i brani del nuovo disco si alternano a canzoni vecchie degli album degli anni '70 e dei primi anni '80. Bruce chiede (in italiano) il silenzio per le due canzoni più toccanti di The Rising, Empty Sky e You're missing. La prima in versione acustica, lui alla chitarra e Patti a armonizzare con il controcanto. Meglio che sul disco, ancora più commovente e per un momento ci ricordiamo di cos'è stato l'11 settembre, nonostante tutte le speculazioni di chi usa una strage per giustificare nuove guerre.
Dopo You're missing il pubblico comincia a cantare Waitin' on a sunny day e il tutto si risolve in una gag con Bruce che fa una faccia buffissima, come per dire "va beh allora cantatela voi". Poi invece la canta lui e mentre canta inizia a correre sulla pedana sotto il palco e dalle prime file potremmo quasi toccarlo (sogno proibito per qualcuno). Gli lanciano fazzoletti, bandiere. Si butta sulle ginocchia scivolando sul palco, si attacca con le mani all'asta del microfono, solleva le gambe e si ritrova a testa in giù... cose che non ti aspetteresti da un cinquantatreenne.
Quello che viene dopo è ancora meglio, non avrei mai sperato di ascoltare dal vivo Sherry Darling. Bella anche la versione psichedelica di Worlds Apart, un pezzo che avrebbe potuto essere difficile da proporre dal vivo riarrangiato egregiamente. Ancora un tuffo nel passato con Badlands (un assolo di sassofono che resterà nella storia) e Out in the streets. Un altro pezzo del nuovo album, Mary's place, allungato in un lungo dialogo con il pubblico, con tanto di presentazione della band. Per Clarence Clemons si sprecano i titoli (fra cui anche "king of Italy"...) per concludere con l'urlo «Do I have to say his name?!?».
Il boss festeggia sul palco l'anniversario di matrimonio con Patti Scialfa, corista e chitarrista della band. La canzone scelta per celebrarlo è Tougher Than The Rest da Tunnel of love ed è una delle pochissime incursioni nel repertorio dei diciotto anni che separano Born in the U.S.A. da The Rising. Lo stadio costellato di accendini è suggestivo, lo ammetto, anche se i puristi storcono il naso di fronte al kitsch, ed il bacetto finale tra i due è da foto!
La prima canzone del bis dopo una pausa brevissima (che bello invecchiare così) è una sorpresa. Kitty's back quasi vale da sola il prezzo del biglietto, una perla da The Wild, the Innocent and the E Street Shuffle, il secondo album, prima dell'esplosione con il grande successo internazionale di Born to run. Versione bellissima, un arrangiamento swing che riporta a anni in cui il sound della band non era ancor ben definito ed erano permesse delle stravaganze che diventano capolavori. Molti nel pubblico la cantano, mentre io mi vergogno un poco dato che la riconosco a fatica, frugando tra i ricordi di una vecchia cassetta che non ascoltavo da anni (l'ho ripescata oggi, e ho riascoltato la versione originale del 1973: bellissima, ma, ancora una volta, molto più bella la versione dal vivo di trent'anni dopo - ascoltare gli album di Springsteen dà solo un'idea molto vaga di cosa succede durante un suo concerto). Ancora una raffica di pezzi veloci, Ramrod e l'immancabile inno Born to Run. Divertentissima Seven nights To Rock, poi un'inaspettata Glory Days.
Dopo l'ultima pausa Bruce si siede al piano per My City of Ruins: «With these hands / I pray for Peace Lord»... sbaglio o nella versione sul disco questo verso non c'è?
È il gran finale con Land of hope and dreams e Dancing in the Dark, il concerto è durato tre ore e un quarto, come succedeva vent'anni fa, ce ne andiamo soddisfatti e con una certezza: per fortuna il rock non è morto. Non ancora.
27 aprile 2003
Esplodono in questi giorni le contraddizioni della sinistra grazie a uno di quegli strani riflussi che caratterizzano il mondo del giornalismo. Da una settimana a questa parte, infatti, infuria la discussione a proposito di Cuba, la sinistra si crogiola come al solito in un tafazziano masochismo.
Si è scoperto improvvisamente quello che si sapeva in realtà da tempo: a Cuba c'è un regime dittatoriale, non sono garantiti i diritti civili e viene applicata la pena di morte a seguito di processi sommari. Un vecchio comunista come Pietro Ingrao scrive in un articolo sul Manifesto intitolato Le prigioni di Cuba che "le notizie che giungono da Cuba non ammettono silenzi" e sono parole ammirevoli, anche se qualcuno gli rimprovera un ritardo di una quarantina d'anni e di continuare a parlare di Cuba usando la seconda persona plurale.
In quel noi si nasconde un mito a cui vogliamo attaccarci, un mito che forse non è stato mai realtà, che ci fa ballare sulle note di "Cohiba" di Daniele Silvestri - "una storia che oramai è leggenda, e che potrà sembrarti finta, e invece è l'unica certezza che ho".
È una questione di bandiere come sottolinea Luca di Ciaccio che si interroga sulla bandiera cubana appesa alla parete della sua stanza accanto alla bandiera della pace e finisce dicendo:
«Che strano se le pareti di casa si riflettono nelle coscienze. Perché, rispetto al mio caso personale, levare la bandiera della rivoluzione cubana lascerebbe un desolante spazio vuoto sulla parete. Eppure sarebbe peggio farla rimanere lì, impolverata e inosservata. Le ideologie sono così: c'è chi le elimina e si ritrova con un grande spazio vuoto oppure chi preferisce lasciarle corrompere e corroborare col tempo e coi compromessi.»
Perché non si può fare a meno di simpatizzare con la Rivoluzione Cubana che arriva a portare la libertà in uno stato dove comandava un assassino, un governo fantoccio asservito agli Stati Uniti, e riesce a portare l'alfabetizzazione e l'istruzione, una povertà dignitosa nonostante un embargo infame. Non si possono dimenticare le molte conquiste: la sanità pubblica, il più alto numero di laureati del Sud America, progressi di cui parla con ammirazione anche un uomo di destra come Franco Cardini (trovate il suo articolo insieme a quello di Ingrao), è inevitabile prendere le parti dello «stato in miniatura» nella lotta di Davide contro Golia - un'America che «ci guarda non proprio con affetto». L'alternativa al comunismo, nella Cuba degli anni '60 e '70 non era la democrazia: era una dittatura fascista filoamericana, simile alle tante dittature di destra, andate al potere in molti paesi latino-americani in seguito a vari colpi di Stato finanziati e organizzati dagli Stati Uniti. Un tentativo simile fu fatto anche a Cuba con la spedizione nella Baia dei Porci - ma fallì.
Esiste tuttavia un'altra faccia della medaglia e non si può ignorarla, queste ombre mi portano a dire con l'anarchico De Andrè che non esistono poteri buoni... il passo che porta i liberatori a diventare oppressori è purtroppo breve e viene percorso molto in fretta.
Tiziano Terzani, dopo aver assistito alla liberazione di Saigon e ai primi passi di una Rivoluzione che all'inizio fu «gentile, comprensiva e compassionevole, incoraggiante e perfino esaltante», tornò in Vietnam un anno dopo e, portato a visitare una prigione in cui venivano rinchiusi dissidenti e oppositori politici per essere "rieducati" scrisse sul libro dei visitatori che «dovunque ci siano delle sbarre, la mia simpatia va sempre a quelli che ci stanno dietro»
È difficile essere imparziali e non cedere a logiche del tipo "il fine giustifica i mezzi" (quando poi ci sarebbe molto da discutere anche sul fine), oppure "il nemico del mio nemico è mio amico" solo perché Fidel Castro è contro Bush. Non si può protestare contro la pena di morte negli Stati Uniti e definire un errore di percorso la repressione a Cuba, si rischia di fare la figura di chi ha il coraggio di dire che "l'unico errore di Mussolini furono le leggi razziali, per il resto fu un grande statista", oppure si finisce come i marxisti-leninisti che vanno alla manifestazione contro la guerra con i cartelli con la faccia di Stalin. Bisogna stare attenti a non citare alcuni crimini per giustificarne altri perché questa è la logica di chi dice "bombardiamo l'Afghanistan perché c'è stato l'11 settembre".
Nelle bandiere cubane, nelle canzoni, nel personaggio di Ernesto Che Guevara, nei miti che continuano a essere leggende per tanti giovani e meno giovani c'è un'idea che va al di là, che si scontra, che viene duramente colpita dalla realtà e da quello che è successo dopo. Ma sono ideali che resistono al di là delle contraddizioni, come per qualcuno gli Stati Uniti rappresentano - anche in buona fede - un ideale di democrazia nonostante siano uno stato fondato sul genocidio di un popolo, nonostante lo schiavismo, la segregazione razziale fino agli anni '60, il maccartismo, l'appoggio alle più feroci dittature, le guerre imperialiste, le guerre preventive.
Come mai "Liberté, Egalité, Fraternité" è un motto che rimane nonostante le ghigliottine e il Terrore?
A volte, per essere coerenti con le proprie idee, bisogna avere il coraggio di criticare anche quello che quelle stesse idee hanno prodotto.
P.S. Un altro articolo interessante: Qualcosa di sinistra su Cuba, da L'Unità.
23 febbraio 2003
La libertà di espressione e il mare dell'inutilità
Indymedia, l'Independent Media Center, che si può visitare all'indirizzo www.indymedia.org o, nella versione italiana, su italy.indymedia.org, è un tentativo di informazione indipendente del tutto unico per internet. E non mi riferisco agli articoli ufficiali che appaiono nel centro della pagina: questi non hanno niente di particolarmente innovativo. Sono infatti articoli di informazione cosiddetta indipendente, legata al Movimento che sui giornali "ufficiali" viene chiamato "no global". È vero che anche questa parte del sito non è l'organo ufficiale di nessun partito od organizzazione, ma è il risultato della discussione su apposite liste a cui partecipano persone con opinioni eterogenee. Tuttavia dagli articoli appare una certa coerenza, una linea editoriale, che può essere più o meno condivisibile, ma che non è quello di cui volevo parlare.
La parte più interessante di Indymedia è la nuova forma di informazione sperimentata nella sua sezione veramente libera: il newswire ad open publishing ovvero pubblicazione aperta. Questo strumento, apparentemente innocuo consiste in una serie di articoli, raccolti sulla colonna più a destra, scritti dai visitatori del sito. Uno spazio di libertà assoluta in cui tutti possono pubblicare le parole e le immagini che vogliono, contribuire con una notizia che ritengono significativa. Il newswire era stato pensato come un tentativo di informazione "dal basso", che rompesse quindi le secolari regole dell'informazione, a cui viene spesso rimproverato di censurare alcune notizie, oppure di non essere obiettiva, o informata. Al grido di "be your media", la gente che vuole dare notizie stridenti, versioni diverse da quelle ufficiali, è così libera di far conoscere ad un pubblico potenzialmente enorme il suo punto di vista. Ogni tipo di notizia può essere data in tempo reale, senza aspettare l'OK di nessuna autorità precostituita.
Questo metodo ha funzionato molto bene dopo il G8 di Genova, quando molte vittime dei pestaggi della polizia portarono la loro testimonianza su Indymedia, facendo emergere notizie che su televisioni e giornali non trovavano spazio, andando poi a comporre quell'opera importante e spaventosa che è "Il libro bianco di Genova".
In quell'occasione sono state dimostrate la forza e la diversità di Indymedia, che consistevano nell'assenza di una qualunque censura, di quella dettata da interessi politici che impongono una disinformazione organizzata ma anche di quella non dettata dalla malafede ma da semplici motivi tecnici (spazio limitato nelle pagine di un giornale o nei servizi televisivi e radiofonici). Ben presto però è risultato evidente anche il punto debole di questa forma di informazione: nel newswire scrivono (o meglio, possono scrivere) tutti: no global e new global, anarchici e stalinisti, fascisti e leghisti, diessini e cossuttiani, democristiani e girotondini, punk e gabber, tifosi del Livorno e del Verona, spiriti liberi ed inviati più o meno in incognito di una qualche organizzazione politica. E poi, dato che naturalmente c'è la possibilità di aggiungere commenti a qualunque articolo, qualunque cosa scrivi troverai a controbattere quello che è sempre più a sinistra di tutti, anche di Marx, quello che "Cofferati è un servo dei borghesi", quello che "Ma quale pacifismo, ma quale nonviolenza ora e sempre resistenza!" e via con la polemica...
L' esperimento di "open publishing", seppur affascinante, rischia di degenerare molto facilmente. È facile riempire di spazzatura uno spazio del genere. Indymedia propone una forma di regolamentazione che prevede di occultare (cioè non cancellare del tutto ma solo togliere dalla pagina principale e rendere visibile solo su richiesta) messaggi doppi, vuoti, privi di valore informativo come frasi senza senso, ma anche - e qui iniziano i dubbi - "messaggi palesemente razzisti, sessisti, fascisti". Sorge il dubbio del perché si debba censurare un messaggio fascista e non un messaggio (e ce ne sono) che inneggia al terrorismo e firmato Brigate Rosse, del perché censurare i nazisti ma non gli stalinisti. Il problema è che non appena si comincia a ipotizzare una qualche forma di censura in base al contenuto si rischia di cadere nel giro di poco tempo nella trappola della censura dei media tradizionali, contro la quale Indymedia cerca di opporre l'open publishing. Su questo argomento si è scatenata una discussione sui nuovi modi di organizzare il newswire.
In realtà questo è un problema più generale che riguarda non solo l'informazione ma qualsiasi forma di comunicazione e non solo sulla rete. La sfida è cercare di trovare un compromesso tra la libertà di espressione e il degenerare della comunicazione in insulti che non interessano, spam e polemiche inutili che fanno sparire nel mare dell'inutlità i rari contenuti interessanti che diventano così difficilmente rintracciabili e perdono la loro efficacia.
Alcuni anni fa vennero tolti a Radio Radicale gli ingenti finanziamenti pubblici che questa radio, pur essendo dichiaratamente un organo di partito, riceve in nome del (presunto?) servizio pubblico che svolge trasmettendo dirette dal parlamento e dai convegni di tutti i partiti. Con una mossa tipica della provocazione dei radicali (che, come ci insegna un noto luogo comune, hanno fatto importanti battaglie negli anni '70 ma ora...) Radio Radicale rispose sospendendo la programmazione normale e lasciando invece una linea telefonica aperta 24 ore su 24 senza nessuna forma di censura agli interventi di chiunque avesse voglia di telefonare. In pochi giorni la radio si trasformò in una frequenza infernale dalla quale provenivano insulti e volgarità di ogni genere, minacce personali, faide tra ultras romanisti e laziali, disquisizioni sulla "morale integrità" della madre di tizio o della sorella di caio. Raramente si ascoltava qualcuno che pronunciava parole sensate o una qualche opinione sulla quale si poteva discutere costruttivamente, ma era ovviamente affogato nel mare dell'inutilità. La situazione divenne insostenibile e dopo un breve periodo di delirio Radio Radicale riottenne i finanziamenti che le erano stati negati e riprese la programmazione ordinaria.
Temo, nel mio piccolo, di aver creato con il muro Punk vs Gabber una piccola Radio Radicale aperta a tutti, anche se non l'ho fatto per riottenere dei finanziamenti discutibili, ma per uno scopo un po' più nobile, che sembra però essere fallito: avevo tentato di liberare il muro "normale" dalla discussione punk contro gabber che aveva monopolizzato le scritte di un certo periodo, come ho già raccontato in un diario precedente. Poco dopo sono arrivati i sancarlini e i cabina, e il degenero è continuato.
Ma forse mi sbaglio e quello che ho creato è qualcosa di diverso: una chat con la possibilità di spiare quello che ha scritto la gente anche a giorni di distanza, e infatti la sensazione è proprio questa leggendo i messaggi di drugman e sabry che non perdono occasione per dichiararsi amore eterno sulle pagine del muro. Resta però il dubbio: si saranno mai visti? da quanto ho capito, no!
Comunque, devo ammetterlo, una forma di censura anche sul muro Punk vs Gabber esiste, ma non riguarda i contenuti (infatti si vedono cose orribili tipo scritte neonaziste e revisioniste) ma solo la forma. Infatti su quel muro è impossibile bestemmiare, o meglio è impossibile parlare di Dio (o di un dio). Non è che voglio impedire le discussioni teologiche, semplicemente sono partito dal presupposto che se un gabber o un punk scrive la parola "dio" lo fa per bestemmiare. Pregiudizio? No, solamente osservazione della realtà. Il filtro antibestemmia ha provocato non poche critiche al webmaster, e anche alcune scritte esilaranti che vi consiglierei di andare a ricercare se non fossero anch'esse ormai sparite nel famoso mare dell'inutilità.
Infine, per concludere questa fine di diario spudoratamente autoreferenziale, vi segnalo una nuova funzionalità apparsa sul muro (quello principale): la possibilità di effettuare ricerche sulle vecchie scritte, a partire da quando il muro è diventato automatico, il 24 dicembre 2000 (ma ci sono anche scritte ancora più vecchie, a partire dalla prima di peppox datata 12/3/1999).
È così possibile riscoprire la vita di questo sito negli anni passati quando il muro era una cosa più d'élite o, come si diceva allora, da "villaggio dei puffi" (sarà per le scritte blu?).
Un'operazione un po' nostalgica (la Giocca ne sarà felice) ma che permette anche di scoprire se sul muro si è mai parlato di...
16 febbraio 2003 Quando ieri mi sono accorto che non sarei mai riuscito ad entrare in piazza San Giovanni, che un muro di folla impediva di raggiungere la piazza, ho capito che la manifestazione per la pace era la più grande alla quale avessi mai partecipato!
Tre milioni di persone vuol dire tre volte di più che al Social Forum, 110 milioni di persone in tutto il mondo (fonte: CNN) vuol dire che più di un abitante della Terra su 50 era ieri in piazza per dire no a questa guerra. Non sono cifre che possono lasciare indifferente nessuno, forse solo Emilio Fede (che ieri ha dichiarato qualcosa del tipo "che siano cinquemila, seimila o diecimila (!!!) a noi non importa niente").
E non importa se ieri la RAI ha preferito trasmettere "Passaggio a Nord Ovest" di A. Angela, "Aspettando Disney Club" e una partita di rugby piuttosto che il più grande evento di piazza di sempre in Italia e nel mondo (la censura non è riuscita del tutto, infatti la nostra nazionale di rugby dopo aver miracolosamente battuto il Galles è tornata in campo con le bandiere della pace).
Non importa se qualcuno è capace di dire "anche se erano tre milioni, gli altri 57 milioni di italiani erano a casa" oppure "cosa vuoi che siano 110 milioni su sei miliardi". Qualcosa sta cambiando, e più larga diventa la frattura tra quello che succede veramente e quello che ci viene raccontato, più forte sarà la voglia di partecipare, di esserci, di fare politica non solo facendo un segno su una scheda una volta ogni cinque anni. Non importa se il TG1 ormai censura anche il Papa, non importa se "La 7" fa una diretta dominata da Giuliano Ferrara che cerca di ridicolizzare i manifestanti.
"La sinistra ha perso la testa e i pacifisti non l'hanno mai avuta", questa è l'ultima dichiarazione del presidente del Consiglio prima di chiudersi in un imbarazzato mutismo, schiacciato e spaventato dalla forza dei sondaggi che dicono che l'85% degli italiani è contro questa guerra. Non possono essere tutti "comunisti", ci devono essere molti elettori del Centrodestra tra loro, ed è questo che lo spaventa. Intanto Fini parla di "pacifismo totalitario", che non ho capito bene cosa sia...
Tra la gente che ha partecipato alla manifestazione, e con cui ho avuto occasione di parlare durante le lunghe ore che sono servite al treno speciale per percorrere un tortuoso percorso lungo la costa tirrenica, ho trovato invece persone che ragionavano molto lucidamente, con la mente non appannata dai quiz televisivi.
"Ci continuano a rinfacciare che protestiamo contro gli Stati Uniti e non contro Saddam" - dice un professore di Educazione Artistica in pensione, che porta un poster in cui nel Giudizio Universale di Michelangelo al Padreterno è stato sostituita la faccia di Bush e ad Adamo uno scheletro - "ma c'è una ragione molto semplice per questo. Nessuno qui è dalla parte di Saddam, non c'è bisogno di dirlo. E come mai noi manifestiamo contro gli Stati Uniti, e non contro Saddam? Perché viviamo in Italia, facciamo parte del blocco dei paesi occidentali e, quando gli Stati Uniti vogliono cominciare una guerra dettata solo dai loro interessi, noi dobbiamo far capire a chi detiene il potere che non siamo d'accordo, dobbiamo spingerli a comportarsi in modo che la guerra non ci sia. A manifestare contro Saddam invece da chi ci faremmo sentire? Cosa gliene può importare a Saddam se noi manifestiamo qui in Italia? Per denunciare i crimini di Saddam noi non ci siamo mai tirati indietro, mentre gli Stati Uniti sembrano accorgersene solo ora. Saddam è una creatura degli americani, come Bin Laden, non dimentichiamocelo!".
Una buona risposta a Studio Aperto che ieri faceva vedere le immagini dei bambini curdi uccisi dicendo "Ma dov'erano i pacifisti, mentre succedeva questo?". E dove sono loro, mentre questo continua a succedere, mentre i curdi sono perseguitati anche in Turchia, il paese che fa parte della NATO e che gli altri paesi dovrebbero difendere dalla minaccia di Saddam? Quello che dà noia, più del fatto che gli Stati Uniti facciano una guerra imperialista per avere il petrolio e per "non rinunciare al proprio tenore di vita" come ha candidamente ammesso Bush, è la montagna di scuse e di menzogne con cui cercano di giustificare le loro guerre.
"Quando colpiscono i simboli significa che hanno paura". Nella sede della Nazioni Unite, c'è sempre stata una riproduzione di Guernica il celeberrimo quadro di Pablo Picasso che, rappresentando il bombardamento nazista (e fascista, c'erano anche gli aerei italiani) sulla cittadina basca nel 1937, è diventato un simbolo universale dell'orrore della guerra, della sofferenza della popolazione civile. Quando Colin Powel è venuto all'ONU a presentare le sue famose "prove" contro l'Iraq, qualcuno ha pensato bene di coprire il quadro di Picasso con un drappo azzurro, forse per non farlo sembrare un'allusione agli imminenti bombardamenti americani.
Mi dicono invece (io, come ho detto, non sono riuscito ad arrivarci) che dietro al palco di piazza San Giovanni, c'era proprio Guernica, e per fortuna, visto che questo episodio era passato abbastanza sotto silenzio, come molti altri.
Servirà a qualcosa questa manifestazione? Cambierà qualcosa? Probabilmente no, Bush ha già deciso da mesi la guerra, i fatti che determinano l'inizio dell'offensiva sono altri: le condizioni climatiche che spingono a cominciare la guerra prima di Marzo, l'enorme quantità di denaro pubblico americano che viene speso per mantenere le truppe e gli armamenti nel Golfo, che fanno sì che a guerra debba iniziare presto per evitare di spendere troppo...
L'unica speranza è questa nuova consapevolezza.
26 gennaio 2003
L'inaspettato successo del disco Il Fischio del Vapore di Francesco De Gregori e Giovanna Marini, ha riportato un po' di attenzione sulle canzoni popolari italiane. In questo disco, ai primi posti anche nelle classifiche francesi, il più riservato dei nostri cantautori ritrova Giovanna Marini, da anni impegnata insieme all'Istituto Ernesto De Martino nella riscoperta del nostro patrimonio folkloristico. I due avevano cantato insieme L'abbigliamento di un fuochista, una perla di De Gregori pubblicata nel 1982 nel fortunato album Titanic.
Vent'anni dopo, con il pretesto di ricantare quella canzone, hanno inciso questo disco, che però in buona parte contiene materiale non scritto da uno o dall'altra ma canzoni popolari. Popolari, più che politiche, anche se inevitabilmente i due aspetti sono molto legati tra loro.
Un'interpretazione interessante del perché nascono le canzoni popolari ci arriva da Pier Paolo Pasolini (tra l'altro omaggiato nel disco nel bellissimo Lamento per la morte di Pasolini della Marini). Secondo Pasolini "esiste in ogni nazione una cultura delle classi dominanti, aristocratiche o borghesi, ed una cultura delle classi dominate. La prima in evoluzione storica e la seconda ritardataria per la difficoltà che incontra ad assimilare le culture precedenti complicatamente stratificate l'una sull'altra. Fra queste due culture esiste un rapporto di semplice contatto. La poesia popolare è del tutto originale perché, anche se gli schemi metrici e i dati stilistici sono di origine colta, essi sono stati assimilati secondo gli ambiti mentali tipici di una cultura diversa: la cultura delle masse popolari, che, per quanto influenzate dalla classe dominante, cercano sempre di affermarsi autonomamente, per quella libertà che è insopprimibile nell'uomo" (da Canti politici italiani 1793-1945 di Lamberto Mercuri e Carlo Tuzzi. Editori Riuniti, 1962).
Spesso le canzoni popolari hanno un autore, anche se poi vengono rielaborate in modi totalmente originali. A volte hanno la funzione di raccontare fatti di cronaca, per voce dei cantastorie che girano le campagne, come L'attentato a Togliatti
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Alle ore undici del quattordici luglio |
Molto ingenua, ma meticolosa nella ricostruzione dei particolari. Colpevole anche di un falso introdotto intenzionalmente, per un perbenismo tipico dell'italia dell'epoca:
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Rita Montagnana, che era aI Senato, |
Non fu infatti Rita Montagnana, moglie di Togliatti, ad accompagnarlo all'ospedale, ma Nilde Iotti... All'epoca non c'era il divorzio...
A volte l'autore anonimo è di estrazione borghese, e utilizza il linguaggio colto dell'epoca. È il caso di questa canzone, Il feroce monarchico Bava, che ricorda la repressione nel sangue dei tumulti milanesi del 1898, grazie al quale il generale Bava Beccaris si guadagnò la croce di Grand'ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia. Due anni dopo l'anarchico Gaetano Bresci vendicava i morti di Milano uccidendo il re Umberto I.
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Alle grida strazianti e dolenti |
Sulla stessa melodia (come spesso succede per le canzoni popolari) fu scritta, molti anni dopo, la Ballata del Pinelli, che ricordava la misteriosa morte dell'anarchico precipitato da una finestra della questura di Milano, nel corso delle indagini per l'attentato di Piazza Fontana del 1969. Come fu riconosciuto dopo, gli anarchici Pinelli e Valpreda erano innocenti e l'attentato era stato organizzato dall'estrema destra con la complicità dei servizi segreti deviati.
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Quella sera a Milano era caldo |
Cercando tra le canzoni popolari se ne trovano molte dell'inizio del secolo di orientamento anarchico. Il movimento anarchico era molto forte, sopratutto in Emilia dove contava più seguaci del Partito Socialista.
Addio Lugano bella è il capolavoro di Pietro Gori, ma un'altra canzone anarchica, l'Inno della Rivolta, può essere a buon diritto essere chiamata la "nonna" de La Locomotiva di Francesco Guccini.
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Nel fosco fin del secolo morente, |
(disegno di Enrico) |
In realtà "La Locomotiva" è un tentativo (senza dubbio riuscito!) di scrivere una canzone che ricalcasse lo stile dei cantastorie dell'inizio del secolo: parole semplici, le stesse rime utilizzate più volte e soprattutto una delle caratteristiche più importanti che la canzone d'autore ha ereditato dalla musica popolare: la ripetizione della frase finale per due o tre volte.
Molti gruppi di oggi hanno ripreso le canzoni popolari, le hanno ricantate con arrangiamenti moderni. La versione da ballo di Bella Ciao (che Giovanna Marini canta nella versione delle mondine) dei Modena City Ramblers si ascolta in ogni manifestazione. I Modena hanno ripreso anche una canzone anarchica dell'inizio del secolo, "Figli dell'officina" trasformandola completamente. Gli Ustmamò invece hanno ricantato una delle più belle canzoni della Resistenza, Dalle belle città (che loro hanno invece intitolato Siamo i ribelli della montagna). I puristi scuotono la testa di fronte a queste rielaborazioni moderne, ma secondo me è nella natura delle canzoni popolari essere ricantate in modo diverso nel tempo, in modo da essere conosciute da un pubblico più vasto.
Canti di LottaQui trovate tutte le più importanti canzoni di lotta italiane
MP38 - Archivio di canzoni e di lotta15 gennaio 2003
Se siete tra i tanti che odiano gli autobus e che evitano accuratamente di mettere piede su un qualsiasi mezzo pubblico, vi posso assicurare che con il vostro comportamento, a parte le solite prediche su traffico e inquinamento, vi perdete delle scene di comicità assolutamente gratuita.
Sì perché i mezzi pubblici, e in particolare gli autobus, sono i luoghi dove, anche senza volere, si finisce per osservare le persone intorno a noi, ad ascoltarne i discorsi più o meno urlati; non per una curiosità morbosa o per una qualche pretesa di studio antropologico, piuttosto per un'inevitabile vicinanza, su autobus spesso affollati e invivibili. La "varia umanità" che popola gli autobus e che ho conosciuto in anni e anni di viaggi sulle linee fiorentine è abbastanza particolare. Prendono l'autobus principalmente tre categorie di persone: gli anziani, gli immigrati e gli studenti. Di gente che esuli da queste tre categorie se ne trova veramente poca, soprattutto sugli autobus che arrivano dalle periferie, perché il mezzo pubblico è molto poco usato da chi si può permettere di girare in macchina.
Una madre quarantacinquenne ed una figlia ventottenne montano su un autobus. La mamma esprime ad alta voce i suoi pensieri e la figlia è visibilmente imbarazzata. In poco meno di due minuti scopro che la figlia ha aperto un negozio di abbigliamento per bambino e la madre, memore di un'esperienza in trattoria finita dieci anni prima, le ricorda di "non famigliarizzare con i clienti! Con i clienti ci deve essere un rapporto di vendita e acquisto". Non soddisfatta inizia a raccontare la storia della sua vita (e di quella della figlia) ad un signore che incautamente le aveva chiesto quanto mancasse ad arrivare alla stazione. Tutto l'autobus ascolta molto interessato...
I discorsi sugli autobus sono spesso un misto esilarante di luoghi comuni e qualunquismo. Non ci sono più le mezze stagioni, una volta qui era tutta campagna, il nuoto è lo sport più completo, si stava meglio quando si stava peggio, gli italiani sono mammoni e restano a casa fino a trent'anni, a Firenze non si gira più, i politici sono tutti uguali: tutti rubano alla stessa maniera, vorrei avere il cane ma non ho il giardino. Si ritrovano a parlare tra loro persone che non si conoscono, e questo è già un incentivo alla banalità dei discorsi, e regna sovrano l'inutile ma gratificante sport di lamentarsi un po' di tutto in compagnia di perfetti sconosciuti. A volte le lamentele sono anche giustificate, una strana solidarietà accomuna le persone quando sono costrette ad aspettare per quaranta minuti un autobus che, quando arriva dopo aver saltato una corsa, è fantozzianamente strapieno. E allora giù a protestare contro l'ATAF, contro chi ci governa, contro questo mondo che non funziona e che non funzionerà mai... Per non parlare della temibile linea 56 che da Novoli porta all'ospedale di Careggi. Una babele di disgrazie raccontate da chi va all'ospedale per i più svariati motivi, un tripudio di "Eh, signora mia come vuole che vada..." che riesce a togliere ogni gioia di vivere ai pochi studenti che cercano di raggiungere l'università con i mezzi pubblici.
Nei giorni del Social Forum era spassoso sentire le inquietudini di signore sopravvissute a una guerra mondiale se non a due, letteralmente terrorizzate da giornali e tg... "saranno anche pacifici ma hanno detto che hanno fermato uno alla frontiera con dieci tonnellate di chiodi"
E poi i cinesi che cercano ogni volta di uscire dall'entrata, l'autista che con una certa soddisfazione non gli apre e li obbliga a scendere alla fermata dopo... un vecchio pazzo che sugli autobus strapieni urla "Se c'era Hitler qui c'era meno gente, si stava più larghi! Viva Hitler, viva Stalin, viva Mussolini, viva Haider, viva Zirinowski!", nonne che si lamentano dei nipoti e delle figlie, urla quando l'autista - a torto o a ragione - non apre le porte per uscire. "Oh! Apri... ho suonato" "No, non aveva suonato", e avanti così fino agli insulti più indicibili.
Anche nei treni si può assistere a scene esilaranti.
Il controllore passa a controllare il biglietto ad un signore ed esclama compiaciuto:
- Ah finalmente qualcuno che fa i biglietti su internet. Se ne vedono così pochi...
Interviene una signora.
- Per forza se ne vedono pochi. Per farli vender dovrebbero togliere il 10% che si prende l'agenzia, visto che il lavoro di prenotare me lo faccio da solo.
- Sì ma a me resta più comodo, così non devo andare all'agenzia...
- Ho capito. Però poi magari non le arriva a casa in tempo.
- No, ma io non me lo faccio spedire a casa. Lo prenoto e poi vado a ritirarlo alla stazione.
- Ah, ma allora dove sta il risparmio di tempo? Poi scusi deve collegarsi a internet, cercare il sito... io faccio prima a andare all'agenzia.
- No ma a me resta comodo perché sono sempre collegato.
- Sì ma scusi, lei non esce mai di casa? È sempre su internet?!?
Sempre sul treno, quello regionale da Venezia a Trieste, assisto a una delle scene più divertenti che abbia mai visto. Come forse sapete, sui treni regionali è vietato fumare, anche negli scompartimenti riservati solitamente ai fumatori (con tanto di cartello che dice "sui treni regionali è vietato fumare"). Ciononostante un (apparentemente) distinto signore è seduto con la sigaretta in mano. Già una volta il controllore gli fa notare il divieto, ma quando torna, quello sta ancora fumando.
- Signore, spenga la sigaretta altrimenti sono costretto a farle la multa!
- Nossignore io non spengo niente
- Va bene allora sono quattro euro di multa
La sanzione è incredibilemte bassissima...
- Nossignore io non pago niente
- Allora mi deve dare un documento
- Ma lei è un pubblico ufficiale? Non si può permettere di...
Seguono scene pazzesche tra accuse di "voi ferrovieri siete tutti frustrati, come tutti i dipendenti pubblici", telefonate agli avvocati (per il costo di decine di euro, probabilmente) dicendo "Qui c'è un signore che mi prevarica e mi vuol far pagare una multa"... fino al gran finale con il controllore che fa il verso all'altro da dietro le spalle.
28 dicembre 2002
Consiglio per un regalo di Natale in ritardo: BOB DYLAN - LIVE 1975 THE ROLLING THUNDER REVUE (The Bootleg Series vol. 5).
Nel 1975 Bob Dylan raccoglie intorno a sè un'incredibile carovana di musicisti e artisti: Joan Baez, Roger McGuinn dei Byrds, il poeta beat Allen Ginsberg e parte da New York per un tour leggendario, "The Rolling Thunder Revue". Nell'autunno 1975 Dylan aveva appena finito di registrare l'album Desire, che però sarà pubblicato solo l'anno seguente ma le nuove canzoni vengono suonate nel tour insieme ai grandi classici dylaniani degli anni '60. Dylan è famoso per stravolgere dal vivo il suo repertorio, un atteggiamento che a volte può risultare fastidioso, soprattutto quando, come negli ultimi anni, ripropone le sue canzoni più belle distruggendo la melodia originale trasformata in un lamento indistinto.
I concerti di quel tour invece rivelano un momento di irripetibile inventiva: le nuove versioni dei classici sono sempre intelligenti, anche quando le canzoni sono quasi irriconoscibili (A hard rain's a-gonna fall). E le versioni dal vivo dei brani di "Desire" (Isis, Romance in Durango, Sara...) sono di gran lunga superiori alle registrazioni in studio. La carriera di Dylan aveva già subito molte inversioni di rotta: gli inizi come cantante folk completamente acustico, quindi la svolta elettrica, per la quale fu aspramente criticato ("Giuda!!") dai puristi del folk più classico, ma dopo la quale Dylan scrive le sue canzoni migliori. Nel '66 Dylan sparisce per due anni, lo danno addirittura per morto in seguito al famoso incidente motociclistico, e quando ripubblica un nuovo album è una nuova svolta: in chiave country - saranno i rockettari questa volta a rimanere delusi.
Con il tour del '75 Dylan ritrova la sua vena più politica e scrive Hurricane, la canzone dedicata a Rubin Carter, il pugile che si trova ingiustamente in prigione con l'accusa di omicidio.
Il gruppo che accompagna Dylan nei concerti della Rolling Thunder Revue è estremamente ricco: chitarre acustiche ed elettriche, violino, tantissimi cori. L'atmosfera è molto festosa, il gruppo si muove in camper come un circo e si esibisce a sorpresa nei teatri, affidando la pubblicità al passaparola. Dylan si presenta sul palco con la faccia dipinta come un clown.
A distanza di 27 anni, mentre Dylan gira ancora il mondo ma appoggiandosi a un bastone e alternando momenti di ritrovata creatività a riletture terrificanti dei suoi classici, mentre Joan Baez è sparita e si dice abbia abbandonato ogni forma di impegno politico ed Allen Ginsberg è morto, ascoltando questo disco si può ritrovare un pizzico della magia di quegli anni ed emozionarsi ancora ascoltando i duetti tra Dylan e Joan Baez di I shall be released o della sempreverde Blowin' in the wind che, non sembra, è stata scritta quasi quarant'anni fa, nel 1963.
15 dicembre 2002
Giovedì scorso al teatro Verdi c'è stata la presentazione di Firenze città aperta di
Federico Micali, Teresa Paoli e Stefano Lorenzi, un film sui giorni del Social Forum Europeo a Firenze.
Come Prato Linux User Group dobbiamo essere fieri di avere una socia coautrice di questo film che forse approderà al festival di Cannes.
Un film emozionante, divertente, commovente, chiaro che racconta le giornate del Social Forum a partire dalla vigilia, con i negozi chiusi e le locandine dei giornali, le opinioni della gente comune che litiga per le strade. E poi una cronaca completa delle giornate del Social Forum, dalla manifestazione a Camp Derby alle conferenze con Gino Strada e Alex Zanotelli fino all'occupazione della SIAE, la street parade, la manifestazione di sabato... sembra che i registi/operatori fossero sempre dappertutto. Uno stile da documentario, un montaggio chiaro e veloce, una selezione accurata delle 80 ore di materiale filmato (in digitale), montate a tempo di record per ottenere 50 minuti densi di contenuti e di colori che raccontano l'atmosfera del Social Forum.
Le immagini sono commentate da spezzoni audio tratti da Popolare Network / Controradio.
"Firenze città aperta" rappresenta anche una risposta al silenzio della stampa e della televisione sui temi del social forum. Infatti, dopo una campagna stampa martellante che ha terrorizzato ad arte Firenze, stampa e TV hanno ignorato il Social Forum. Non una parola è stata detta sui contenuti delle numerosissime conferenze che si sono tenute nella riunione di Firenze. La RAI intanto continua a censurare un film su Genova, "Bella Ciao", che prima è stato prodotto dalla RAI poi è stato dimenticato in un cassetto mentre l'azienda non solo evita di metterlo in onda in televisione ma impedisce anche la proiezione nei cinema negando i diritti ai registi. Per ora "Bella Ciao" è stato proiettato solo una volta clandestinamente a Firenze qualche mese fa. Firenze città aperta invece è prodotto dal circuito Atelier che gli ha così assicurato una promozione.
Il film esce in VHS con L'Unità, il Manifesto e con il settimanale Carta a partire da Giovedì 19 dicembre. Ve lo consiglio, sinceramente.
16 novembre 2002
Cinque mesi dopo The Rising di Bruce Springsteen, esce un nuovo album dissidente nel panorama rock americano. Sto parlando, naturalmente, di Riot Act, l'ultimo album dei Pearl Jam. Non aspettatevi obiettività... sono un fan irriducibile della band di Seattle.
Riot Act (Atto di rivolta) è un titolo con due riferimenti precisi. The Riot Act era una legge inglese emanata nel 1715. Sanciva che 12 persone,
riunite senza preventiva autorizzazione potevano costituire disturbo alla quiete pubblica, pertanto potevano essere disperse e incriminate. Questa legge, rimasta in vigore in Gran Bretagna fino al 1973, è stata riletta in chiave moderna dal Patriot Act, emanato dal presidente George W. Bush poco più di un mese dopo gli attentati dell'11 settembre. Questa legge segue la filosofia che è stata adottata in buona parte del mondo occidentale dopo l'allarme terroristico: diminuzione delle libertà civili individuali in cambio di una presunta maggiore sicurezza. In particolare la legge è un attentato alla privacy, soprattutto quella sulla rete (per saperne di più potete leggere i commenti apparsi su apogeonline, il manifesto e, in inglese, su EFF - Electronic Frontier Fundation).
L'atmosfera dell'album è dominata da due eventi tragici. Il primo sono gli attentati dell'undici settembre e la successiva risposta statunitense, il patriottismo ipocrita, la manipolazione dell'informazione, le bugie interessate del petroliere Bush, i suoi interessi economici. Mentre in tutti gli USA trionfa il "falso patriottismo, quello che si scatena quando vai dal benzinaio a fare il pieno e ti compri la bandierina da 89 cents da appendere all'antenna senza pensare che la tua macchina consuma un litro di benzina ogni quattro chilometri e che la bandierina è di plastica e, guarda un po', è stata fabbricata in Cina." (Eddie Vedder), c'è bisogno di riaffermare che ognuno appartiene solo a sé stesso, l'unica cosa in cui possiamo credere è il nostro cervello.
I am mine (Io sono mio) (Ed Vedder)Gli egoisti sono tutti in fila |
Help Help è una strana canzone psichedelica che parla d'informazione e ripete ossessivamente Tell me Lies. Questo tema appare anche in un'altra canzone (Ghost): "the tv, she talks to me/ breaking news and building walls/ selling me what I don't need/ didn't know soap made you taller". L'uomo che chiamano il mio nemico sembra uguale a me, un mio specchio. Sembra banale, ma nel clima politico americano è una presa di posizione coraggiosa.
Help Help (Aiuto aiuto) (Jeff Ament)Dimmi ciò che voglio sentire |
Il presidente viene citato esplicitamente in Bushleaguer (sulla copertina scritto Bu$hleaguer), seguace di Bush. Bush Jr. viene descritto come un texano ignorante, portato al potere da interessi economici di grandi aziende (almeno io capisco così la frase "got lucky with a strike"), ipocrita sfruttatore della paura della gente ("drilling for fear, makes the job simple", seminando paura rende tutto semplice). Ne è passato di tempo da Vitalogy, un album con un libretto in cui era riportata una foto di una finestra in Italia con sotto la scritta "Bush Boia!"... di padre in figlio la tradizione continua.
Una lucida metafora della situazione americana è raccontata anche in Green Desease: "Dice il capitano 'Questa barca non è sicura, e stiamo affondando'. Poi viene fuori che è lui che sta creando le onde".
Ma un altro fatto pesa su quest'album, la tragedia di Roskilde, quando durante un concerto dei Pearl Jam in un festival mal organizzato, nove ragazzi morirono schiacciati dalla folla mentre sul palco non si accorsero subito di cosa stava accadendo per via delle luci che impedivano di vedere il pubblico. Dopo questo fatto, i Pearl Jam hanno pensato seriamente di smettere di suonare dal vivo, e se non l'hanno fatto è perché la responsabilità non è stata assolutamente loro ma della pessima organizzazione della sicurezza del Festival, che fra l'altro non si fermò nemmeno dopo quel giorno, perché "dovevano vendere ancora birra" (Ed Vedder). Love Boat Captain cita i Beatles (All you need is love). Questa canzone sarà cantata ad ogni concerto, per ricordare.
Love Boat Captain
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Le traduzioni sono fatte da me, e quindi sicuramente non saranno precise (ma sono migliori di quelle piene di errori evidenti apparse su www.pearl-jam.it)
11 novembre 2002 "È scoppiata la pace" titolava ieri La Nazione, con una grande faccia tosta. Dopo aver annunciato per mesi l'arrivo degli Unni, il giornale inspiegabilmente più venduto a Firenze, festeggia la manifestazione di sabato con una tecnica molto berlusconiana ("Disordini? Quando mai ho detto che ci sarebbero stati disordini?").
Nonostante tutto quindi la profezia non si è autoavverata! Una sola vetrina è stata rotta nei giorni del Social Forum, involontariamente, da un manifestante un po' alticcio. Immediatamente sono apparse scritte di scusa e una colletta per ripagarla.
Tutte le persone che conosco che sono venute sabato sono state d'accordo su una cosa: mai vista una manifestazione così bella, un'atmosfera simile. Molti, sinceramente commossi, affermano che "è stata la cosa più bella che ho fatto in vita mia".
La manifestazione è stata un risultato politico importante tanto che molti politici di professione si dicono "interessati" ai problemi che il Social Forum pone, bisogna "ascoltare le istanze"... il peso di ottocentomila persone comincia a farsi sentire.
Ieri la gente nel centro di Firenze si fermava non a guardare le vetrine, ma a leggere le scritte lasciate sui pannelli dei negozi che si erano barricati. Su molti pannelli erano stati attacati dei fiori con scritto "questo è tutto il male che possiamo farvi". Per il resto prese per i fondelli tipicamente toscane. Fantastico il buco fatto con il dito su un pannello di cartone ("BLINDATURA ECONOMICA!!") con la scritta "prova di resistenza". E poi molte altre scritte:
"Un altro negozio è possibile"
"blindati di cervello"
"chiuso per pregiudizio"
"l'unica cosa danneggiata qui è il vostro cervello"
"chiusura fallace"
"coperto di vergogna"
"chiusi di mente"
"almeno mille birre non vendute: coglione!"
"chiuso per cervello in allestimento"
"Nel 1966 ho levato tanto fango da questo negozio e da queste strade. Oggi mi rendo conto che non sono riuscito a levarlo tutto..."
Una lezione di civiltà.
6 novembre 2002
Stamattina Firenze si è svegliata con una bella giornata di sole. Come (quasi) tutte le mattine vado a prendere l'autobus per raggiungere viale Morgagni e seguire le lezioni. Sono già rassegnato a impiegare quasi un'ora per percorrere gli 11 km quotidiani e, invece... sorpresa! L'autobus corre veloce, non c'è traffico, anche in via Baracca nonostante i lavori, a parte una coda abbastanza sopportabile prima di entrare in via Baracchini, si scorre. L'autobus è stranamente vuoto, si trova addirittura posto a sedere. La ragione di questa meraviglia, sembra incredibile, è il Social Forum. La prima reazione chiaramente è di euforia: ma ce ne fosse uno al giorno di Social Forum se questi sono gli effetti miracolosi sul traffico... Agnoletto riesce dove le targhe alterne falliscono! Pensandoci meglio però... che tristezza! Questo vuol dire che effettivamente la campagna martellante di stampa e televisione ha dato i suoi frutti. Una buona fetta di fiorentini è rimasta a casa, fin da oggi, non è andata a lavorare, a scuola. Suggestionata da questo allarmismo continuo, ripetuto a reti unificate su televisioni pubbliche e private, su La Nazione, sul Giornale della Toscana, sugli orribili giornaletti gratuiti (City e Leggo), uno dei quali titolava oggi "Firenze: l'invasione dei No Global". Si racconta di scuole che preferiscono sospendere la didattica (andrebbero denunciati i presidi per interruzione di pubblico servizio), di ambulatori medici che rimandano gli appuntamenti, di gente che fa scorta di generi alimentari nei supermercati quasi come se oggi dovesse cominciare una guerra civile.
Un fenomeno di psicosi collettiva preparato ad arte da mesi, la dimostrazione che veramente l'informazione è il quarto potere più importante degli altri: ripetete una menzogna tutti i giorni per un tempo abbastanza lungo e tutti ci crederanno! Esemplare in questo senso è la notizia, riportata su tutti i giornali, secondo cui "alcuni no global francesi sono stati bloccati alla frontiera con decento chili di bulloni". Anche ipotizzando che ci sia qualcuno che viene a Firenze per tirare i bulloni, perché se li dovrebbe portare dalla Francia sapendo che ci sono i controlli alle frontiere, mentre può tranquillamente fermarsi a tutti i ferramenta che esistono da La Spezia a Viareggio? La notizia infatti era falsa, ma nessuno si è preoccupato di smentirla.
Un altro esempio sono le polemiche che accompagnano da tempo la figura di Luca Casarini. Bisogna riconoscere che Casarini si potrebbe risparmiare alcune esternazioni che si prestano ad essere montate ad arte dai giornalisti in cerca del titolo eclatante. Intelligenza politico-diplomatica: zero, insomma. Tuttavia si deve anche distinguere tra quello che effettivamente ha detto e ciò che viene scritto sui giornali. In un intervista a Controradio ieri sera Casarini raccontava dell'intervista che aveva suscitato tanto clamore. Lui si era lamentato del fatto che si parlasse del Social Forum come di un problema di ordine pubblico, ignorando invece i problemi molto più grandi che il Social Forum solleva. Ad esempio - dice grosso modo Casarini - "la gente si preoccupa di quello che spacca le vetrine della banca, ma non parla delle Banche che commerciano armi. In fondo quello che spacca la vetrine non ha ammazzato nessuno mentre le armi ammazzano eccome!". Il giorno dopo i giornali titolano: Casarini: "è giusto spaccare le vetrine delle banche che commerciano armi". Ammetterete che non è la stesa cosa...
Per fortuna però a Firenze non tutti si sono rinchiusi in casa e molti parteciperanno ai lavori del Forum e alla manifestazione contro la guerra di sabato. Io cercherò, armato della mia macchina fotografica digitale, di raccogliere una serie di immagini significative, e spero di riuscire ad aprire una pagina che racconti quasi in diretta il mio punto di vista su questo evento.
A proposito di guerra consiglio a tutti di leggere l'ultimo libro di Gino Strada, Buskashì. Emergency è stata l'unica organizzazione umanitaria presente a Kabul dopo l'11 settembre sotto i bombardamenti americani. Uno sguardo su quello che è successo veramente ma non ci è stato raccontato dalla televisione. Vi riporto un frammento del libro che mostra lo stato dell'informazione durante la guerra. Racconta un episodio accaduto subito dopo la "liberazione" di Kabul.
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Alle sette e mezza del mattino sta per incominciare il giro di visita, quando chiamano dal pronto soccorso. |
16 ottobre 2002 Quando alcuni mesi fa sul muro di questo sito comparvero le prime frasi firmate da "gabber", io ero totalmente ignorante di questo fenomeno... non avevo idea di chi fosse questa gente, quali fossero le loro idee, la loro musica. In poco tempo poi... il delirio... ogni giorno tantissime scritte, spesso tutte uguali, e una nuova rivalità degna di altri tempi e di altre cause... non più Peppone contro Don Camillo, Beatles contro Rolling Stones, sessantottini contro borghesi, anarchici contro stalinisti... ma punk contro gabber!
Dopo qualche tempo la situazione diventò insopportabile tanto che venne piano piano fuori l'idea (penso che per questo devo ringraziare la Giocca) di creare uno spazio apposta per chi voleva discutere, insultarsi o fare il bullo difendendo il proprio modo di vivere. Non voglio dire che sia stata una specie di ghettizzazione perché è una brutta parola... diciamo che è stato un modo di dividere per argomenti il vecchio e unico muro in modo che chi non era interessato a queste dispute spesso un po' inconcludenti, ed anche volgari, avesse la possibilità di rimanerne fuori. Era il 13 aprile 2002 (fine del riassunto delle puntate precedenti).
Sei mesi dopo il bilancio di questa parte del sito nata quasi per caso è incredibile: più di 10000 messaggi per una media di circa 55 messaggi al giorno, le categorie che si ampliano per comprendere nuovi stereotipi, discussioni sempre molto feroci, rari sprazzi di buon senso, volgarità gratuite, numeri di cellulare che compaiono facendomi venire alcuni dubbi sull'opportunità di continuare a tenere uno spazio del genere che poi si presta anche a scherzi di cattivo gusto che sicuramente non condivido.
Ma soprattutto il muro "Punk contro Gabber" è lo specchio di un parte di Italia, di una fetta di giovani e giovanissimi (da quanto ho capito l'età media di chi scrive è molto bassa) che se da una parte mi fa sorridere, dall'altra fa anche un po' paura. Fa sorridere perché dietro alle varie bestialità, volgarità, frasi razziste, ai luoghi comuni si intravedono persone che in fondo non sono così cattive come vorrebbero sembrare e usano l'anonimato e la possibilità di cambiare identità che la Rete offre per divertirsi a recitare una parte che probabilmente non è la loro. Ma fa anche paura, perché se anche un decimo di quello che dicono di pensare e di fare fosse vero ne verrebbe fuori il ritratto di una parte (una minoranza, spero) di giovanissimi che risveglia, anche se a livello di caricatura, fantasmi che credevamo di avere sepolto. Nazismo e fascismo vengono citati, anche se spesso a sproposito, con una facilità incredibile, ma quello che spaventa di più è il culto del denaro, del vestito di marca, della discoteca come unico obiettivo nella vita. Spaventa poi anche questo bisogno di trovare comunque un nemico, anche se poi la rivalità consiste solo in insulti scritti su un muro virtuale.
Sto diventando troppo serioso, e non so se qualcuno sarà arrivato a leggere fin qui... per i superstiti voglio raccontare un paio di episodi divertenti. Quando già il muro dei punk contro gabber era diventato abbastanza famoso, la prima scelta su Google quando si ricerca "Punk vs Gabber", segnalato sui newsgroup dei gabber, eccetera... mi arriva una mail dal webmaster del sito del Number One... cioè una delle più grandi discoteche d'Italia, in Lombardia, che pare sia il tempio della religione gabber o qualcosa del genere. Mi proponeva di unirci per organizzare qualcosa insieme, magari aprire un gift shop per vendere gadgets gabber e, in definitiva, fare un monte di soldi. Non ci ho creduto, e poi quando ho preso lo spazio sul server di prato.linux.it mi sono impegnato a non metterci contenuti commerciali e, sinceramente, non avevo voglia di inoltrarmi in questo strano mondo che mi era quasi piombato addosso...
Quando poi quest'estate sono andato in vacanza in Croazia al mio ritorno ho trovato un'invasione di scritte veramente pesanti firmate con nomi diversi ma accomunate tutte dallo stesso mittente reale, o perlomeno dallo stesso indirizzo IP di partenza. Sono contro ad ogni forma di censura, non cancello delle scritte che non solo sono del tutto contrarie al mio modo di pensare, ma che a volte mi fanno veramente ribrezzo. D'altra parte non potevo permettere che un'unica persona monopolizzasse in questo modo il muro, ai miei amati "frequentatori storici" questo poteva non piacere -). Per questo fu un grande piacere bloccare tutte le scritte provenienti dall'IP incriminato e ridirigerle a una pagina che proclamava Basta! Adesso hai esagerato. Non puoi più scrivere sul muro!, e un momento di grande soddisfazione pervaso da un senso di assoluta potenza (mi basta poco) è stato quello in cui ho ricevuto questa email, che come si nota dalla parte in grassetto rivela una invidiabile cultura informatica:
d'accordo maso,ecco tutta la verita. daniele è il mio amico,io non mi chiamo davide, mi chiamo ******. Il computer utilizzato x i messaggi era il mio,oltre a daniele anchio scrivevo degli insulti,soppr.quelli piu pesanti.abbiamo anche mandato dei mess sul muro punk vs gabber a nome di un neutrale,davide appunto,mentre altri,quelli in cui parlava con una certa gabberina,erano suoi. anche picozza e dj adolf nn centrano niente,i mess. a nome loro erano quasi tutti nostri. ti prego, riattiva i cookies al mio computer,d'ora in poi se scrivero sul muro,saranno cose serie,o almeno non insulti.siamo stati stupidi,la colpa è anche mia,non solo di daniele. [...] mi ripongo alla tua grazia,se vuoi perdonarmi e ripermettermi di scrivere sul tuo muro,te ne sarò grato. ciao e grazie per avermi ascoltato
Spassosa... per la cronaca io ho risposto con altre domande tipo perché il tipo si firmasse con un nome da donna con l'obiettivo di farsi mandare foto di uomini nudi... visto che non ho mai ottenuto risposta, il divieto di scrivere è rimasto.
Non ho detto niente dei punk perché i gabber sono sicuramente quelli che mi hanno scioccato di più. Certo le volgarità e gli insulti gratuiti si sprecano anche "dall'altra parte della barricata" ma a volte su quel fronte si trova gente che fa discorsi sensati, a volte anche interessanti. Idee originali anche, come quella di una punkabbestia, alla quale si contestava che se tutti facessero come lei e non lavorassero il mondo non andrebbe avanti. "Appunto - risponde - se tutti non lavorassimo distruggeremmo il sistema dalla base". Questa è vera anarchia distruttiva. Non so quanto sia condivisibile ma sicuramente è affascinante.
The Punk vs Gabber Wall
6 ottobre 2002
"Non vogliamo e non posssiamo consegnare Firenze nelle mani di chi spaccherà teste e vetrine.", "I no global assalteranno le banche", "Ci saranno zone rosse per la manifestazione" "Martini paga i black-bloc", "No Global? No grazie", "Ma chi li pagherà tutti i danni?", "A Firenze ci sarà una guerriglia come in Viet Nam", "Chiuderemo tutti i negozi durante i giorni del Social Forum", "Firenze non può diventare una nuova Genova". È in corso ormai da mesi una campagna stampa incredibilmente rabbiosa contro il Forum Sociale Europeo che si svolgerà a Firenze tra un mese. Ignorando ogni evidenza televisioni e giornali continuano a ripetere che a novembre ci sarà un'invasione di barbari che passeranno una settimana a distruggere i monumenti, spaccare le vetrine e ad aggredire i poliziotti. Senza nessun fondamento, si paragona l'appuntamento di Firenze a Genova, chiudendo gli occhi sul fatto che stavolta non ci sarà nessun G8, che nessun potente da contestare dovrà essere protetto da una zona rossa, che non ci saranno le barricate, gli idranti, i lacrimogeni, i poliziotti in tenuta antisommossa. Almeno speriamo che non ci saranno, speriamo che stavolta non ci sarà nessuna scusa per reprimere e criminalizzare un movimento che evidentemente fa sempre più paura.
Firenze dovrebbe essere qualcosa di molto più simile a Porto Alegre che a Genova, un momento di riflessione e di confronto più che di protesta, ma naturalmente non sarà dei contenuti che giornali e televisioni parleranno. L'unica cosa che fa notizia quando si parla dei cosiddetti "no-global" sono gli incidenti, anche quando non ci sono. Al telegiornale regionale della Toscana nel servizio sulla manifestazione di ieri contro la guerra organizzata dal Social Forum, il giornalista ha ripetuto almeno dieci volte che "la manifestazione si è svolta tranquillamente, senza incidenti"... fa notizia che in una manifestazione pacifista non ci siano scontri con la polizia! Alla manifestazione non c'erano facinorosi con cappucci neri e molotov in mano: c'erano molti studenti delle superiori, qualcuno convinto qualcuno che aveva colto l'occasione per una forca, giovani, meno giovani, gente che incontri normalmente per strada insomma, non pericolosi criminali.
Bisognerebbe spiegare ai nostri politici che, almeno in Italia, la maggior parte dell'opinione pubblica è contraria alla guerra, e in modo particolare a questa guerra palesemente assurda e palesemente dettata dagli interessi degli Stati Uniti e dei petrolieri. Per la prima volta qualcuno ha osato alzare la voce contestando la logica americana "Io decido, voi mi date ragione se no siete terroristi". Invece l'Italia è il solo paese europeo insieme alla Gran Bretagna ad essere completamente allineato agli USA. La nostra sinistra si spacca su una questione così fondamentale, Rutelli gioca a fare il Blair italiano e vota per mandare gli alpini in Afghanistan a sostituire i militari americani che andranno a bombardare l'Iraq. I DS fanno una manifestazione contro la guerra ma il pomeriggio, per paura che la sinistra possa sembrare stranamente unita in un'occasione come questa. D'altra parte la guerra l'hanno sostenuta anche loro, in Serbia e in Kosovo, e, anche se apprezzo il fatto che stavolta abbiano detto un no deciso, non capisco le sottili differenze che l'altra volta li hanno spinti a dire sì.
Chi subisce la guera non apprezza la differenza tra le bombe di un dittatore malvagio come Saddam Hussein e le bombe della Libertà Duratura di un presidente eletto democraticamente che bombarda dopo aver consultato un Parlamento che discute liberamente, non distingue tra bombe di destra e bombe laburiste, non capisce cosa voglia dire "guerra umanitaria", "azione preventiva", "effetto collaterale", questa è l'elementare verità.
Al Forum Sociale si parlerà di guerra, si parlerà delle cause della guerra, le opinioni saranno varie perché variegato è questo movimento che riunisce persone con culture, idee, istanze diverse che però condividono alcuni principi e a partire da questi discuteranno.
Capisco che molti non condividano questi principi, questa analisi, che abbiano idee e interessi che li spingono a criticare la politica del Forum Sociale. Ma cercare in ogni maniera di criminalizzare il forum e di impedire la discussione vuol dire andare contro la libertà di esprimersi, di riunirsi, che in una democrazia dovrebbe essere sempre tutelata.
L'unica polemica con un minimo di fondamento è quella che contesta alla Regione Toscana di aver finanziato questo avvenimento. In realtà non sono stati dati soldi direttamente all'organizzazione ma sono stati utilizzati dei debiti che la Firenze Expo ha con il Comune (o la Regione) per concedere gratis la Fortezza da Basso per i convegni. D'accordo, è un aiuto, sostanziale, che la Regione ha dato all'evento. Secondo me non è una cosa scandalosa, è una scelta politica coraggiosa. Gli enti pubblici finanziano ordinariamente ogni tipo di eventi. Sopravvolando sulla quantità di denaro pubblico che è stata spesa per accogliere i potenti del G8, oggi ho letto che il comune di Roma ha speso 300mila euro per la festa per la santificazione di Escrivà. Chi ha votato centro-destra protesta perché soldi in parte anche suoi vengono utilizzati per favorire il convegno dei no global... allora un ateo o un buddista potrebbero protestare perché soldi in parte anche loro vengono utilizzati per una manifestazione a loro del tutto estranea e indifferente... di questo passo ognuno potrebbe criticare qualunque spesa dell'amministrazione per iniziative che non condivide o che non gli interessano.
Speriamo quindi che a novembre si parli di Firenze ma per quello che verrà detto, per gli argomenti che si affronteranno e non per le solite polemiche. Vedremo...
(nella foto i "Fiati Sprecati", un gruppo che si esibisce in molte manifestazioni)
Forum Sociale Europeo - il sito ufficiale
15 settembre 2002 Ieri a Roma in piazza San Giovanni una quantità incredibile di persone (la questura ha detto 110 mila, io direi che eravamo minimo, ma proprio minimo, 600 mila ma forse molti di più) si è riunita per una manifestazione (li chiamano girotondi per sminuirli), una festa di protesta assolutamente inedita! Inedita ed inconsueta perché la manifestazione non era organizzata da nessun partito, da nessun sindacato, ma da un gruppo di intellettuali, artisti, giornalisti, professori universitari, che si è appellata a quella parte del paese che ancora crede nei principi di giustizia e democrazia. Non era mai successo in Italia, ma neanche in Europa, che una manifestazione del genere, nata quasi per passaparola, dalle piccole organizzazioni (l'ARCI, la Sinistra Giovanile, i movimenti) radunasse una tale quantità di gente. Faceva bene ieri girare per la piazza San Giovanni. Era bello vedere le facce della gente, sentire i discorsi, trovare persone di tutte le età ancora capaci di indignarsi di fronte all'illegalità e all'impunità. Vi diranno che si trattava di una massa di sovversivi, Castelli ha detto che manifestazioni di questo genere sono "moti di piazza"... niente di tutto ciò! Il clima che si respirava era allegro anche se preoccupato, ma soprattutto moderato: lo slogan della manifestazione era "La Costituzione è uguale per tutti", una frase che di questi tempi viene considerata pericolosamente eversiva. In un altro paese d'Europa una manifestazione del genere non avrebbe ragione di essere. Il governo Berlusconi è stato leggittimamente eletto (continuano a ricordarcelo) e in un paese normale l'opposizione dovrebbe combattere in parlamento contro una politica di destra ma comunque legittima, anche se non condivisibile. Il problema è che in tutte le democrazie moderne esistono dei valori condivisi da tutte le forze politiche, di destra, di centro e di sinistra, che permettono alla democrazia di non fermarsi, come vogliono i berlusconiani, all'espressione di un voto che elegge una maggioranza la quale poi impone il proprio volere senza regole. Questi valori condivisi sono quelli della democrazia liberale, quelli sanciti nella nostra Costituzione nel 1948. L'autonomia del potere giudiziario dal potere politico, la libertà di espressione, la libertà di manifestare e, non ultimo, l'articolo che recita che "l'Italia ripudia la guerra". Questi valori sono ogni giorno offesi dalla Destra italiana e dal partito del presidente del Consiglio.
Un partito formato da imputati eccellenti e dai loro avvocati prepara leggi ad hoc per garantire l'impunità al presidente del Consiglio e ai suoi soci. I processi che diventano "un gioco dell'oca che consiste nello spostare continuamente la sede" (la legge Cirami), un altro disegno di legge che non prevede limitazioni al numero di testimoni che un avvocato difensore può chiamare: un giudice non potrà più protestare se un avvocato difensore chiama a testimoniare tutti gli abbonati all'elenco telefonico di Roma. Lo scopo, naturalmente, è quello di allungare a dismisura i processi; ovviamente, di queste leggi non potrà beneficiare l'imputato povero o l'extracomunitario, ne approfitteranno i ricchi, i potenti e i mafiosi.
Quanto alla libertà d'informazione, come può esistere in un paese dove il presidente del Consiglio controlla sei televisioni su sette e buona parte dei giornali e progetta di comprarsi anche il più importante giornale italiano, il Corriere della Sera? L'esempio di Indro Montanelli, uomo di destra cacciato dal suo Giornale perché criticava la nuova destra italiana è emblematico. Santoro e Biagi sono stati cacciati dalla RAI insieme a squadre di giornalisti professionisti, non c'è stata la diretta televisiva della manifestazione se non sulla Sette dove però non facevano sentire gli interventi ma intervistavano i politici.
Gli esponenti del centrodestra dopo aver detto che questa manifestazione è un atto eversivo (!!!) l'hanno liquidata come una lotta interna alla sinistra. Invece negli ultimi anni non avevo mai visto tanta unità: una piazza dove le bandiere della lista Di Pietro sventolavano accanto a quelle di Rifondazione. Nanni Moretti che a piazza Navona aveva detto "Io non ce la fo a parlare con Di Pietro e Rifondazione ma loro devono riuscirci, è il loro mestiere!" si è ritrovato quasi per caso a riuscire dove i politici di professione avevano fallito. I politici della sinistra erano quasi tutti in piazza (a parte il solito D'Alema!) anche se, per una giusta scelta dell'organizzazione, non hanno parlato.
Il discorso di Gino Strada ha ricordato l'orrore delle guerre, di paesi dove "è tutti i giorni l'11 settembre", questo governo sta portando l'Italia ad un appiattimento sulla politica statuintense. La sinistra italiana avrà il coraggio di criticare per una volta il guerrafondaio Bush o dovremo scappare in Germania?
Agli interventi si sono alternate le canzoni di Avion Travel, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, Fiorella Mannoia e Francesco De Gregori, che hanno cantato insieme La Storia
La storia siamo noi nessuno si senta offeso
siamo noi questo prato di aghi sotto al cielo
la Storia siamo noi, attenzione,
nessuno si senta escluso,
La storia siamo noi
siamo noi queste onde nel mare
questo rumore che rompe il silenzio
questo silenzio così difficile da masticare
e poi ti dicono tutti sono uguali
tutti rubano alla stessa maniera
ma è solo un modo per convincerti
a restare in casa quando viene la sera,
però la storia non si ferma davvero davanti ad un portone
la storia entra dentro le nostre stanze , le brucia
la storia dà torto o dà ragione
La storia siamo noi
siamo noi che scriviamo le lettere
siamo noi che abbiamo tutto da vincere,
tutto da perdere
Poi la gente, perché è la gente che fa la storia
Quando è il momento di scegliere e di andare
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
che sanno benissimo cosa fare
quelli che hanno letto un milione di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare
ed è per questo che la storia dà i brividi
e nessuno la può cambiare
la storia sai siamo noi
siamo noi padri e figli
siamo noi bella ciao che partiamo
la storia non ha nascondigli
la storia non passa la mano
la storia siamo noi
siamo noi questo piatto di grano.
Una bella giornata, che ridà fiducia, che fa sperare qualcosa per il futuro!
Lo speciale fotografico
27 luglio 2002 Devo andare a comprare l'ultimo album di Bruce Springsteen. Anzi se qualcuno vuol farmi un regalo per il mio compleanno che è tra poco... no scherzo non importa, me lo comprerò! però ancora prima di averlo tra le mani volevo parlarne un po'. "Ma come cavolo fai a fare la recensione di un disco che non hai neanche comprato?" - è la domanda che sorge spontanea - ebbene tutto questo è possibile grazie a Radio Popolare (e da noi Controradio) che ha dedicato ieri un ottimo speciale a questo disco traducendo i testi, commentandoli e facendo ascoltare una buona parte delle canzoni.
Il Boss è il simbolo di un'America diversa, di quello che mi piace pensare che rappresentino gli Stati Uniti per il mondo. Un'isola felice. Quando sento accuse del tipo "voi di sinistra siete tutti antiamericani", rispondo sempre mettendo di mezzo Springsteen. La potenza del rock'n'roll, il rhythm'n'blues... l'incontro della musica nera con il folk, una band veramente multirazziale, l'illusione del sogno americano e la disillusione degli anni '80, i giorni nostri, il fantasma di Tom Joad che ci presenta il nuovo ordine mondiale.
Springsteen è sempre stata una voce contro. Contro la strumentalizzazione di Reagan che citò "Born in the U.S.A." portandola ad esempio di come nonostante le grandi difficoltà ogni americano doveva sentirsi fiero di essere nato nella sua America. Il Boss rispose all'epoca chiedendo al presidente se avesse apprezzato anche le canzoni di "Nebraska", il soffertissimo primo album acustico e solista nel quale ci vengono raccontate quasi sussurando storie di ordinaria disperazione dell'America dell'inizio degli anni '80. "Born in the U.S.A." va riascoltata oggi, nell'unica versione che Springsteen continua a cantare nei concerti. Solo chitarra acustica, spogliata dall'arrangiamento roboante e prepotente, e quel grido "nato negli U.S.A," che diventa quasi una condanna; la canzone parla di un reduce del Viet Nam che dopo avere perso molti amici laggiù si ritrova in un paese che non lo ringrazia nemmeno, pur continuando a celebrare ufficialmente l'eroismo di una dura sconfitta. Ma forse il presidente si era fermato al ritornello, o più probabilmente al titolo.
Il nuovo album (il primo album in studio con la E-street band al completo dopo 18 anni!) è senz'altro un album a tema. E il tema non poteva che essere la tragedia che ha segnato gli Stati Uniti in questi ultimi mesi, l'11 settembre.
In questa scelta si vede cosa vuol dire essere americano per Springsteen, la sua distanza dai toni ipocriti di tronfio nazionalismo, di vendette annunciate e realizzate, dalle distinzioni tra culture superiori e inferiori.
Springsteen parla della Storia in maniera non esplicita, senza mai citare apertamente i fatti, attraverso punti di vista di piccole persone coinvolte in eventi più grandi di loro dei quali non capiscono il significato. Lo fa sinceramente, restituendo al dolore la dimensione personale, togliendo il peso inutile di troppa retorica, di troppe bandiere, calandosi nelle vite dei pompieri che morirono per salvare altre vite, di chi ha perso i propri cari e, infine, del terrorista kamikaze il giorno prima dell'attentato che sogna un paradiso che scoprirà troppo tardi essere inutilmente vuoto.
Into the fire è la canzone che parla dei pompieri, si apre con un verso che nel disco è quello che fa riferimento più esplicitamente alla tragedia:
The sky was falling and streaked with blood
I heard you calling me, then you disappeared into the dust
Up the stairs, into the fire
Up the stairs, into the fire
I need your kiss, but love and duty called you someplace higher
Somewhere up the stairs, into the fire
Il ritornello è un gospel, una preghiera corale, il linguaggio religioso è ricorrente nell'album, ma una religione molto essenziale, molto sincera, una speranza.
May your strength give us strength
May your faith give us faith
May your hope give us hope
May your love give us love
In Nothing Man alcuni versi descrivono la vita di una città di provincia, probabilmente lontana da New York, dove nonostante tutto la vita continua come prima, ma in realtà non è così... il famoso "niente è più come prima" acquista un significato diverso se visto con gli occhi del personaggio che probabilmente è stato invece coinvolto nella tragedia...
Around here, everybody acts the same
Around here, everybody acts like nothing's changed
Friday night, the club meets at Al's Barbecue
The sky's still, the same unbelievable blue
Darlin' give me your kiss
Come and take my hand
I am, the nothing man
Due canzoni parallele, Empty Sky e You're missing. La prima fin dal titolo ricorda simbolicamente la gravità di quanto è successo: il cielo vuoto può essere un empty skyline. Racconta un risveglio con qualcuno che manca, il senso di vuoto e il desiderio di vendetta... la richiesta terribile "I want an eye for an eye" voglio un "occhio per occhio"...
I woke up this morning
I could barely breathe
Just an empty impression
In the bed there you used to be
I want a kiss from your lips
I want an eye for an eye
I woke up this morning to an empty sky
Il titolo di You're missing è difficile da tradurre, la parola inglese ha un significato molto ampio: può essere Mi manchi ma anche Sei scomparsa. Qui non c'è desiderio di vendetta, solo la disperazione di una vita che continua apparentemente a scorrere normale (tutto è tutto) ma non può esserlo. Un'assenza che si concretizza con "troppo spazio nel letto, troppe telefonate". Il diavolo nella cassetta delle lettere, polvere sulle mie scarpe, nient'altro che lacrime.
Shirts in the closet, shoes in the hall
Mama's in the kitchen, baby and all
Everything is everything
Everything is everything
But you're missing
[...]
Children are asking if it's alright
Will you be in our arms tonight?
Morning is morning, the evening falls I got
Too much room in my bed, too many phone calls
How's everything, everything?
Everything, everything
You're missing, you're missing
God's drifting in heaven, devil's in the mailbox
I got dust on my shoes, nothing but teardrops
Springsteen spiazza tutti con una canzone con un arrangiamento pakistano. Suonata da un allievo del maestro Nusrat Fateh Ali Khan parla di un difficile ma forse possibile incontro tra due culture diverse. Verrebbe da citare Forster e "Perché non potremmo essere amici?" "No, non ancora, non qui" di "Passaggio in india"... ma forse esagero (e poi Forster non mi è mai piaciuto molto). La canzone si chiama Worlds Apart, una melodia simile ai canti degli Indiani d'America si inserisce in un arrangiamento tipicamente pakistano. A metà canzone entra tutta la E-Street Band e il tutto si trasforma in una ballata tipicamente americana... molto simbolico!
La conseguenza di tutto quello che viene prima arriva con la penultima canzone, Paradise. Se prima la tragedia era raccontata con gli occhi delle vittime, ora Springsteen riesce a raccontare il punto di vista del carnefice. Il giorno prima dell'attentato, in Virginia, luogo di addestramento dei terroristi, uno dei kamikaze si rivolge alla sua donna con versi che fanno venire i brividi (il respiro dell'eternità sulle tue labbra), aspettando il paradiso.
Where the river runs black
I take the schoolbooks from your pack
Plastics, wire and your kiss
The breath of eternity on your lips
In the crowded marketplace
I drift from face to face
I hold my breath and close my eyes
I hold my breath and close my eyes
And I wait for paradise
I reach and feel your hair
Your smell lingers in the air
I brush your cheek with my fingertips
I taste the void upon your lips
And I wait for paradise
And I wait for paradise
Naturalmente il paradiso tanto atteso si rivelerà drammaticamente vuoto, anche il terrorista è un piccolo tassello di eventi troppo grandi.
I search for you on the other side
Where the river runs clean and wide
Up to my heart the waters rise
Up to my heart the waters rise
I sink 'neath the water cool and clear
Drifting down, I disappear
I see you on the other side
I search for the peace in your eyes
But they're as empty as paradise
They're as empty as paradise
Il disco si conclude con la canzone che Springsteen ha cantato anche al concerto per le vittime dell'11 settembre, My city of ruins. Questa canzone, come molte altre del disco (sembra incredibile) è stata scritta prima dell'11 settembre. My city of ruins, come My hometown, dedicata a una delle infinite periferie americane, già rovine prima di Bin Laden, acquista però un nuovo significato. E un appello a una resurrezione, ancora la religione, un coro di Rise up
There's a blood red circle
on the cold dark ground
and the rain is falling down
The church doors blown open
I can hear the organ's song
But the congregation's gone
My city of ruins
My city of ruins
Now the sweet veils of mercy
drift through the evening trees
Young men on the corner
like scattered leaves
The boarded up windows
The hustlers and thieves
While my brother's down on his knees
My city of ruins
My city of ruins
Come on rise up!
Come on rise up!
12 luglio 2002
Ieri mi sono reso conto di qualcosa di sconvolgente... In tutta la mia vita non ho mai scritto né ricevuto una lettera.
Chiaramente sto parlando delle lettere vere, quelle come una volta (le lettere non sono più quelle di una volta...), quelle con la carta bianca da lettera, sulla quale senza l'aiuto delle righe o dei matematicissimi quadretti forse avrei anche qualche difficoltà a scrivere... che poi imbuchi la lettera per qualcuno che magari è molto lontano e la riceverà dopo molti giorni... poi aspettare la risposta, trovare nella posta qualcosa di diverso dalle solite pubblicità, dalle bollette, dalle lettere della banca... vedere una busta con l'indirizzo scritto a mano e con il tuo nome sopra e tutti questi romanticissimi momenti... niente!
Quindi mi chiedo se sarei capace di scrivere una lettera, perché... è terribile... le lettere sono qualcosa di tremendamente personale e io, l'ho già scritto da qualche parte, ho sempre evitato i temi personali, fin dalle elementari. E forse farei come mio nonno, che quando studiava a Padova, scriveva le lettere a mia nonna, allora solo fidanzata, e invece di scrivere non so quali frasi d'amore, le scriveva due righe su cosa aveva fatto quel giorno... d'altra parte anche durante l'esame di maturità era stato il primo a consegnare il compito di matematica ma aveva fatto una fatica tremenda a scrivere le tre colonne del tema d'italiano...
Poi uno si chiede: "ma ha senso scrivere una lettera a una persona che abita nella tua stessa città e che puoi vedere non dico tutti i giorni ma sicuramente tutte le settimane?" - "ma non è più comoda l'email che arriva in 5 secondi e non costa niente?" (miii... come sei tirchio!!) - "ma la lettera va scritta di getto o bisogna rileggerla alla fine?". Io penso che se scrivessi senza rileggere quello che ho scritto non si capirebbe una parola. Anche quando scrivo questa sottospecie di diario devo sempre rileggerlo almeno un paio di volte per metterlo in un italiano decente... ma forse una lettera non deve essere in italiano decente, deve essere solo sincera, un flusso inarrestabile di coscienza che neanche Joyce... ma non è vero perché sono convinto che Joyce l'Ulisse l'abbia riletto parecchie volte (è stato uno dei pochi a riuscire a leggerlo tutto, probabilmente.).
Comunque anche raccontare semplicemente qualcosa che succede intorno a te può dar vita a una lettera interessante, e a volte mi è successo di scrivere delle email che andassero al di là dei soliti discorsi tipo "come funziona il plugin per mozilla?" o "guarda ganzo questo sito" e raccontassero qualcosa, ma, lo so, questa non è una scusa. Certo non riuscirei mai a iniziare una lettera dicendo...
In giardino il ciliegio è fiorito
agli scoppi del nuovo sole
il quartiere si è presto riempito
di neve di pioppi e di parole...
... ma mi basterebbe molto meno. Mi sono reso conto che in questo diario ho parlato troppo di me, l'incubo del tema personale incombe... e quindi sarà meglio finirla qui. E il prossimo diario vi parlo di Palladium (ma anche no...) e del progetto di Microsoft per distruggere la nostra libertà... un tema con meno implicazioni personali.
Yes, I received your letter yesterday
(about the time the door knob broke)
When you asked me how I was doing
Was that some kind of joke?
All these people that you mention
Yes, I know them, they're quite lame
I had to rearrange their faces
and give them all another name
Right now I can't read too good
don't send me no more letters no
Not unless you mail them
from Desolation Row
Bob Dylan
4 giugno 2002 Una mia amica, non faccio nomi:-)), mi dice che non le è piaciuto il sondaggio sull'inno nazionale perché... insomma... "l'inno è sempre l'inno"... intoccabile come la Bandiera.
A me le cose intoccabili danno noia per definizione quindi penso che scherzarci un po' sopra non faccia male. In questo momento l'inno nazionale gode di un'inedita popolarità... sarà per merito (o per colpa?) del presidente Ciampi, sarà per i mondiali. Lunedì ho visto la partita con l'Ecuador in un'aula del nuovo plesso di ingegneria e quando hanno suonato l'inno, tutti si sono (anzi ci siamo) alzati in piedi, e molti cantavano, mentre il Trap biascicava e Totti sorrideva. Non dico che non sia una bella cosa riscoprirci tutti così italiani in occasione di una partita di calcio, però sono convinto che se avessimo cantato Va' pensiero sarebbe stato un momento toccante... con Fratelli d'Italia invece la scena era vagamente comica.
Obiettivamente bisogna ammettere che come composizione Fratelli d'Italia (anzi il Canto degli Italiani come l'aveva intitolato Mameli) non è esattamente un capolavoro. La musica è, più che una marcia... una marcetta... siamo un popolo da marcetta? forse sì. Il compositore che ha scritto la musica , Michele Novaro (come avete intuito sto attingendo in modo scandaloso dal libretto del cd che hanno regalato con La Repubblica e vi sto rivendendo un po' di informazioni che fino a dieci minuti fa ignoravo), non fu certo un secondo Giuseppe Verdi: era un maestro di musica genovese che fece una modesta carriera a Torino scrivendo un'opera buffa in dialetto genovese (davvero...) e che sarebbe stato dimenticato completamente se non avesse scritto la musica di quello che poi sarebbe diventato l'inno nazionale. In realtà è stato dimenticato lo stesso dato che tutti parlano dell'Inno di Mameli, ignorando il povero Novaro, che morì in povertà (potevano almeno chiamarlo l'inno di Mameli/Novaro, come Mogol/Battisti).
Goffredo Mameli, anch'egli genovese, nacque nel 1827, l'anno in cui morì Beethoven... e questo è di per sé indicativo. Era un ragazzo di vent'anni, mazziniano e seguace di Garibaldi quando scrisse i versi che sarebbero diventati l'inno italiano solo nel 1946 con la nascita della Repubblica (l'inno del Regno d'Italia era la Marcia Reale, non certo i versi di quel repubblicano di Mameli!). Insomma bisogna anche capire il momento storico in cui quei versi furono scritti. Si dice che tutti a vent'anni scrivono versi; chi continua o è un poeta o un cretino... non sapremo mai a quale categoria appartenesse il povero Mameli perché morì per le conseguenze di una ferita alla gamba riportata mentre si batteva per la repubblica di Roma nel 1849 a soli 22 anni.
I versi, pieni della retorica e del romanticismo dell'epoca, sono praticamente sconosciuti a mezza Italia, non solo ai calciatori. Gran parte degli italiani continua a cantare "Stringiamoci a corte" invece di "Stringiam'ci a coorte", perché nessuno gli ha insegnato cos'è una coorte ma forse anche perché si rendono conto inconsciamente di che orrore di licenza poetica sia "stringiam'ci"...
Alla prima strofa ne seguono altre quattro completamente sconosciute... possiamo onestamente criticare Trapattoni se non canta "Noi siamo da secoli/ calpesti, derisi / perché non siam popolo / perché siam divisi" prima di una partita della Nazionale? Ammetterete che, oltre che ricordare i versi "Quando ero piccolo / tutti mi scherzavano...", porta un po' sfiga?
Il buon Mameli scriveva sinceramente "Siam pronti alla morte" e infatti morì per i suoi ideali... ma voi vi sentite pronti alla morte per l'Italia?!? Io, onestamente, non sono per niente pronto! Come cantava il grande Geroges Brassens "moriamo per delle idee, d'accordo, ma di morte lenta!". Tornando al nostro caro inno il momento più alto e più divertente arriva secondo me nell'ultima strofa quando deride gli austriaci: "Gia l'Aquila d'Austria/ Le penne ha perdute. / Il sangue d'Ialia,/ Il sangue Polacco,/ bevé col cosacco/ Ma il cor le bruciò"... però insomma i tempi cambiano ed è un po' cattivo ricordare ancora oggi agli amici austriaci la caduta di un impero accaduta cent'anni fa.
I figli d'Italia / Si chiaman Balilla... questo Balilla non c'entra molto con i balilla fascisti o con il calciobalilla, era il nomignolo di un ragazzo che durante la sommossa contro gli austriaci scoppiata a Genova nel 1746 tirò un sasso contro l'esercito austriaco... anche noi abbiamo avuto la nostra intifada.
Ad essere sinceri bisogna dire che anche negli altri paesi non è che se la passino meglio di noi: la Germania ha potuto conservare solo una strofa dell'inno perché tutto il resto era una specie di apologia del nazismo, gli spagnoli non hanno salvato una sola parola dell'inno scritto ai tempi di Francisco Franco e devono cantare "Mmmmm.... Mmmmm..." un po' come i Crash Test Dummies. Anche la gloriosa Marsigliese ha un testo molto pulp (pure troppo) con molto sangue sparso per le strade, donne sventrate, teste tagliate e altre delizie di questo genere.
L'inno nazionale è necessariamente retorico, è necessariamente nazionalista, è un genere che non mi piace.
Però Jimi Hendrix che suona un distortissimo inno americano a Woodstock nel 1969 mi fa ancora venire i brividi... l'inno suonato in quel modo assumeva un significato ben diverso dallo stesso inno suonato dai marines americani in Vietnam.
Ammetto di non sapere cosa dicesse l'inno dell'Unione Sovietica, magari era un inno a Stalin e le parole erano terribili... ma la musica è fantastica ed emozionante (ma avete mai ascoltato la versione dei CCCP?). Va bene, dite pure che sono uno schifosissimo comunista eccetera eccetera... me lo merito!
23 Maggio 2002 Dopo parecchio tempo riscrivo su questo diario. Volevo solo dire qualcosa, in ritardo, su due iniziative che ci sono state a Firenze in contrapposizione alla convention che Forza Italia ha tenuto al Saschall (che nome orribile, non era meglio quando si chiamava teatro tenda?). Domenica scorsa, al motto di "Remiamogli contro" di fronte al Saschall sulla riva sinistra dell'Arno al parco dell'Anconella si sono ritrovate un buon numero di persone per manifestare in modo del tutto pacifico e ironico il disgusto totale (visto che il punk va tanto di moda su questo sito cito i Punkreas) verso questa maggioranza. L'appello era di portare qualsiasi cosa galleggiasse e navigare sull'Arno in modo da disturbare quelli dall'altra parte. La manifestazione è riuscita e accanto ad alcuni momenti simpatici, alla Peppone contro Don Camillo, dove cioè si notava una certa ironia da entrambe le parti (il cartello che dal Saschall proclamava "UN NO GLOBAL CON LE PALLE L'AVREBBE FATTA A NUOTO"), si sono comunque notati dei particolari abbastanza inquietanti: la manifestazione era autorizzata - lo so che è surreale - solo fino alla metà dell'Arno e, a far rispettare questa direttiva c'erano ben due gommoni della polizia e uno dei carabinieri. Quando "i nostri eroi" si avvicinavano con le canoe o con i canotti, issando le bandiere più disparate, da quella di Che Guevara a quella dei pirati, alla metà del fiume, la polizia li bloccava avvertendoli che "più in là non si può andare perché ci sono gli scogli" (!!!). È stata comunque una soddisfazione sentire la banda dei "Fiati Sprecati" che suonava "Bella Ciao", che ultimamente sembra sia diventata una canzone sovversiva, in faccia ai berlusconiani.
Lunedì invece alla stazione Leopolda si è tenuta una riunione dal titolo "Cosa c'è da festeggiare?" dedicata a questo primo anno di governo Berlusconi. Marco Travaglio ha riassunto i provvedimenti del governo: risentendoli uno dietro l'altro si scoprono dei rapporti di causa-effetto che, pur seguendo le vicende giorno per giorno, non avevo apprezzato completamente. Dagli infiniti attacchi alla magistratura alle leggi fatte apposta per far assolvere Dell'Utri, alla legge retroattiva sulle rogatorie che rischia di mandare all'aria anni di indagini, fino alla possibilità di riciclare il denaro sporco legalmente: riportate pure in Italia i soldi frutto di attività illecite che tenete in Svizzera; mentre un mafioso vi chiede il 60% per ripulire il denaro lo Stato lo fa legalmente e vi chiede solo il 2.5%. Se poi la guardia di finanza viene a chiedervi da dove vengono tutti quei soldi voi dovete solo dire che li avete riportati in Italia grazie alla nuova legge. Si chiama "scudo fiscale". Con la più squallida forma di menzogna il governo ha spacciato questa legge come un modo per far entrare capitali in Italia per aiutare la nostra economia.
Sul palco della Leopolda sono saliti Paolo Hendel, Francesco Pardi e un meraviglioso Paul Ginsbourg che ha duettato con la Guzzanti-D'Alema. Sabina Guzzanti ha anche preso le sembianze di Berlusconi per un pezzo comico esilarante... A proposito della Guzzanti che fa Berlusconi, non so se avete visto Sciuscià venerdì scorso: c'era Gasparri (quello vero) che mentre il finto Berlusconi parlava non riusciva a stare zitto e gli ribatteva... come se fosse il Berlusconi vero... esilarante!
È infuocata la discussione sui poliziotti accusati di aver pestato i manifestanti a Napoli. Tantissimi agenti di polizia si sono ribellati a questi arresti, sono scesi in piazza, hanno gridato al complotto. Questo dimostra che hanno la coscienza sporca, che quello che è accaduto a Genova o a Napoli non è un caso isolato, è spesso il modo di operare normale della polizia.
L'unica differenza è che nei casi delle manifestazioni queste violenze sono state subite da gente completamente innocente e con una certa volontà di far venire a galla la verità, nonostante la comprensibile paura. Ma quello che è successo in quelle occasioni avviene ordinariamente nei confronti di persone che non lo denunceranno mai perché si trovano in condizioni di illegalità (clandestini, ladri, scippatori...).
A questo proposito vorrei raccontare un episodio: non vi dico come l'ho saputo, diciamo solo che un ragazzo che di mestiere fa il poliziotto ha raccontato questo fatto vantandosi di essere uno che mantiene l'ordine in una città sempre più insicura. Una telefonata notturna avverte una volante di un ladro che si è arrampicato sul cornicione di un palazzo e sta tentando di entrare in un appartamento. I poliziotti arrivano velocemente sul posto, puntano i fari della volante contro il ladro e gli ordinano di buttarsi di sotto. Lui esita, loro lo minacciano, alla fine questo si butta e si rompe una gamba. Appena atterrato viene caricato in macchina, massacrato di botte e infine abbandonato in aperta campagna. Giustificazione del poliziotto per questo comportamento: "se lo arrestiamo regolarmente, non gli fanno nulla, dopo un giorno è fuori. Poi questi bastardi usano le bombolette con il gas per far addormentare la gente e un bambino piccolo è morto per una dose eccessiva. Quindi noi li pestiamo così ci pensano due volte prima di andare a rubare".
Questa logica da giustizieri della notte non è occasionale, è il comportamento ordinario, e giustificato dai benpensanti, di alcuni poliziotti. Se i poliziotti si comportano così è perché simili atteggiamenti sono tollerati se non incoraggiati dall'alto. Al poliziotto viene implicitamente promessa l'impunità: è chiaro quindi che quando invece scattano i primi arresti tutta la categoria si ribelli.
7 Aprile 2002 Semplicemente spaventoso. Sull'ultima pagina della Repubblica di ieri, una intera pagina di pubblicità di McDonald.
Un titolo incredibile ha subito attirato la mia attenzione: "Mi sono fatta un mazzo così, ma ho imparato a stare al mondo.". Si tratta come si dice sotto della dichiarazione "autentica" di Marina, crew, McDonald's Piacenza. Questa Marina che campeggia più in basso con una faccia ebete e sorridente e con un vassoio con un'enorme porzione di patatine in mano, ci racconta la sua storia... E io vado a leggere, per capire cosa possono inventare le migliori menti della pubblicità per invogliare a venire a lavorare da McDonald. Perché, dai, lo sappiamo tutti che il lavoro da McDonald è uno dei peggiori che ti possono capitare al di fuori del terzo mondo... turni massacranti, superiori arroganti, l'unto del fritto che ti rimane addosso per mesi, lavoro precario (si capisce, chi ci andrebbe a lavorare per più di tre mesi?), impossibilità di far valere i propri più elementari diritti (nei McDonald's non è mai esistito il sindacato, i primi a iscriversi al sindacato sono stati alcuni dipendenti del McDonald in via Cavour a Firenze, che per questo prima sono stati presi di mira e umiliati e quindi licenziati, alla faccia dell'articolo 18 che per McDonald già non vale, forse perché ha meno di 15 dipendenti, o forse perché i McDonald sono sotto la legislazione degli Stati Uniti come le basi militari).
Vediamo allora quali sono i motivi per andare a lavorare a McDonald... il fatto è che, come avete intuito dal titolo, McDonald è una scuola di vita!.
Così Marina studentessa universitaria sempre al verde scopre sul sito www.mcdonalds.it che il negozio sotto casa sua cerca personale. Mi ci sono fiondata subito... Il primo giorno è naturalmente drammatico: A sera ero completamente nel panico, non ricordavo più nulla. Quella notte continuai a rimuginare. Chiudevo gli occhi e vedevo le confezioni multicolori degli hamburger.... Roba da pazzi... Ma il McDonald, come capiamo subito, è una grande famiglia: gli altri crew (gli altri crew?!? ma come parla?!? - direbbe Nanni Moretti - le parole sono importanti!) aiutano Marina a rispettare l'igiene: i panini non consumati dopo 10 minuti vanno buttati via, chiaramente perché diventerebbero immangiabili dato che l'olio inizierebbe a sciogliere tutto il resto... Ma continuiamo a leggere quel che ci dice Marina: I primi giorni mi stupivo perché gli hamburger non consumati entro 10 minuti non venivano più serviti. All'inizio mi sembrava uno spreco (Marina ha chiaramente avuto un'educazione cattolica... anzi a giudicare dalla faccia è probabilmente ciellina, ricorda quando la nonna la minacciava che nel Limbo avrebbe dovuto raccattare tutte le briciole di pane sprecate in vita... ma alla fine capisce le ragioni della New Economy!) Poi ho capito che era una garanzia per i clienti, un Big Mac caldo caldo è decisamente molto, ma molto più buono di un panino freddo. Gli eufemismi si sprecano insomma ma continuiamo a seguire l'avventura di Marina. Tra le punizioni che i dirigenti di McDonald infliggevano a chi s'era iscritto al sindacato c'era anche quella di stare un giorno intero a pulire i cessi, immagino... ma da Marina è diverso, si vede che non c'è nessuno da punire e si fa a turno... la nostra Marina ancora unta d'olio e con la carnagione ormai irrimediabilmente giallastra scopre qual è il suo nuovo destino ed esclama: Parbleu! (ma come parla 'sta gente?!?) Adesso mi tocca anche pulire la toilette! Lavorare da McDonald's non è una passeggiata: durante il turno di lavoro i crew ruotano in tutti i ruoli. E bisogna pulire anche i bagni. Non è un lavoro per tipi schizzinosi, ci vuole umiltà per farlo. Ma anche i manager e il direttore, all'occorrenza, si rimboccano le maniche e danno una mano: non ci sono sconti per nessuno. Fantastico neanche in Cina durante la rivoluzione culturale facevano pulire i cessi al direttore... forse McDonald è la versione occidentale del Socialismo Reale?
Per farla breve la nostra Marina supera brillantemente numerosissime prove, per esempio l'assalto di un'orda di scolari affamati che assaltano il bancone in massa, e magari devi servirli tutti tu perché gli altri crew sono impegnati..
E così Marina, che scopriamo essere stata per anni un'imbranata incapace di cucinarsi una braciolina, diventa alla fine dei due mesi di lavoro da McDonald's, come alla fine di un romanzo di formazione, una persona diversa e migliore! Per una disordinata come me, lavorare da McDonald's è stata una piccola scuola di vita: i primi giorni pensi che non ce la farai mai. Poi, volente o nolente, ti svegli per forza. Il finale è un capolavoro. Ma questo non ditelo a mia madre: per lei sono ancora la Bella Addormentata che non sa far niente in casa. Lasciamo che continui a crederlo. Sul lavoro va bene, ma farsi il mazzo anche a casa, andiamo...
10 Marzo 2002
Sono tornato ieri dalla settimana bianca, in tempo per vedere Benigni a San Remo. Fantastico.
Nello spettacolo, se ci pensate, le battute e le gag nuove sono state veramente poche. Dalla gag con Pippo
Baudo a Sgarbi e a Ferrara, fino all'esilarante Giudizio Universale, un pezzo di quasi 10 anni fa, che funziona ancora
benissimo sostituendo Craxi con Berlusconi (questo dovrebbe fare pensare!), tutto era più o meno
già sentito ma proprio per questo lo show di Benigni è stato bellissimo, perché non è tanto
importante quello che dice, ma come lo dice, la capacità di passare in mezzo secondo dal pisello di Baudo a Dante...
Benigni che legge Dante è sempre entusiasmante. Una poesia letta in quel modo vale cento volte di più, al testo viene restituita la sua
musicalità, in una poesia recitata bene si colgono subito i significati che ore di studio svogliato o le
spiegazioni della voce monotona di una professoressa non riescono a farti apprezzare. Benigni che legge Dante mi ricorda questa
poesia di Guido Gozzano, e poi ci vuole coraggio a leggere Dante nel tempio della banalità che è il Teatro Ariston in questo periodo.
Visto che sempre in Italia si litiga per le bischerate, l'apparizione di Benigni a San Remo è stata naturalmente accompagnata dalle solite polemiche. Prima di ieri sera, la parte più intollerante della destra, capeggiata da Giuliano Ferrara, si è scagliata contro Benigni per tutto quello che avrebbe potuto dire su Berlusconi. Su questa gente che si abbassa a invocare la censura della satira non voglio dire niente, tanto più che non ho seguito (per fortuna) queste polemiche dato che ero bello felice in vacanza. Volevo invece dire qualcosa su chi, da sinistra, oggi si lamenta che lo show di Benigni sia stato troppo all'acqua di rose, che non ci siano state troppe battute su Belusconi, e che insomma Benigni abbia preferito parlare d'altro per non irritare la maggioranza di governo e i vertici della RAI. A molti poi non sarà piaciuta la battuta finale su Berlusconi che ci fa andare a letto fieri di essere italiani. A parte che secondo me quest'ultima battuta è più da leggere come "per favore non farci vergognare di essere italiani", secondo me chi accusa Benigni di essere stato troppo "moderato" sbaglia perché supponeva, a torto proprio come Giuliano Ferrara, che il comico avrebbe fatto un comizio politico approfittando dell'audience... E invece sarebbe bene che i comizi politici, le critiche feroci a tutte le schifezze che questo governo sta facendo venissero, sempre con più decisione, dai politici dell'opposizione piuttosto che da comici, registi, intellettuali, professori.
Se i politici del centro-sinistra avessero le idee chiare come Ginsbourg o Francesco Pardi, non saremmo qui a sperare che Benigni distrugga Berlusconi dal palco dell'Ariston perché non ce ne sarebbe bisogno e saremmo stati tutti a ridere contenti della poesia di Dante, dei piselli dei politici, e ad ascoltare la bella canzone scritta da Nicola Piovani.
A parte questo... la musica? ma qualcuno l'ha ascoltata? e chi ha vinto? i Matia Bazar? anche per la legge dei grandi numeri, prima o poi doveva succedere visto che vanno a San Remo tutti gli anni da quando esistono. Com'era la canzone? Non lo so, non l'ho ascoltata e neanche mi interessa. L'unico che ho visto è Daniele Silvestri, mi sembra che stavolta abbia scelto di portare al Festival la canzone stupida dell'album, come se dell'album precedente avesse presentato "Amore Mio" invece di "Aria". Comunque il balletto era fantastico... e adesso aspettiamo l'album.
23 Gennaio 2002 Ho già parlato del totale pressapochismo dei giornalisti a proposito dell'informatica ma
a volte veramente l'ignoranza non ha limiti... sulla mailing list del Prato Linux User Group è stato segnalato
questo articolo assurdo di Panorama che dovete leggere assolutamente.
In realtà si ride per non piangere... in questo articolo è infatti
raccolto il massimo non solo dell'ignoranza ma anche della malafede.
L'articolo parla dei terribili hacker, sempre pronti a
distruggere i computer del Pentagono e a mettere i virus nei computer dei militari americani e della Microsoft, per il
solo gusto di dimostrare la loro bravura.
Questi terroristi appartengono a una
terribile "setta" che si chiama Open World (probabilmente una storpiatura di Open Source) e lavorano al servizio dei no-global e dei terroristi islamici
(ma non ci
sarebbe neanche bisogno di dirlo, sappiamo bene che si tratta praticamente delle stesse persone...). Capeggiati dall'avidissimo Linus Torvall (Torvall?!?)
, che nella foto vediamo nel suo ultimo look da terrorista islamico, questi
bastardi usano il sistema operativo Lynux con la y che viene venduto "a prezzi stracciati" (l'idea che qualcosa
possa essere gratis non sfiora neanche la mente di un giornalista di Panorama!) "per fare concorrenza a Windows XP"... Ma
non preoccupatevi... come nei migliori film americani arrivano sempre i nostri a difenderci dai cattivi. Questa volta i
buoni hanno la faccia del valoroso zio Bill (ecco a cosa serviva tutta l'introduzione, era solo una squallida
pubblicità!) che ha ideato, ma pensa un po', l'ASP, un meraviglioso sistema che ti salva il tuo documento Word
anche se un aereo si schianta sul tuo ufficio... Una bella consolazione...
(A proposito di questo ASP se ho capito bene pare che il servizio a cui si riferisce l'autore
del terribile articolo non c'entri niente con il linguaggio ASP che è un linguaggio per pagine web dinamiche della
Microsoft, si tratta di qualcosa di molto più grave: un progetto della Microsoft per raccogliere in un unico
database centrale i dati di tutte le aziende. Per saperne di più su questa specie di grande fratello, potete
visitare la interessantissima pagina http://www.linux.it/GNU/nemici/).
4 Gennaio 2002
L'EURO!!!! Sì però c'hanno un po' rotto con questo euro... non si può fare un telegiornale
che per un quarto d'ora parla solo dell'euro... ci sarà anche qualcosa di più importante.... Non
voglio aggravare la situazione aumentando la vostra dose quotidiana di euronotizie quindi mi limito a poche osservazioni:
Le monetine: secondo me sono brutte... parlo dal punto di vista di un colllezionista. Bisogna dire che l'Italia ha
sempre avuto delle monete molto belle in media, ma con l'andare del tempo siamo peggiorati (si potrebbe sintetizzare
dicendo "Le monete non sono più quelle di una volta!").
Vittorio Emanuele III sarà certo stato un pessimo re,
ha permesso che venisse al potere il fascismo e tutto il resto... ma sotto il suo regno si facevano delle monete
fantastiche. E non a caso... era un appassionato di numismatica. Un po' scorretto, va detto, perché faceva coniare
delle monete d'oro in pochissime copie e se le teneva nella sua collezione personale (un lampante caso di conflitto di
interessi!!). Ma insomma i disegni delle monete del Regno d'Italia erano veramente belli. Anche le monete della Repubblica
Italiana fanno una bella figura nel mondo, ci sono dei capolavori assoluti come le 500 lire d'argento. Solo negli ultimi
anni la qualità è andata a peggiorare, orribili le cinquanta e cento lire versione mini (che infatti sono
state ritirate), e diciamo che anche il "doblone" da mille lire non è una moneta particolarmente bella.
Degli euro
l'unica moneta che mi piace è quella da 1 euro. I centesimi sono tremendamente piccoli e danno l'impressione che
dopo qualche mese di circolazione saranno tremendamente rovinati! Delle banconote invece ho visto quelle da 10 euro e
quelle da 50 euro, e onestamente non mi sembrano brutte (i detrattori sostengono che "sembrano quelle del monopoli")
I prezzi inalterati e la doppia circolazione creano delle situazioni surreali... Perché l'abbonamento dell'autobus deve costare 20,66 euro (uguale 40000 lire)? Ma fatelo 20 euro che già è stato aumentato... se poi le cose in euro costassero meno sarebbe un buon modo di convincere la gente a usare la nuova moneta. Invece gli unici arrotondamenti che si sono visti sono quelli in eccesso.
Al telegiornale ripetono cento volte che la gente continua a usare le lire invece degli euro... ma per forza! bisognerà pur usarle prima della fine di febbraio, no?
Per chi, come me, fa la collezione di monete, tra poco ci sarà la affannosa ricerca delle monete degli altri paesi, che hanno una faccia diversa.
Al Bombardier una birra media costa 5 euro (9681 lire)! Ladri!!!
(questo in realtà è successo sabato 12) Al parcheggio della Flog, arrivo con le solite
3000 lire che però sono diventate 3100 (=1,60 euro). Do 3000 lire all'omino, poi vedo che mancano 100 lire e
chiedo: "Quanti euro sono 100 lire??" e lui: "Vai vai...." :-))
Però il biglietto costava 7,50 euro
invece di 15000 lire (5 euro per i soci del Controradio Club).
Non ho altro da dire sull'euro vi auguro a tutti un buon anno e, come dice Elio, di godervi"'sti quattro euro de felicità"!!

16 dicembre 2001
Ha riaperto quest'anno la campagna di abbonamento per il Controradio Club, il club degli ascoltatori di Controradio.
In due parole cos'è Controradio e perché vale la pena fare la tessera. Controradio è una radio locale
fiorentina che appartiene al Popolare Network, esiste da 25 anni e la potete ascoltare sui 93.6 per le provincie di
Firenze, Prato e Pistoia e 98.9 per Pisa, Lucca e Livorno. Se avete già ascoltato Controradio, sapete già i
motivi per cui vale la pena di fare la tessera quest'anno.
Controradio è la voce fiorentina di Popolare Network, che trasmette in tutta Italia un buon giornale radio, una
voce fuori dal coro di Mediaset-Rai, dei vari Giornali, delle tante radio che ha comprato negli ultimi tempi la Mondadori.
Un esempio della cronaca degli ultimi giorni. Sul giornale del fratello del Presidente del Consiglio, Il Giornale, e
sulla rivista della Mondadori (casa editrice del Presidente del Consiglio), Panorama, appare la notizia che ci
sarebbe stata una cena semisegreta in Svizzera tra il pubblico ministero Ilda Bocassini che coordina l'accusa nel processo
che vede imputato Berlusconi, una europarlamentare dei DS, un magistrato spagnolo e Carla del Ponte tutto
con il fine di trovare una strategia comune per arrestare Berlusconi... la notizia era clamorosamente falsa. Popolare
Network è stata la prima a smentire la notizia creando un caso che è poi stato ripreso da altri organi di
informazione.
Questo è solo un esempio. Controradio ha anche una attivissima redazione locale, l'unica forse in
Toscana a dare un panorama completo di tutti gli avvenimenti, anche quelli scomodi, in Regione.
Poi c'è la musica, che rimane comunque di ottimo livello, la musica che non viene passata dalle radio commerciali,
tante trasmissioni specializzate dedicate ai vari generi, l'intrattenimento, il sabato mattina di Controradio è
sempre fantastico.
Tutto questo potrebbe sparire perché la radio costa di più di quello che rende. Mantenere una redazone
indipendente costa molto e per questo Controradio sta chiedendo aiuto ai suoi ascoltatori. La tessera del Controradio Club
costa 100.000 lire, 50.000 per gli studenti. In pratica sono 275 (o 136) lire il giorno, molto meno di quello che spendete
se comprate un quotidiano tutti i giorni. Per di più facendo la tessera si ha diritto a una serie di sconti, per
esempio su tutti i concerti della Flog e su molti concerti al Tenax che permettono di riprendere i soldi che si sono spesi
per la tessera.
Per abbonarvi potete
anche andare direttamente alla radio, in Via del Rosso Fiorentino 2/b, appena al di là del Ponte alla Vittoria. Da
oggi e per tutte le domeniche fino a fine febbraio, la radio sarà aperta e potrete andare direttamente lì,
fare la tessera, conoscere i vari conduttori e giornalisti della radio. Per maggiori informazioni potete visitare il
sito di Controradio
e il sito del Controradio Club
2 dicembre 2001
Un gran bel Linux Day ieri a Prato. Bisogna dire che
questa volta, nonostante il pochissimo tempo, siamo riusciti a
organizzare qualcosa di
significativo. È stato ufficialmente annunciato che il Prato Linux User Group diventerà un'associazione,
continuando così a potere dialogare sempre di più con il Comune di Prato, che ieri ci ha concesso una sala
molto funzionale dove si sono svolte le conferenze, l'install fest e la masterizzazione di un'incredibile quantità
di copie della Debian.
Superando le difficoltà di una città dove è incredibilmente facile
perdersi i nostri pinguini sono riusciti a portare nella saletta una discreta quantità di computer, trasportati in
piena area pedonale grazie ai carrelli della coop. Una rete eroicamente messa su dal nulla in due ore grazie alla potenza
del software libero. Un proiettore, un microfono... tutto ha incredibilmente funzionato bene, due conferenze, la
dimostrazione pratica del funzionamento della crittografia a chiave pubblica.
Ma il vero personaggio della giornata è stato Gianni Ciolli.
Ciolli for president, questa è stata la
grande verità emersa dal Linux Day pratese! All'Ulisse Dini, Gianni è sempre di corsa e sempre indaffarato,
come dovrebbe essere ogni vero dottorando. Una persona estremamente seria e impegnata.... Ecco però che la serata a
Paperino a "casa del presidente" ci ha mostrato la vera faccia del "Ciolli-uomo" dietro il "Ciolli-matematico" e la cosa ha
accresciuto enormemente la nostra (già alta) stima... perché non si può non stimare una persona che
ti trova un posto che ti porta la pizza (incredibilmente buona) a domicilio pagando pochissimo,perché non si può
non stimare una persona che ha le cassette con le trasmissioni demenziali e assurde
di controradio del '94 con anche il giornale radio registrato per sbaglio ma che sembrava quello del giorno prima (si
parlava del primo governo Berlusconi e delle manifestazioni per difendere la scuola pubblica), che gira Prato in
bicicletta meglio di molti che si perdono in macchina, che ha una discografia invidiabile... e ascolta gli AREA, che ci
intrattiene con la lettura di fantastiche poesie dialettali toscane....
Insomma... ripetiamo Ciolli for
President e... alla prossima! Spero che tra poco sarà on line anche il reportage completo della giornata con
anche le foto (ecco sotto un'anteprima).

27 novembre 2001
Sabato prossimo, 1 dicembre, è il Linux Day, la festa di Linux. Per occasione il
Prato Linux User Group, PLUG per
gli amici, ha organizzato a Prato un incontro con tutti gli interessati. Vi dò una serie di buoni motivi per venire
a trovarci:
Ci sarà un interessante "talk" sulla privacy in rete e sulle tecnologie che permettono di avere una sicura firma digitale. La privacy in rete è a rischio, Microsoft si sta organizzando per creare una sorta di "grande fratello", nel senso orwelliano del termine, che controllerà i nostri acquisti, i nostri gusti, i nostri interessi, forse un giorno le nostre idee politiche... non è fantascienza, sono rischi reali!
Si parlerà in generale di "Software Libero" chiarendo i dubbi molto comuni sui vari termini Free Software, Open Source e naturalmente di Linux che è il sistema operativo che ha dimostrato come la filosofia del software libero possa essere vincente.
La sezione dei computer fighetti. Sono previste dimostrazioni delle possibilità di Linux anche nei campi che Microsoft pubblicizza come cavalli di battaglia, la facilità d'uso, la multimedialità, i giochi.
La sezione del recupero dell'hardware mostrerà invece come Linux possa essere usato su hardware vecchio... della serie "trasforma il tuo Pentium 133 con 16 MB di RAM in un server" e cose simili.
Naturalmente ci sarà l'INSTALL FEST, portate il vostro computer e fatevi installare e configurare una distribuzione di Linux.
Si parlerà sicuramente anche di S.I.A.E. e della famigerata legge sull'editoria che prevede che "i cd della Playstation non devono avere il bollino S.I.A.E." ma non nomina neanche il software libero. Arrivano però anhe buone notizie dalle istituzioni: il comune di Firenze ha in programma di usare software libero negli uffici, risparmiando così migliaia di euro ( ;-) ) di licenze, anche in Inghilterra è stata presa una decisione simile e noi contiamo di far pressione sul comune di Prato affinché faccia altrettanto.
Per maggiori informazioni sul luogo e sul programma della giornata vi rimando alla pagina ufficiale del linux day pratese. Se invece non sei di queste parti cerca qual è il Linux Day più vicino a te in Italia.
26 ottobre 2001
Sulla Repubblica di oggi c'era un articolo che presentava il nuovo sistema operativo Microsoft, Windows XP, descritto come
un sistema che rivoluzionerà il mondo dei Personal Computer. La novità assoluta dovrebbe essere
un'incredibile affidabilità, insomma Microsoft publicizza come una qualità rivoluzionaria quella che dovrebbe
essere la prima e imprescendibile caratteristica di ogni sistema operativo. A parte che questa supposta stabilità
è tutta ancora da dimostrare, la cosa più bella è come descrive il giornalista la migliore
qualità di XP: "il consumatore dovrebbe essere finalmente al riparo da tante vessazione quotidiane, come l'odiato
avviso <<avete fatto un'operazione illegale e il vostro computer sarà spento>> che compare a sproposito
e interrompe la navigazione su Internet".
Comicità involontaria ma formidabile. Trasformare "questo programma ha eseguito un'operazione
non valida e verrà terminato" in "avete fatto un'operazione illegale e il vostro computer sarà spento"
è ai limiti della barzelletta... si torna alla solita storia: ma perché fanno scrivere sui giornali degli
incompetenti assolutii?!?
15 ottobre 2001
Di ritorno dalla Perugia-Assisi... bellissimo... eravamo veramente tantissimi.
Gente diversissima ma tutti uniti dalla convinzione che le guerre non hanno mai risolto nulla e mai lo risolveranno...
Presto anche le foto dela marcia... ma ora con il tempismo che mi contraddistingue, ecco le foto di un'occasione tutta
diversa... la protesta per le aule: visto che non ci danno le aule...e quelle poche che ci danno sono terribili, ad esempio
il cosiddetto "acquario" dentro il nuovo edificio di ingegneria, un'aula tutta a vetri (la gente passa davanti e guarda
dentro mentre fai lezione) e senza finestre. Per vedere le altre foto della protesta vai al
sito del collettivo di
informatica.

1 ottobre 2001
Domenica 14 ottobre si terrà la marcia per la pace da Perugia a Assisi.
Dal 1961 ogni anno i pacifisti d'Italia, delle più diverse estrazioni, si ritrovano per
questa marcia simbolica, che non a caso si conclude ad Assisi. Quest'anno naturalmente la marcia
acquista un significato particolare, vista l'attuale situazione internazionale.
Sembra però che quest'anno il sindaco di Assisi, di Alleanza Nazionale, abbia dato
disposizioni di blindare la città come è successo a Genova per il G8.
Non tanto per i no-global, si è affrettato a precisare, ma per i violenti che potrebbero
esserci... e via con le stesse storie che continuano a ripetere fin da luglio. Ha detto anche
che non si può "far finta che a Genova e a New York non sia successo niente" (continuando
ad alimentare questo parallelo assurdo tra i movimenti antiglobalizzazione e i terroristi)
Sembra insomma che dichiararsi pacifisti di questi tempi sia quasi un'azione sovversiva, e
così forse dovremo assistere allo spettacolo di una marcia di pacifisti che sfila in mezzo
a due ali di poliziotti armati.
Comunque mi sembra un'occasione importante per far sentire la voce di chi resiste ancora alla
logica della vendetta e della violenza che chiama altra violenza e quindi io ci sarò e
invito tutti voi a partecipare.
26 settembre 2001 Benvenuta al mondo, Francesca Duggan!

Nata a Cork alle 23:25 del 25 settembre 2001! E sono... quasi zio... (non so come si dice comunque è la figlia di mia cugina Paola e di Sean!).
19 settembre 2001
Quello che è successo negli Stati Uniti è uno di quei tragici avvenimenti
storici che cambiano il mondo - niente sarà più come prima, è stato
giustamente detto. Ma non voglio parlare di questo, perché sicuramente quello che
potrei scrivere non aggiungerebbe niente alle migliaia di commenti, dai più
intelligenti ai più assurdi, che tutti abbiamo letto in questi giorni.
Io volevo invece far notare come un avvenimento
del genere possa cambiare anche delle piccole cose. Ieri sono stato al concerto di
Guccini. Come sa bene chi lo segue, da più di trent'anni Guccini comincia tutti i
suoi concerti con "Canzone per un'amica". Sono quelle sicurezze assolute, uno dà
per scontato che sarà sempre così perché è sempre stato
così.
Invece ieri sera, in piazza del Duomo a Prato, Francesco Guccini
è salito sul palco insieme ai suoi musicisti, ma loro non hanno preso gli strumenti
per accompagnarlo. Solo con la chitarra, ha cantato una canzone tra le meno conosciute del
suo repertorio, ma la scelta non poteva essere più appropriata. Il finale
soprattutto:
Da crociati e crociate
da ogni sacra scrittura
da fedeli invasati
di ogni tipo e natura
libera, libera, libera,
libera nos domine
libera, libera, libera,
libera nos domine
ma anche prima, quando dice:
Da tutti gli imbecilli
di ogni razza e colore
dai sacri sanfedisti
e da quel loro odore
Dai pazzi giacobini
e dal loro bruciore
da visionari e martiri
dell'odio e del terrore
Da chi ti paradisa
dicendo "è per amore"
dai manichei che ti urlano
"o con noi o traditore"
libera, libera, libera,
libera nos domine
Finita la canzone abbiamo capito che quello non sarebbe stato un normale concerto
di Guccini. Il concerto sarebbe dovuto essere martedì scorso ma giustamente
è stato rimandato.
Finita la prima canzone, ha spiegato perché ha voluto cantare
Libera nos Domine ("l'ho scritta nel '75 ma
è attuale come se l'avessi scritta ieri"). e poi è partito il concerto vero
e proprio ed è arrivata l'immancabile Canzone per
un'amica.
Due ore mezza di concerto sono scivolate via velocissime grazie a una scaletta
particolarissima. Invece delle canzoni dell'ultimo non eccezionale album ha ritirato fuori
le canzoni dei vecchi tempi, ma non le più famose, quelle più particolari e
sicuramente alcune delle più belle. Bisanzio, Due
anni dopo, Scirocco, Per quando è tardi, Canzone di notte n. 2, Amerigo
hanno trovato posto in questa prima parte del concerto, insieme alle più recenti
Autunno, Vorrei, Addio. Ma soprattutto,
incredibile, ha cantato 100, Pennsylvania Ave,
canzone che parla della famosa fidanzata americana,
Ma forse almeno tu l'hai conservato
quell'ideale che avevamo in testa
probabilmente invece mi ha lasciato
ogni cosa alla lunga mi molesta
e cerco un'altra festa -
e poi le feste in fondo mi han stancato.
E poi Eskimo, con un nuovo arrangiamento tipo
sudamericano e con un fantastico cambiamento nel testo ("A vent'anni si è bischeri davvero...")
Guccini in gran forma, non solo per la voce ma anche nei momenti di puro cabaret,
prende in giro i musicisti, parla di politica, di Tremonti e del buco che prima c'era ma
adesso non c'è... dove sarà andato a finire. Qualcuno dal pubblico chiede a
Vince Tempera di suonare Ufo Robot (non tutti lo
sanno ma l'ha veramente scritta lui)... ma ti rendi conto... vai al concerto di Guccini e
ti fanno Ufo Robot... Poi chiedono "L'Avvelenata" ma non la vuole assolutamente fare e
ci scherza su:
"Ma tu domani parli con gli amici e ti fanno:
- Com'è stato il concerto di Guccini?
- Mah insomma... non ha fatto L'Avvelenata. Non è più il Guccini di una
volta... iniziava con l'avvelenata, finiva con l'avvelenata... due ore e mezzo di
avvelenata...."
Prima della fine c'è ancora tempo per il duetto con il
chitarrista Flaco nella parte di Sancho Panza in Don
Chisciotte, e subito dopo Cirano, poi il
classico finale con Il vecchio e il bambino, Auschwitz,
Stagioni (quella che parla della morte di Che Guevara), Dio è morto, e come sempre ci manda tutti a letto con La Locomotiva ("ho anche pensato se era giusto cantare
questa canzone che in fondo parla di un attentato... ma la distanza morale è
così grande... e poi ci siamo tutti affezionati a questa locomotiva").
Di tre
concerti di Guccini che ho visto sicuramente il più particolare e il più
bello.
18 settembre 2001
Perché Windows non è un sistema operativo serio... ovvero le mie
avventure con il computer nuovo. Allora, appena arrivato il meraviglioso pc a casa
faccio le partizioni in questo enorme disco da 40 giga e installo felicemente la nuova
versione di Red Hat Linux, la 7.1. Tutto funziona o quasi, il modem dà dei problemi
e va in conflitto con il mouse. Dopo
aver provato tutte le combinazioni possibili di porte COM1, COM2 e di IRQ vari, la
soluzione giusta si è rivelata essere la più semplice: mettere il modem su
Plug & Play e lasciar fare tutto al computer... Poi installazione della Debian (grazie
Flavio) e di Windows 2000. Su Windows 2000 c'è da dire che alla Microsoft sembra
che si vada indietro invece che avanti: Win 98 poteva essere installato facendo il boot da
cd, mentre per Win 2000 (almeno la versione che hanno dato a me) bisogna preparare ben
quattro dischetti d'avvio. Scopro quindi che il mio misero
modem interno ISA sembra non essere supportato da Windows 2000. Mi dicono che alla
Microsoft, in nome della modernità, hanno rinunciato a fornire il supporto per le
schede ISA. La scusa è che ISA è un'architettura a 16 bit, mentre Windows
2000 ha scelto di abbracciare completamente una filosofia a 32 bit. Il prezzo è
rinunciare al DOS e al supporto ISA, tanto i computer nuovi hanno tutte schede PCI. La
scusa non regge, basta pensare che Linux è sempre stato, da quando è nato 10
anni fa, a 32 bit ma supporta pienammente le schede ISA.
Ma non solo il modem non
funziona con Win 2000, anche la scheda audio fa brutti scherzi intercalando nelle canzoni
dei suoni inascoltabili. Nessun problema, mi dico, basta installare i driver... E qui
arriva il mio primo grande errore! Con tutta la mia ignoranza (va bene lo so ora direte
"ma come: fai informatica e non sai queste cose?!?") metto il disco della scheda audio con
i driver e li installo, ma i drivers sono quelli per Windows 98 e il simpatico Windows non
è che mi avvisa e mi dice "ma che stai a fare? questi non sono i driver giusti!",
semplicemente li installa e al riavvio successivo si pianta clamorosamente e nè
modalità provvisoria nè niente riescono a salvare una situazione ormai
disperata.
La soluzione più ovvia sarebbe stata installare da capo Windows 2000 ma il fatto
è che a me questo Windows 2000 stava iniziando a restarmi un po' troppo antipatico:
non fa il modem quindi non posso andare su internet con windows, la scheda audio non
fa.... quasi quasi, penso, rimetto Windows 98. E qui arriva il secondo, e più
tragico errore. Mi avevano avvisato che installare Windows 98 su un computer dove è
già installato linux può dare dei problemi. Il problema è che al
momento dell'installazione Windows 98 va a sovrascrivere il settore dell'hard disk che
viene letto all'avvio (il master boot record) e cancella il LILO, che è il
programma installato da linux in quel settore che permette di scegliere all'avvio tra i
diversi sistemi operativi. Ma la soluzione sembrava semplice: riavviare linux con un
dischetto di avvio e reinstallare LILO. E invece no... Intanto la installazione di Windows
98 non va a buon fine perché trova altri sistemi operativi e sembra che alla
Microsoft questa eventualità non l'abbiano proprio prevista ("Davvero esistono
altri sistemi operativi, Bill?") e vuole ad andarsi a installare sull'altro hard disk
dove ho fatto il backup di tutti i dati.
Al riavvio dopo questa installazione abortita il computer mi accoglie con un incredibile
LIL-
in pratica la richiesta di aiuto di un povero programmino schiacciato dal gigante
Microsoft.
Non c'è stato niente da fare. Questo settore dell'hard disk era completamente
inacessibile per qualunque altro programma, impossibile scriverci!
La soluzione trovata su internet è stata molto brutale: distruggere completamente
il MBR con un simpatico comando di Linux. Picolo effetto collaterale, il comando ha
cancellato anche la tabella delle partizioni, rendendo l'hard disk "come appena uscito
dalla fabrica". Ho quindi riiniziato tutto da capo, rifacendo le patizioni.
Windows 98 non c'è stato verso di installarlo, neanche per primo. L'unico modo
probabilmente sarebbe stato staccare provvisoriamente l'hard disk secondario, ma non ne
avevo proprio voglia. Il finale è quasi a lieto fine: ora la Red Hat e Windows 2000
convivono pacificamente, sto cercando disperatamente i driver per Win 2000 della scheda
audio, quelli che ho trovato al momento dell'installazione mi dicono che la scheda audio
non è attaccata al computer (infatti probabilmente ci dev'essere un omino dentro
che canta) ma insomma... e riinstallerò anche la Debian, con cui sono riuscito
anche a masterizzare con Linux (un'impresa che alcuni descrivono come impossibile e che
invece è facilissima...).
31 agosto 2001
Tornati dalle vacanze, gli universitari di Firenze si sono trovati il solito bollettino con le
tasse da pagare...
ma, sorpresa!, quest'anno insieme al bollettino arriva a casa di migliaia di studenti la
pubblictà di
un'azienda che, guarda caso, fa capo al gruppo Fininvest.
Ora, siccome nessuno aveva dato l'autorizzazione all'Ateneo Fiorentino per mandare la
pubblicità a casa,
si è aggirata la leggge sulla privacy spacciando la pubblicità per un'"informazione
utile per gli studenti".
C'è da pensare che l'Università abbia ricavato qualche soldo da quest'operazione...
ma sicuramente meno
di quanto viene speso per riempire la città, i giornali, le radio con assurde
pubblicità che
esaltano la quantità, più che la qualità, dei corsi di Laurea
dell'Università di Firenze.
Per quanto riguarda la qualità, infatti, siamo alle solite... mancano le aule, i professori,
i computer ad informatica sono
pochissimi. Quanti computer si possono comprare con i soldi di una campagna pubblicitaria,
soprattutto se si
evita di comprare i costosissimi prodotti Microsoft? (il cdl di informatica di Firenze è
forse l'unico
al mondo ad
avere il laboratorio SOLO con Windows...). Non lo voglio sapere!
15 luglio 2001
L'11 settembre del 1979 avevo un mese e quattro giorni. Quel giorno Patti Smith
suonava a Firenze: l'ultimo concerto di un lunghissimo tour, da quella volta il gruppo non
suonò più dal
vivo per più di dieci anni.
Il ritorno a Firenze dopo ventidue anni, nel magnifico scenario di Piazzale Michelangelo (chi ha
detto che a Firenze mancano i luoghi adatti alla musica?),
era quindi carico di
significato.
Davanti a un pubblico estremamente vario (vecchi fricchettoni che ora lavorano in banca e punk
dell'ultim'ora che nel
'79 erano appena nati) la poetessa del rock riesce subito a colpire. Parte con un vero e proprio
inno, My Generation
degli Who, continua alternando momenti di furore
punk e rumoristico (un clarinetto "violentato" sul palco emette rumori indefinibili) alle ballate e
a momenti di poesia.
Si mette gli occhiali (gli anni passano anche per i miti del rock) e legge William Blake (The Lamb),
l'Urlo di Ginsberg,
le sue poesie scritte durante il soggiorno a Firenze del '79. I grandi successi ci sono tutti, da
People have the power a Because the night,
il gran finale con Gloria di Van Morrison, che però
oggi è più sua che
di chiunque altro... "Jesus died for somebody's sins... not mine".
Si scaglia contro il G8, dobbiamo fare in modo che il mondo
non sia governato dagli
uomini di affari... la piazza applaude entusiasta... in quel momento più che una cantante
è veramente
una poetessa, una predicatrice, ogni sua parola non è semplicemente detta, è
recitata, accompagnata dal suono
delle chitarre che amplificano il significato di ogni parola.
Dopo una pausa stupisce tutti cantando Heart-shaped box
dei Nirvana.
Il gran finale è affidato a babelogue, travolgente
monologo nella
pura tradizione beat, e quindi Rock'n'roll nigger.
10 luglio 2001
Sabato e domenica scorsa sono stato ad Arezzo Wave..
Arezzo Wave è un festival musicale completamente gratuito, con anche il campeggio
gratuito.
Sabato sera abbiamo visto gli Orishas (i cubani che fanno
rap)
i Cousteau (lentissimi) ma soprattutto i Living Colour.
Il concerto dei Living Colour è stato semplicemente fantastico. La band si è
recentemente
riformati, ma ha inciso i loro grandi successi all'inizio degli anni '90.
Definire il genere dei Living Colour è abbastanza difficile. il chitarrista è Vernon Reid
e suona con approccio metal ma con delle aperture alla Jimi Hendrix (davvero, senza esagerare):
riff mozzafiato,
velocità incredibile. Il cantante ha una voce che si potrebbe definire soul (tra parentesi
tutti i componenti
della band sono neri), il bassista ha un'impostazione quasi reggae... e non manca qualche stacco
hip-hop. Tra tutti questi generi non poteva mancare la "svolta techno": prima del bis il batterista
sale sul palco
da solo, fa partire una base elettronica e improvvisa un assolo incredibile.
Tra le canzoni spicca il capolavoro di sempre Love rears its ugly
head
e Elvis is dead. Poi un omaggio ai Clash prima con
Police and Thieves, oscuro pezzo reggae portato al successo
dal gruppo
punk inglese, e poi con Should I stay or should I go?.
Il giorno dopo ci strascichiamo a dormicchiare da un parco all'altro, ci guardiamo nel pomeriggio
il concerto
della Casa del Vento (il gruppo di Arezzo con cui ha cantato
anche
Cisco dei Modena City Ramblers). La sera è il momento dei gruppi italiani... ci becchiamo un
incredibile
Nicola Arigliano, ottantenne arzillo accompagnato da
jazzisti di alto livello
che ci fa divertire con canzoni degli anni 40... simpaticissimo quando presenta i gruppi che
suoneranno dopo di
lui (la Bandabardo senza accento sulla o... "ma perché non c'è la t?!?").
Poi è la volta del mio ennesimo concerto della Bandabardò:
sempre bravissimi, iniziano con "Uomini Celesti" di Battisti, ci regalano una bella versione di
"Cohiba" di
Daniele Silvestri e ci fanno ballare e saltare tutti, Anche troppo visto che la Chiara si fa male a
una caviglia
e non può più camminare... ma le simpatiche complicazioni della serata sono appena
cominciate,
infatti scopriamo che la batteria della macchina è complentamente scarica (qualcuno si era
dimenticato
i fari accesi...). La macchina non parte neanche spingendo... il soccorso stradale per la notte di
un giorno festivo
vuole 201.000 lire. Non accettiamo chiaramente... soprattutto per quelle mille lire in
più...quindi
cerchiamo di fermare tutte le macchine chiedendo se hanno i cavetti per caricare la batteria... ma
niente da fare.
Riusciamo alla fine a comprare i cavi in un distributore aperto anche di notte... e con questo
nuovo armamentario
non solo non riusciamo a ricaricare la nostra batteria ma scarichiamo anche quella di un'altra
macchina...
Alla fine riusciamo a far ripartire la macchina e torniamo tranquillamente a casa alle 3:30 di
notte.
Bellissimo...
22 Giugno 2001
Ecco... l'Elisa dice che devo scrivere qualcosa del commercio equo e solidale... e io eseguo gli
ordini.
Intanto devo dire che ieri sono stato a una cena "equa e solidale" a Le Piagge che, per chi non lo
sa, è
uno dei quartieri più "degradati" di Firenze... "il quartiere non è il massimo, vie
larghe e palazzoni,
qui non abita nessuno di famoso". Però in questa realtà così desolata si
trova gente che veramente
ti fa sperare, che si ritrova intorno ad un centro sociale e ad un prete molto particolare.
Ma avevo detto che parlavo del commercio equo e solidale. In due parole la filosofia di questa
forma di commercio
prevede un rapporto diretto tra i produttori, nel famoso "Sud del mondo", e i consumatori, che poi
siamo tutti noi,
nel ricco "Nord del mondo". Cioè saltando la mediazione delle multinazionali e dei mille
intermediari che fanno
sì che al lavoratore che ha effettivamente lavorato per fornire i prodotti cosiddetti
"coloniali" (il nome la dice lunga)
come il caffè, il cacao, ecc..., vada una percentuale irrisoria di quello che poi il
consumatore finale paga.
Eliminare questi intermediari permette di pagare al lavoratore uno stipendio giusto che gli
permette di vivere in
maniera dignitosa, sottraendosi alla schiavitù di fatto di chi lavora per le
multinazionali.
Queste iniziative di vera solidarietà sono sicuramente più utili della falsa
carità televisiva
dei vari Pavarotti & Co. di cui parlavo nella puntata precedente... e ti danno l'idea che, nel
tuo piccolo,
puoi fare qualcosa per aiutare gli altri.
Tra un mese a Genova i rappresentanti degli otto paesi più ricchi del mondo si riuniranno,
ma non per decidere
il futuro del pianeta come dicono, visto che tutto quello che potranno fare è favorire con
delle azioni
politiche gli interessi economici che sono quelli che contano da sempre. Non è pensabile
che vengano decise delle
misure che cerchino di contenere lo strapotere di chi guadagna grazie al sistema attuale... al
massimo potranno
fare qualche timido passo, come il protocollo di Kyoto, che verrebbe subito sconfessato da chi,
come Bush,
è stato eletto grazie all'appoggio di grandi multinazionali (del petrolio,
dell'informatica... il caro
Bill c'entra sempre!).
Bush troverà sicuramente un valido alleato nel nuovo governo italiano che, a parte le finte
aperture verso
chi andrà a protestare a Genova, ha già trovato il modo di ridurre tutto il
movimento a "una
accozzaglia di estremisti" (i soliti comunisti...) e ha già in programma di blindare la
città e di mandare l'esercito
a difendere i presunti "grandi", salvo poi mettere le mani avanti dicendo che qualunque problema a
Genova sarà
"colpa del governo precedente".
Non è una bella prospettiva ma serate come quella di ieri ti fanno intravedere un briciolo
di ottimismo.
Proxima estación... Esperanza!

29 Maggio 2001 Mettetevi nei miei panni: ho un esame
domani, mi stacco da internet, accendo la televisione e mi vedo Pavarotti che canta "That's amore"
insieme alla cantante dei Morcheeba.
Se per caso ve lo siete perso, ve lo descrivo perché merita: Pavarotti cantava in italiano e
l'effetto era terribile perché "That's amore" in italiano non fa ridere e con la voce di
Pavarotti poi... I bambini afghani, poveracci, facevano il coro delle voci bianche... la gente
ondeggiava... "like a gay tarantella....". Ahhh!
I pensieri che ti passano per la mente dopo uno spettacolo simile sono "Ma perché un gruppo
straordinario come i Morcheeba fa queste cose?" - "...l'anno scorso c'erano gli Skunk Anansie e lo
spettacolo era ugualmente penoso." - "fare beneficenza con i soldi degli altri e poi scappare dal
proprio paese per non pagare le tasse è una cosa così meritevole?" - "perché
Pavarotti non canta l'opera e i cantanti rock non cantano il rock?" - "Quanti dei soldi che hanno
raccolto andranno veramente ai profughi afghani?" - "Ma di tutta la gente che è lì
quanti sapevano che esisteva l'Afghanistan prima che il loro manager li spedisse a duettare con
Pavarotti?" - "Sicuramente Tom Jones non lo sapeva." - "È la sagra del buonismo...
dov'è Jovanotti?" - "E Bono? Dov'è Bono?!?" - "Ah, ma c'è Bono... mi pareva!"
- "E il debito ai paesi del terzo mondo gliel'hanno cancellato poi? O se ne sono dimenticati?" -
"Quasi peggio di quando Bob Dylan o Lou Reed hanno cantato per il Papa (quando si dice che ti
cadono i miti...)" - "Ma se Jim Morrison fosse ancora vivo sarebbe
al Pavarotti & Friends a cantare 'O sole mio'??".
Allora uno spegne la televisione, che è meglio.

14
Maggio 2001 Se vi dicono che dopo questo voto le cose non cambieranno, non
credeteci troppo. Le cose cambieranno, ed in peggio.
Vince l'Italia dell'intolleranza,
della censura, del culto del denaro e della televisione.
Evidentemente è questo che la gente vuole e
che l'Italia si merita. Votate al sondaggio... ma non prendetelo troppo sul serio:
dobbiamo rimanere qui e opporci, non tanto al governo che verrà quanto
al modo di pensare di chi li ha votati.
P.S. Poi non parlo più di politica per un
po', lo prometto
11 Maggio 2001 Mi è sembrato molto interessante
e straordinariamente chiaro
questo articolo di Umberto Eco quindi ve lo volevo far leggere... inquadra molto bene le categorie
di elettori e vi lascio capire a quale appartengo! Se solo l'Ulivo non avesse messo Villetti nel
mio collegio...
era il direttore dell'Avanti ai tempi di Craxi e ha difeso Dell'Utri :-((. La data è di
venerdì perché da Sabato c'è il silenzio
preelettorale.
L'articolo di Umberto Eco
19 Aprile 2001
Il Berluska, dopo aver riempito le città con i manifesti con il suo sorriso a
centoventicinque denti (vedi la canzone "Il grande bastardo" degli Snaporaz), ha preparato l'ultima
offensiva: il libro "Una storia italiana", un panegirico dell'"uomo che s'è fatto da
sé" in stile sussidiario per le elementari del ventennio fascista. Basta sostituire
"Mussolini" con "Berlusconi" e trasformare il linguaggio retorico dell'era fascista nel moderno
linguaggio della pubblicità, per il resto penso che le differenze siano minime...
C'è un modo per far sì che il Berluska rimanga fregato. Ve lo descrivo brevemente,
è ripreso da una email che gira in questi giorni.
Rispedire il plico al mittente è possibile, attraverso due strade:
il postino suona (sempre due volte) alla vostra porta, voi individuate subito il contenuto del plico: in questo caso non accettatelo e rispeditelo al mittente lasciandolo nelle mani del portalettere
Trovate la busta nella cassetta delle lettere. Infilate il libro in un'altra busta
e lo rispedite, scrivendoci sopra l'indirizzo del destinatario:
Silvio Berlusconi
Villa San Martino, 20043 Arcore (MI)
Importante: per il successo della campagna è necessario affrancare la busta altrimenti le
Poste Italiane la manderanno direttamente al macero. Dato il suo peso il costo del francobollo
sarebbe di 7000 lire. Ma in caso di affrancatura parziale (un francobollo di valore minore, anche
minimo) le Poste dovranno comunque recapitare il pacco al Cavaliere. Che a quel punto dovrà
scegliere: pagare il rimanente o rifiutare le missive, mandando i libri al macero. Lasciamolo
libero di scegliere.
11 Aprile 2001
I giornali ovviamente non ne parlano ma il parlamento ha recentemente approvato la nuova legge
sull'editoria.
Secondo questa nuova legge qualunque sito che fa informazione su internet, anche a livello
amatoriale,
proponendo rubriche aggiornate regolarmente, viene equiparato ad un giornale e di conseguenza
deve avere un direttore responsabile, ed essere registrato come testata giornalistica.
Questa legge impedirebbe di fatto la pubblicazione di notizie in tutti i siti che hanno trovato
nella rete
un mezzo libero che permette di divulgare le proprie idee gratuitamente e che non possono
permettersi
di sostenere le spese che questa legge impone.
Si può fare qualcosa contro questa legge: firmare la petizione sul sito punto-informatico.it.
Per maggiori informazioni www.interlex.it.
3 Aprile 2001 Vi voglio segnalare due canzoni che potete
scaricare gratuitamente (e legalmente!) dal sito di Vitaminic,
firmate da due cantanti della scena reggae fiorentina (reggae fiorentina, avete letto bene).
Sono Jaka (nella foto) e il
Generale.
Del primo potete scaricare "Ganjah", un autentico inno alla
canapa indiana (non solo marjuana, lo sapevate
che questa pianta potrebbe essere usata come combustibie ecologico e per questo viene demonizzata
dalle multinazionali del petrolio?).
Del Generale ci sono varie canzoni tra cui la mitica "E si va di
nulla...". Canzoni divertenti, senza troppe pretese ma ben
suonate. Finalmente un po' di musica gratis, visto quello che costano i cd!
Jaka è anche un bravo dj, e conduce la trasmissione "Bongoman" su Controradio il martedì sera.
Il sito ufficiale del Generale
Pagina su Vitaminic del
Generale
Pagina su Vitaminic di Jaka
28 Marzo 2001
Se doveste scegliere tra un prodotto che funziona bene e non costa niente e un prodotto analogo
che invece costa un monte di soldi e, per di più, ha anche molti problemi, insomma non fa
sempre
quello che dovrebbe fare, quale scegliereste? La risposta sembra abbastanza scontata, un po' come
se ti
domandasssero "è meglio essere ricchi e sani o poveri e malati?".
La battaglia che contrappone Linux e Windows si pone proprio in questi termini. Se, nonostante
questo, ancora
in realtà l'utente
medio usa windows i motivi sono semplici:
L'utente medio non sa nemmeno cos'è Linux. Visto che questa pagina è
frequentata da molti utenti
medi (oh!! non è un'offesa!!) voglio spiegare brevemente cos'è Linux. Linux è
un
sistema operativo. Attenzione, un sistema operativo e non un
programma applicativo.
Il sistema operativo è il programma che fa da intermediario tra l'utente e l'hardware del
computer.
Windows è un sistema operativo, Linux è un altro sistema operativo. Esistono altri
sistemi operativi:
il MAC Os, il vecchio MS-DOS, il Workbench dell'Amiga (ve lo ricordate?), oppure Windows NT (che
diciamo pure con
windows non c'entra niente, l'unica cosa che ha in comune con windows è l'interfaccia
grafica). E poi esiste
UNIX, nelle sue tante implementazioni, che è il sistema operativo che faceva da padrone
quando i computer
erano strumenti nelle mani di pochi esperti, ed i PC erano ancora fantascienza.
Linux è un sistema operativo UNIX-like, nel senso
che l'interfaccia delle chiamate di sistema è la
stessa di UNIX, quindi applicazioni scritte per UNIX possono facilmente essere "portate" su Linux.
Tuttavia Linux non ha sotto di sé UNIX come windows ha sotto di sé il DOS. Linux
è
stato scritto a partire da zero, è nato come progetto personale di Linus Torvalds, all'epoca
studente all'università di Helsinki in Finlandia. Il nostro eroe riuscì a scrivere un
kernel
(letteralmente nucleo) funzionante... la famosa versione 0.02. Tutto questo succedeva dieci anni or
sono, nel 1991.
La storia avrebbe potuto fermarsi qui, se Linus non avesse avuto l'idea geniale di rilasciare
il suo progetto sotto
licenza GNU-GPL. Questa licenza elimina ogni forma
di copyright
(sostituito ironicamente dal copyleft) e prevede che chiunque possa modificare liberamente i
sorgenti e ridistribuirli,
a patto che i sorgenti siano ancora disponibili (open source). Ma cosa sono questi famosi sorgenti?
In due parole,
la maggior parte dei programmi che girano oggi sono scritti in linguaggio C o C++. Si tratta quindi
di linguaggi
ad alto livello che non possono essere eseguiti direttamente dal processore ma devono essere compilati, cioè
tradotti in linguaggio macchina, in istruzioni che il computer comprende, del tipo "somma il
contenuto del registro A e del registro B e metti il
risultato nel registro C". La compilazione consiste nel tradurre un linguaggio di alto livello in
linguaggio macchina, per ottenere
file eseguibili. Nel caso del software proprietario vengono distribuiti solo i file eseguibili
quindi i programmi non sono
modificabili, la licenza GNU/GPL invece prevede di rendere pubblici i sorgenti in modo che chiunque
sia abbastanza
bravo possa migliorare il programma e modificarlo a suo piacimento.
Grazie a questa licenza e ad internet, il progetto
GNU/Linux trovò numerosissimi collaboratori in tutto il mondo ed è in questo modo che
è diventato un
vero sistema operativo con tutti i pregi che conosciamo... Al Kernel di Linux si sono aggiunti
innumerevoli
programmi applicativi e sono nate diverse distribuzioni di Linux. Le distribuzioni di Linux
raccolgono oltre al
sistema operativo vero e proprio (il kernel) programmi di ogni genere (la maggior parte dei quali
sono rilasciati anch'essi
sotto licenza GNU/GPL), interfacce grafiche e tutto quello che serve a rendere utile un sistema
operativo.
Inoltre la distribuzione si preoccupa di garantire che tutto funzioni nei migliore dei modi
cioè che tutte
le versioni dei programmi e delle librerie siano compatibili.
Le distribuzioni di Linux sono moltissime, alcune più facili, altre più difficili.
Le più famose sono
RedHat, Mandrake,
Debian, SuSe,
Slackware.
Queste distribuzioni si differenziano in molti particolari ma utilizzano tutte il kernel di Linux
(che è arrivato
ormai alla versione 2.4).
Quindi Linux non è del signor Linus Torvalds,
è di tutta la comunità. A questo proposito si discuteva un po' di tempo fa sulla
mailing list del
Prato Linux User Group se Linux fosse di sinistra... secondo me non si tratta di una questione di
politica:
l'Open Source è semplicemente un ottimo modo per far sì che le cose funzionino.
L'utente medio, anche se ad un certo punto scopre che Linux esiste, di solito dice "Va bene
ci credo che sia migliore
però è anche più difficile da usare... io so a malapena usare Windows.".
Questa è un'obiezione
valida, o almeno era valida fino a qualche anno fa. Infatti solo due o tre anni fa, l'installazione
di Linux
era abbastanza problematica e presupponeva una buona dose di conoscenze. Inoltre non esisteva una
interfaccia
grafica facile da usare e collegarsi a internet non era un'impresa facile. Oggi esistono delle
distribuzioni
facilissime da installare (ad esempio la Mandrake) e ambienti perfettamente integrati con internet
come il
KDE 2 che permettono di entrare in rete più
facilmente
che da Windows. Esistono suite di office gratuite in tutto e per tutto competitive (e compatibili)
con Office della
Microsoft, e tutto questo con la garanzia che il sistema operativo sia stabile. In Linux non appare
il temibile avviso "Questo programma ha eseguito un'operazione non valida...". Può capitare
(abbastanza raramente)
che un programma si pianti ma il sistema operativo continua a funzionare e non appaiono le temibili
"schermate blu".
Secondo me Linux è pronto per il grande passo: superare Windows anche nel campo delle
workstation (nel
campo dei server internet la battaglia è già vinta: l'80% dei computer a cui vi
collegate per
scaricare le pagine internet usa Linux).
Può sembrare che l'Open Source non sia un buon affare... cioè che lo sia per
il cliente ma non per chi
produce software. In effetti a prima vista sembra strano che una azienda sia disposta a distribuire
il
suo software gratis. Come fa a vivere? Come fa a continuare a sviluppare nuovo software? Strano ma
vero,
questo succede tutti i giorni. Sono molte le grandi società che hanno deciso di
scommettere sul mondo dell'Open-Source, prime fra tutte la Sun e la Corel.
La maggior parte delle distribuzioni sono curate da società commerciali che non
fanno beneficenza ma ci guadagnano leggitimamente sopra. Infatti la filosofia di GNU/Linux prevede
che i programmi
possano essere ridistribuiti gratis ma non vieta alla RedHat di far pagare la versione completa
della sua distribuzione
alcune centinaia di migliaia di lire. Il cliente non compra il software, che è gratis, ma
l'assistenza
da parte della RedHat. Se infatti installate Linux da un cd masterizzato (è legale, si
può risdistribuire
gratis!) non avete alcuna garanzia formale perché il software GNU/GPL è rilasciato
"così
com'è nella speranza che sia utile ma senza nessuna garanzia..." mentre se avete la licenza
RedHat potete
rivolgervi a loro in caso di qualche problema. Naturalmente questo vale per le aziende e per le
grandi organizzazioni,
mentre il famoso "utente medio" può tranquillamente comprarsi la sua rivista su Linux con
in allegato i cd
di un validissimo sistema operativo per cifre abbastanza ragionevoli (intorno alle 9000 lire...)
ed essere sicuro che tutto funzionerà
al meglio.
Mi sono accorto di avere scritto troppo... quindi vi lascio sperando di aver suscitato la vostra curiosità se non conoscevate il mondo di Linux.
P.S. Una curiosità: il pinguino, che è il logo di Linux, fu scelto dallo stesso
Linus Torvalds, in memoria di uno di questi animali che durante una vacanza in Australia lo aveva
beccato.
E' una scelta azzeccata perché in questo modo il logo di Linux è dinamico, un
personaggio fantastico.
Per chi ne vuol sapere di più:
Appunti Linux di Daniele Giacomini
The Linux homepage
The GNU Project
The Open Source Page
Linux & C - la prima rivista italiana
dedicata al mondo Linux
FLUG - Firenze Linux User Group
22 Marzo 2001
Qui non si parla di politica. Questo divieto inquietante
compariva in molti luoghi pubblici e di lavoro durante il ventennio fascista. In questi giorni un
analogo divieto vige per molte trasmissioni della RAI, per volere del "Polo delle Libertà"
(ma quale libertà???). Più precisamente il capo della coalizione partito di
opposizione nonchè proprietario della Mediaset ha costretto il diretto concorrente delle sue
reti televisive a rinunciare alle sue trasmissioni di maggior successo, perché si
permettevano di dire qualcosa che a lui non andava bene. Alla faccia del conflitto di interessi...
Come ha giustamente fatto notare Luttazzi, finché ogni politico può dire che non
è d'accordo con quella trasmissione o quel giornalista siamo in democrazia. Quando lo dice e
ottiene di chiuderla siamo in un regime.
E la cosa grave è che in questo momento la destra è all'opposizione. Cosa
succederà se, e quando, sarà al governo?
Le uniche trasmissioni della RAI che vanno bene Berlusconi sono la brutta
copia di quelle di Mediaset (tipo il Quiz Show) e il motivo mi sembra
ovvio...
19 Marzo 2001 Il 21 e 22 Marzo ci sono le elezioni universitarie. Andate a votare, è importante, soprattutto in questo momento visto che deve essere varata una riforma e possiamo cercare di far qualcosa perché sia migliore (o almeno meno peggio). E, naturalmente, votate Studenti di Sinistra... non vorrete mica votare i ciellini di Lista Aperta o il Fuan, no?
16 Marzo 2001 Ascoltate, ascoltate giovedì sera dalle 19,30 in poi (forse anche da prima) Free Radio (FM 88.30 MHz). Un programma di pazzi condotto da quel folle di Andrea Fornari, che saluterà in diretta tutta la gente che c'era al concerto dei Modena City Ramblers di giovedì alla festa irlandese al palasport. La musica è fantastica, non ci sono pubblicità se non quella elettorale degli Studenti di Sinistra. E prima o poi andremo tutti a trovarlo e a mettere un po' di dischi.
10 Marzo 2001La mia amica Giocca mi chiede di pubblicare questo appello riguardante il depuratore di San Colombano. Ve lo riporto... leggetelo e se vi interessa approfondite la questione, io non ne so molto e non so se tutto quello che c'è scritto è da prendere come oro colato... in altre parole declino ogni responsabilità.
27 Febbraio 2001 Ancora
Sanremo... poi basta.
Siccome sul Sanremo di oggi non ho niente da dire se non che l'unica canzone
che ho sentito e che mi è piaciuta è quella dei Quintorigo,
volevo ricordare un Sanremo di molti anni fa, quando, nella notte tra 26 e il 27
gennaio 1967 all'Hotel Savoja di Sanremo
morì Luigi Tenco. Che si sia trattato di un suicidio non è del tutto
sicuro, ci sono molti dubbi.
Comunque se qualcuno vuole saperne di più su questa storia lontana può
visitare un
bel sito dedicato a Luigi Tenco.
Invece io voglio farvi leggere la canzone che Fabrizio De André dedicò
all'amico
dopo la sua morte,
Preghiera in Gennaio.
24 Febbraio 2001
Aiuto, aiuto! Eminem viene a Sanremo. Liberateci da quel diavolo, fascista, intollerante
antipatico,
drogato, sboccato, arrogante, provocatorio, cattivo, politicamente
scorretto... Poi ce l'ha con gli omosessuali infatti ha
duettato con Elton
John e alla fine dello show lo ha picchiato in diretta... in cambio Elton
John
ha promesso che canterà al suo funerale.
Si prevedono
giorni e giorni di polemiche
per questa storia... sembra addirittura che
Eminem potrebbe ingoiare una mentina in diretta e far svenire la
Carrà... un avvenimento che potrebbe monopolizzare l'attenzione dei
giornali per giorni e giorni....
Ma voi ci credete che Eminem sia
così bastardo? Non è che fa un po' finta, come
Marylin Manson,
tanto per vendere un po' più di dischi? C'è da dire che le
canzoni di Eminem
non sono poi così male, poi a Sanremo
canterà (naturalmente) quella che può sembrare la
più
innocua, solo se non leggi le parole però e ti fermi ad ascoltare la
bella voce di Dido.
Invece il testo di Stan racconta in modo crudo
una storia che potrebbe anche essere vera e che descrive
la pazzia del
"più grande fan" di un rapper e di tutto quello che ne segue. Leggete
il
testo della canzone, non l'ho tradotto perché sarebbe venuta fuori una
schifezza...
tanto sapete l'inglese molto meglio di me. O no?
19 Febbraio 2001 Campagna
elettorale. Mentre un totale cretino è alla casa bianca,
a decidere le sorti del mondo, vi volevo ricordare che in America esiste anche un
politico che sembra, incredibilmente,
onesto intelligente e con tante idee. Non si tratta, naturalmente, di Al Gore (che,
secondo il volere della maggioranza degli americani, avrebbe dovuto essere il successore
di Clinton e probabilmente sparirà presto vista la sua totale mancanza di
personalià) ma di Nader. In un sistema bipolare dove le differenze tra i due
grandi partiti sono minime, Nader ha preso solo il 4% dei voti ma se andate a visitare
il suo sito troverete un programma
veramente interessante. Chiaramente non vincerà mai (ricordate la puntata dei
Simpson quando gli extraterrestri prendono il posto dei candidati democratico e
repubblicano e, quando Homer li smaschera, dicono "Tanto c'è il bipolarismo:
potete scegliere solo tra noi due..." - "Io voterò per un terzo candidato" -
"Sì sì bravo: butta via il tuo voto...").
Attenzione: anche in Italia il prossimo futuro, se non già il presente,
sarà molto simile.
15 Febbraio 2001 Rischia di
chiudere
il sito di Mark Bernardini
che raccoglie le immagini con le parodie delle pubblicità di Forza Italia.
Nei giorni scorsi è arrivato un appello anche al
PLUG
e al Siena Linux User Group per
ospitare questo sito.
Questo non sarebbe probabilmente possibile perché, giustamente, queste due
associazioni sono
apolitiche e quindi non possono dare spazio pro o contro questa o quella parte politica.
Esistono sicuramente degli spazi con una posizione politica precisa (ad
esempio a ecn.org)
che
potrebbero ospitare il sito di Bernardini, anzi probabilmente troverebbe
subito uno spazio
in rete alternativo nel caso che venisse sfrattato da
Tiscali.
Ma, a parte questo, mi sembra di vedere in questo episodio un
esempio di come in questi ultimi tempi la
satira politica sia malvista.
Penso alle polemiche suscitate da Satyricon di Luttazzi o dall'Ottavo Nano di
Guzzanti, che sembra essere sceso un po' a patti con queste pressioni infatti
nell'ultima puntata comparivano molti
meno politici.
Oppure agli
Articolo 31 che cantano la canzone sulla Maria a Domenica In scatenando le ire
di Alleanza Nazionale
che invita a non pagare il canone (canzone vecchia di 5
anni e passata in televisione diecimila volte... e poi
insomma dov'è
finita la libertà di opinione se uno non può neanche prendere
posizione a favore della liberalizzazione delle droghe leggere, cantando una
canzone ironica?).
Colgo l'occasione per ricordarvi che su questo sito si trova (spero che non venga mai censurata) la raccolta di parodie delle pubblicità di Berlusconi fatte in casa da Pupo.
12 Febbraio 2001 Perché i
giornalisti che parlano di argomenti vagamente scientifici sono incompetenti?
Me ne accorgo spesso, solo perché conosco un po' di più la materia, quando
parlano di computer.
Esempio: polemica su napster (diventerà a pagamento? sì? no? quando?). Sui
giornali si trova scritto di tutto...
Di solito esordiscono dicendo che Napster è un sito. Ora, è vero che esiste
il sito di napster
ma Napster, come chiunque l'abbia usato sa, è un programma diverso dal browser
(netscape o explorer) che si usa per visitare
i siti... ma questo per i giornalisti è probabilmente una differenza da poco...
infatti scrivono "il paese con più cloni di
Napster dopo gli Stati Uniti è l'Italia: a gennaio i siti per copiare musica
gratis erano arrivati a quota 120.".
Sempre sull'mp3 vengono dette le peggiori bestialità tipo: MP3 è un
programma per ascoltare la musica, è un metodo per far durare una canzone di 4
minuti solo 8 secondi (sì ce le sentiamo tutte
accelerate!) e così via (mai letta la parola formato a proposito dell'mp3).
I giornalisti spiegano anche che i file mp3 vengono salvati "nei chip". Strano ma vero.
Erano dei buoni esempi di comicità gli articoli che ho letto quando saltò
fuori la storia che gli indirizzi
IP stavano per finire (si è vero, infatti prima o poi dovremo passare a IPv6 che,
come chi ha seguito
il corso del Piluc sa,
fornirà tanti di quei numeri IP,
2128, che dovrebbero bastare fin quando "anche i tostapane su Venere avranno
un indirizzo IP").
I giornali, oltre a diffondere i soliti allarmismi ingiustificati (come per il millenium
bug) confusero il problema
dei numeri IP con un problema del tutto differente, quello dei nomi simbolici, quelli
comprensibili
agli umani tipo www.virgilio.it, che sono gia tutti presi. Questo è un altro
problema che in effetti esiste ma che non c'entra niente con i numeri IP. Ad esempio ho
sentito dire, non so se è vero,
che tutti i nomi di tre lettere sono già stati comprati e non potremo mai aprire
un sito all'indirizzo
www.txz.com o www.zky.com a meno di non pagare profumatamente il tizio che si è
già comprato quel nome. Se ci pensate questi siti non sono tantissimi
perché, considerando le possibili combinazioni
di lunghezza 3 dei simboli ammessi negli indirizzi (cioè le 26 lettere, le 10
cifre e la lineetta) avremmo
373=50653 nomi per ogni dominio (it, com, net...). Registrare tutti quelli di
4 caratteri sarebbe un po' più
complicato... si arriverebbe a 1874161 nomi per ogni dominio (calcolo approssimativo e
probabilmente sbagliato vista l'ora).
Bene, sto divagando, e se qualcuno è arrivato a leggere fino a qui (ne dubito)
voglio metterci anche la
"morale": ho preso come esempio il computer ma probabilmente anche in moltissimi altri
campi i giornalisti scrivono
delle cose inattendibili solo che non me ne accorgo perché anch'io sono ignorante
dell'argomento...
questo mi fa un po' pensare quindi, per esempio,non ho letto una sola riga di quello che
hanno scritto sul
genoma umano. Tanto non avranno sicuramente capito nulla neanche loro, come pretendono di
spiegarlo agli altri?
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