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Lamento per la morte di Pasolini

Giovanna Marini
Lingua: Italiano


Giovanna Marini

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‎[1975]‎
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Giovanna Marini
Album / Albumi: Correvano coi carri [1978]

Scritta nel dicembre 1975, la canzone prende spunto da un canto religioso extraliturgico, ‎‎“L'orazione di San Donato”, registrato il 7 febbraio 1965 a Zaccheo, frazione di Castellalto, ‎Teramo, da Cesare Bermani.‎ Poi in diversi dischi della Marini, primo fra tutti “Correvano coi carri” pubblicato da I Dischi del ‎Sole nel 1978.‎

carri


Roma, Idroscalo di Ostia, 2 novembre 1975
Roma, Idroscalo di Ostia, 2 novembre 1975


Nella notte tra il 1º novembre e il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini venne ‎brutalmente assassinato all’idroscalo di Ostia. Il suo omicidio rimane ancora una delle tante pagine ‎oscure della Storia d’Italia.‎

‎“…Ogni giorno vengono assassinati, aggrediti, ‘suicidati’ decine e decine di omosessuali, dal nome ‎sconosciuto e che finiscono perciò solo nella cronaca nera. Noi omosessuali infatti siamo sempre ‎stati solo ‘cronaca nera’. Il nostro ambiente è ‘torbido’, ‘squallido’, e se qualcuno di noi ci rimette ‎la pelle, beh, è un finocchio di meno…”, così scriveva Angelo Pezzana, fondatore del FUORI, in ‎quei giorni su L’Espresso, e più o meno così riscriveva non molto tempo fa Franco Grillini, ‎presidente dell’Arcigay…‎

Ma sull’assassinio di Pasolini si sono fatte molte altre congetture, alimentate nel tempo da continue ‎nuove rivelazioni: furono i fascisti per via del suo film “Salò”, oppure furono i servizi segreti per ‎‎via delle trame di potere che Pasolini si preparava a rivelare in "Petrolio", il libro che stava ‎scrive‎‎ndo?‎

Federico Zeri paragonò la morte di Pasolini a quella del Caravaggio, un artista sommo, un gigante, ‎ma un intemperante, un non allineato, un personaggio scomodo, considerato “fetido e putrido” dal ‎Potere e dai suoi sgherri ed accoliti, che lo annientarono…‎

Che si sia trattato dell’assassinio di un frocio - il cui ‎‎etimo fuggente ‎deriva comunque dalla guerra, dai “f(e)roci” Lanzichenecchi che nei loro “sacchi” si inchiappavano ‎femmine e maschi, o da “français/fronscè”, altri occupanti anche se dai modi un po’ più finicchi dei ‎mercenari tedeschi – oppure di uno dei tanti episodi oscuri dell’epoca della “strategia della ‎tensione”, in ogni caso io credo che ‎‎una storia come questa, seppur ‎sbagliata, abbia tutta la dignità di stare sulla CCG/AWS.
Persi le forze mie, persi l'ingegno,
La morte mi è venuta a visitare:
‎«E leva le gambe tue da questo regno».
Persi le forze mie, persi l'ingegno. ‎

Le undici, le volte che l'ho visto
Gli vidi in faccia la mia gioventù,
"O Cristo, me l'hai fatto un bel disgusto."
Le undici, le volte che l'ho visto. ‎

Le undici e un quarto, io mi sento ferito,
Davanti agli occhi ho le mani spezzate
E la lingua mi diceva: «è andata è andata».
Le undici e un quarto, io mi sento ferito. ‎

Le undici e mezza, mi sento morire,
La lingua mi cercava le parole
E tutto mi diceva che non giova.
Le undici e mezza, io mi sento morire. ‎

A mezzanotte io m'ho da confessare,
Cerco perdono dalla madre mia
E questo è un dovere che ho da fare,
Io a mezzanotte m'ho da confessare. ‎

Ma quella notte volevo parlare,
La pioggia il fango e l'auto per scappare,
Solo a morire lì vicino al mare
Ma quella notte io volevo parlare.
E non può, non può, può più parlare
non può, non può, può più parlare.
Persi le forze mie, persi l'ingegno,
Ka morte mi è venuta a visitare
‎«E leva le gambe tue da questo regno».
Persi le forze mie, persi l'ingegno. ‎

inviata da Dead End - 14/11/2012 - 13:57




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